martedì 23 febbraio 2016

THE HATEFULL EIGHT (2015) di Quentin Tarantino


 Al Primario a questo giro sarebbe dovuto  toccare, per la prima volta in vita, di vedere un film al cinema da solo. Un po' lo desiderava anche, per creare un po' di quella intimità che fra lui e Quintino non c'è mai stata, Perchè i suoi sono sempre stati film da vedere almeno in due, da condividere, da spacciare come un pusher a chi non conosceva la nuova sostanza psicotropa,  anche solo per avere un altro con il quale strabuzzare gli occhi, o per vedere replicato lo sguardo compiaciuto ed esaltato nelle esplosioni di violenza, o per ondeggiare le teste al ritmo delle musiche selezionate.Stavolta sarebbe dovuto essere un tet a tet, nello splendore dei 70mm, due nerd postmoderni, uno dietro la macchina da presa, l'altro dietro il suo sguardo truce, un barile di pop corn ed un termos ghiacciato di Schweppes al limone.
Invece il caos legalizzato che chiamiamo universo ha congiunto i suoi astri e grazie al Mitiko Aristarco di Samo, uomo degli assemblaggi improvvisi, Il Primario è stato arruolato in una banda di Magnifici Sette, pronta a confrontarsi, retine spianate, con i fantastici Odiosissimi Otto che Mastro Quintino ci ha confezionato. I suoi compagni di viaggio sono affidabili e fini conoscitori della materia cinematografica, maestri di sceneggiatura e quarti dan di critica cinematografica patologica, ma prima che il film inizi non arrischiano pronostici o commenti, tutto è fermo, come gli istanti che precedono un triello, non cigola nemmeno la porta del saloon, tutto è ovattato come sotto metri di neve..... 


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La guerra Civile è finita, non la violenza o la durezza delle condizioni di vita e climatiche nella frontiera selvaggia. Una diligenza inseguita da una terribile tormenta di neve caracolla verso la cittadina di Red Rock al suo interno il
cacciatore di taglie John "il boia"Ruth (Kurt Russel)e la latitante Daisy Domergue (Jennifer Jason Leigh), sulla testa della ragazza terribile vi è una taglia di 10.000 dollari. Lungo la strada, la carrozza guidata da O.B. Jackson (James Parks) incontra una vecchia conoscenza di Ruth: il maggiore Marquis Warren (Samuel L. Jackson), eroe della guerra Civile a cui decide di dare un passaggio. Sulla strada per Red Rock la diligenza incontra anche Chris Mannix (Walton Goggins), un rinnegato del sud che dice di essere stato nominato nuovo sceriffo della città.;I quattro ed O.B. trovano accoglienza presso il noto emporio di Minnie, dove ad attenderli non vi sono i soliti proprietari, ma quattro facce che non hanno mai visto prima: Bob (Demian Bichir), un messicano che dice di occuparsi del locale in assenza della proprietaria, in visita con il marito Sweet Dave da sua madre, il boia cittadino Oswaldo Mobray (Tim Roth), il vaccaro Joe Gage (Michael Madsen) e l'ex-Generale Sudista Sanford "Sandy" Smithers (Bruce Dern). Fin dalle prime sequenze appare chiaro che nessuno degli otto è esattamente chi dice di essere oppure se lo è non si trova da Minnie per il motivo che va raccontando.... 

 
Per il suo secondo western tarantino si prende tutto il tempo che ritiene, creando il suo film più lungo in termini di tempo. La fotografia è sontuosa e contribuisce a risvegliare nella mente dell'appassionato del genere l'atmosfera di pellicole come "il Grande Silenzio" di Sergio Corbucci. La scelta tecnica del girato in pellicola da 70mm rende poi necessario lo schermo del cinema per poter apprezzare a pieno il risultato. La resa è ottima anche nelle scene più semplici e meno elaborate (sto pensando all'inquadratura iniziale sul crocifisso tempestato dalla tormenta) e si rivela perfetta nelle sequenze sulla carrozza e nella locanda di Molly, dove piccole azioni viste con la coda dell'occhio rivelano molto e danno molto di più la sensazione di guardare da una quarta parete teatrale. Non è quindi un caso che i dialoghi del film siano stati testati qualche mese prima anche in una sorta piece teatrale di discreto successo. La sceneggiatura è al solito come un puzzle da comporre mano mano che il film avanza, ed i dialoghi sono le tessere, centinaia di pezzi che si intersecano e collidono, senza alcun ordine spazio-temporale o quando ce l'hanno lo sovvertono in maniera improvvisa. Un plot tutto basato sul dubbio, sulla menzogna ed il raggiro, girato in uno spazio claustrofobico impossibile da abbandonare vivi. Quentin, già prima che uscisse parlò, come fonti d'ispirazione, di film quali "La cosa" di John Carpenter ed alcuni classiconi del Western americano fra cui "Ombre Rosse" o le serie come "Bonanza" ed ancora alcune pellicole tratte da romanzi di Agatha Christie. 
Volendo continuare in questo gioco di rimandi e richiami io ci metterei il "Carnage" di Polanski , proprio per la scelta di un thriller psicologico all'interno di quattro mura. Non mancano i riferimenti a certo horror e l'immancabile pedale a tavoletta sulla violenza più ridondante ed a tratti splatter.
Carrie?

 I richiami sono a decine come al solito, ma  la forza del Maestro Q sta nell'incredibile capacità di scaturire, partendo dalle ispirazioni più o meno palesi, in qualcosa di completamente diverso e innovativo. La vera novità è la capacità, finalmente, di lasciare un messaggio, di trarre una lezione dalla Storia, di fare, in una parola, Politica col proprio cinema.
 Un po' come si era fatto in Inglorious Basterds, dove però più che adoperare la storia per lasciare un messaggio, si giocava con essa, creando un gigantesco "What If ?", o ancora meglio in Django Unchained, dove , a mio modesto parere, la potenza del significato e del messaggio tratto dalle vicende Storiche era soffocato da una certa smania di rievocazione o citazionistica dello spaghetti western, una diffusa spacconeria  e la troppa concentrazione sul tema vendetta che hanno soffocato e reso troppo superficiale la trattazione di un tema cruciale come la segregazione razziale.
Non è un caso che, a distanza di anni dalla sua uscita, Django risulti veramente forte e veramente convincente, al netto delle sparatorie e dei momenti più action, principalmente nella lunghissima e cruciale sequenza del soggiorno e della cena a casa di Mr.Candy/DiCaprio (lì si che avrebbe potuto e dovuto vincere la statuetta...), la scena con i dialoghi migliori, la chiave di tutto, il suo vero senso, la drammatizzazione di storielle collaterali che contribuiscono a raccontare la vera storia, a svelare il sotterfugio.
"Maggiore,Ti sei fottuto la sella di Django?"

Mi pare doveroso anche il confronto con almeno un altro prodotto della filmografia Tarantiniana e cioè Le IeneCi sono molti elementi in comune tra i due: l'azione che si svolge per lo più all'interno di un locale chiuso ed inaccessibile, gli eventi che portano inevitabilmente ad un bagno di sangue, le bugie, il fidarsi del proprio istinto quando le decisioni da prendere diventano fulminee come un colpo di pistola...
Le grandi novità di Hatefull Eight sono quindi la struttura da Giallo con indagine alla Sherlock Holmes infilata in un western e, fatto importantissimo, nell'essere un film profondamente politico.
 Si prende la storia Americana, il capitolo più studiato nelle scuole, tra i più amati dagli studenti, il momento in cui quella nazione di vaccari, delinquenti, schiavisti, sopraffattori senza scrupoli da voce ai suoi sentimenti più moderni ed illuminati e si unisce e lotta per un bene superiore e comune: la convivenza pacifica e senza differenze, l'abolizione dello schiavismo. Nel film il concetto è esemplificato all'osso (o forse no?) e nello stesso tempo reso ostico da dialoghi che raccontano da soli decine di storie, testimoni delle scale di grigio di cui è fatta la realtà. Tutto ciò fa in modo che i due estremi di una guerra ormai finita si incontrino tempo dopo e chiariscano a loro stessi il vero messaggio lasciato del conflitto ormai finito:  "Nonostante le differenze (qualunque esse siano o siano state), adesso, combattiamo insieme per la Giustizia".
Quentin Tarantino

Tra gli intenti originari della pellicola vi era quello , mai celato dal regista, di costituire un cast dove non ci fossero attori che brillassero maggiormente rispetto agli altri, equilibrio a favore del racconto. Ora io non so dire se un Tim Roth sia allo stesso livello di un Kurt Russel o se un S.L. Jackson sia allo stesso livello di Jennifer J. Leigh (p.e.) l' unica cosa certa è che il risultato finale è senz'altro riuscito. 


Samuel L. Jackson è istrionico come suo solito, sa stare al suo posto, ma quando arriva il suo turno di condurre le danze state sicuri che il cantastorie più figlio di puttana verrà fuori a fare il suo sporco lavoro. Jackson è l'attore che forse meglio interpreta il significato profondo delle pellicole girate con Quentin, in Pulp fiction esplode come epidemia in tutto il suo talento per poi diffondersi a in tutta l'Hollywod di fine novanta e duemila , per poi tornare in seno al suo maestro sempre pronto, sempre al meglio.
Samuel L. Jackson

In equilibrio quasi saprofitico con uno degli attori feticcio del Boss è senz'altro Kurt Russel, attore sempre più in sintonia con le atmosfere Quintiniane, apprezzatissimo in "A Prova di Morte" come Stuntman Mike è in qualche modo antitetico al personaggio di Jackson, politicamente schierati dallo stesso lato di un virtuale emiciclo ma caratterialmente più impulsivo, meno intellettuale, non meno intuitivo, forse anche più becero. 
 Kurt Russel

L'unica donna di questo Bounch o' Bastards, è Jennifer J. Leigh, ed incarna la quint'essenza della tipologia donna che il Tarantino sceneggiatore ama tratteggiare, indipendente, selvaggia, pericolosa, bionda e con tanti tanti segreti. Di ritorno anche lei in una pellicola del maestro dopo anni d'assenza, non la si vedeva da Pulp Fiction....
Jennifer Jason Leigh

 Semisconosciuto dal Primario e vera sorpresa della pellicola è Walton Goggins,un'interpretazione convincente da subito, morfologicamente è un Jim Carrey RedNeck, molto espressivo e dalla simpatia contagiosa, da un punto di vista interpretativo praticamente perfetto, è senza dubbio una delle anime pulsanti di tutta la pellicola. 
Walton Goggins

Due pedine importantissime per la poetica insita nel film sono Tim Roth e Michael Madsen, due maschere necessarie ed importantissime, due attori che fuori dall'universo Tarantiniano hanno avuto tutto sommato carriere interessanti, hanno contribuito a grandissimi film ma anche avuto sfortunate avventure e fatto scelte totalmente fallimentari. Qui tornano a casa, si sentono a loro agio e si vede, Roth senz'altro una spanna sopra Madsen,  anche per la tipologia del personaggio interpretato, sopra le righe per Roth (forse troppo simile a personaggi interpretati da C. Waltz)  , in linea con altri già interpretati per Madsen.
Tim Roth

Michael Madsen

James Parks, Bruce Dern, Demian Bichir e Channing Tatum sono i tipici attori apparentemente gregari nei carrozzoni Tarantolati, quegli attori la cui professionalità e bravura sono funzionali a cementare le particolari architetture nella trama, quando c'è da attuare un colpo di scena o un cosiddetto twistplot sono là al servizio di tutta la "squadra", dei "mediani", necessari e, in molti casi, evanescenti.


Channing Tatum

James Parks

Bruce Dern

Demian Bichir

 
Le Musiche di Ennio Morricone, giustamente premiato con il Golden Globe e giustamente in lizza per gli Oscar, pur discostandosi dalle ormai trite melodie tipiche dei film western da lui musicati, sanno avvincere e mentre all'inizio del film spiccano fra le distese innevate e ti fanno battere il piede e oscillare il capo, mano mano che l'atmosfera si fa più intima e gli spazi più angusti pare amalgamarsi totalmente alle immagini e alle vicende, quasi a scomparire fra le pieghe dei dialoghi e dell'impianto teatrale. 
Chissà quanto di vero c'è nel lungo corteggiamento che Tarantino avrebbe dovuto fare per accaparrarsi il Maestro Morricone, raccontato nei mesi precedenti all'uscita del film da i ben  informati dello ShowBiz americano. A quanto pare non si raggiungeva l'accordo per motivi di ordine caratteriale e per discrepanze di ordine artistico, chissà soprattutto se il regista ha ha infine convinto il musicista come fece con Brad Pitt per Inglorious Bastards, e cioè facendolo ubriacare...
Amicicci per la pelle ???



L'ultima e poi andiamo.....
 Questa recensione esce volutamente dopo.
Scemato il clamore di tante recensioni e tanti commenti, a settimane dall'uscita nelle sale Italianesi si può analizzare meglio si possono addirittura categorizzare i critici.
Essi, al solito, si dividono in due gruppi umani:
I pro ad ogni costo che, come bambini rincoglioniti non fan che ripetere come un merlo: "Capolavoro!", ma non riescono a spiegarti perchè questo film lo sia. 
I contro ab minchiam, come i critici blasonati (Alla Mereghetti o alla Fofi che quando c'è qualcosa di innovativo, particolare ed insieme valido in ambito cinematografico stai sicuro che lo etichetteranno come "fumettone o a "non ben riuscito"....andatevi a leggere cosa hanno scritto su MadMax:FuryRoad. e stendiamo un velo pietoso..) o come i critici improvvisati da social network, quelli che criticano anche la mamma se sbaglia l'arrosto la Domenica, che parlano di un Tarantino "Minore", di "un film brutto", di "una pellicola deludente"... tutto ciò mi ricorda l'indomani dell'uscita di Jackie Brown, alla fine dei novanta. Un film, come questo, bersagliato da molti problemi tecnici e organizzativi, come le ingerenze della Warner  e, importantissimo, il fatto che usciva dopo due pellicole amatissime e riuscite come LeIene e Pulp Fiction, ebbe critiche molto spesso ingiustificate e affrettate.Passati gli anni e fatti sedimentare colpi di fulmine e passioni improvvise, Jackie Brown risulta un film completo e maturo, dalle molte facce, ottimamente recitato ricco di millemila spunti, autoriale nel suo essere di genere e profondamente blackxploitation e molto più indipendente di tanti film che questa etichetta la sbandierano per occultare evidenti difetti ed ingenuità.
Nel caso di Eightfull le condizioni atmosferiche -poca neve- e lo spoiler in rete della prima stesura della sceneggiatura (che QT ha dovuto riscrivere in parte...) ne hanno in un certo senso condizionato la gestazione, ma non la realizzazione. Inoltre dopo gli effetti pirotecnici di Django molto pubblico si aspettava ancora di più in questo senso.
Il mio consiglio è quello di lasciar passare un po' di tempo, far sedimentare, riguardarlo una seconda o una terza volta, anche nella comodità dell' HomeVideo, visto che la summa artistica e concettuale è così pregna e alta che probabilmente, occorre fare gesto d'umiltà e pensare che etichettare un film appena uscito dalla sala come cagata colossale o capolavoro assoluto, soprattutto quando il film è di questo livello, non sia la cosa più saggia da fare.
Il mio parere è che la maturazione di Tarantino come regista prosegua. Prendendo in esame gli ultimi suoi tre film mi pare sia passato dal revisionare a suo piacimento la Storia (Inglorious), ad una ricostruzione della stessa aderente ma eccessivamente colorata e spaccona (Django), per approdare, più maturo, ad una Storia fatta da tante piccole, odiose, medie e meschine storielle (vere o false che siano) che tratteggiano significati Universali.



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Ma diamo la parola al nostro primario, appena fuori la sala :
"Finita la visione ci ritroviamo uno di fronte all'altro per la conclusione di questa serata. il sentimento comune è la contentezza, la gioia di confrontarsi ancora una volta con l'opera Tarantiniana, Il primo pensiero che mi balena riguarda la capacità di questo regista di far diventare ogni suo film un'occasione per il pubblico di confrontarsi non solo sul suo film ma sul cinema tutto, soprattutto quello di genere. Così è stato per noi magnifici sette che ci siamo trovati a parlare del regista dell'esorcista, dei film oscuri con Al Pacino, delle sorti della saga delle saghe Guerre Stellari, di alcuni western classici e di sceneggiatura nel fumetto. 
Tanti ragionamenti fatti in questo post nascono infatti dal confronto con ciascuno dei sei compagni di visione e da quello via etere col socio Giocher (il quale un giorno di questi vi delizierà con la sua teoria dei "Picchi e delle valli nella produzione Tarantiniana"....). Di questa festa del cinema io ringrazio il mitico Quentin che non manca mai occasione, che si cimenti nell'action più gradasso o nel film storico più dilatato di farci parlare a 360gradi e senza preconcetti dell'amore che tutti noi Patologici di Cinema proviamo e ringrazio i miei compagni di Visione, precisi, taglienti, mai fuori luogo."

15 commenti:

  1. Concordo in pieno.
    Maturo è secondo me la parola più giusta.
    E stendiamo un velo sulle interpretazioni degli ex critici "giovani" come Mereghetti o sulle critiche - o le esaltazioni - immotivate e sterili.

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    1. Bisogna iniziare a boicottarli questi vecchi scoreggioni!!!

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  2. Grazie per il magnifico ;-)
    Aristarco

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  3. Ho apprezzato molto The Hateful Eight. Ho visto un Tarantino sempre più maturo, più politico ed eccezionalmente incattivito. Magnifco!

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  4. Alla fine del film avrei voluto morire. Desideravo con tutte le mie forze che tutto ricominciasse da capo come in un loop infernale. Fantastico.

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    1. Qui nei corridoi di Cinematografia patologica adoriamo questa tua devianza, questa ossessione che ti invade nemmeno te la curiamo ....

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  5. Jackie Brown spacca oggi come allora. Walter Goggins é uscito dalle serie Tv (the shield e justified) Tarantino ha capito che é un cavallo di razza e lo ha portato dove merita. Al cinema, per il resto gran pezzo concordo su tutto, anche sulla necessità di più visioni, é un film diverso da Django, ora spero davvero di vedere un Horror diretto da Quentin, qui ha fatto le prove generali ;-) Cheers!

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    1. Grazie per le notizie su Gog (the shield mi ripromettono di spararmelo presto).Si vocifera sarà un horror il prossimo...ma vediamo, perché per me sta sviando l'attenzione per lavorare con Una al continuò di Kill Bill...la sposa potrebbe tornare, Attenzione.

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  6. Film splendido! Anche io per il prossimo vorrei un horror :)

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    1. Comunque vada sarà un bagno di sangue!!

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  7. Sul podio dei tre migliori a mio avviso.. riprende giustamente tratti essenziali di Pulp Fiction e Le Iene. Una summa del suo cinema che ti incolla a schermo e poltrona in perfetto equilibrio tra grottesco, thriller e western.

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    1. Non mi piace far classifiche ma ritengo sia un film finalmente profondo....

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  8. Spero che tu riprenda a scrivere, questo posto è molto interessante. Per quanto mi riguarda Le iene, e L'uomo di Holliwood di FourRooms, ma devo dire che anche il corto Maleducati di Rodriguez merita ^^.

    Al prossimo film

    **MaryA**

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