Se la nuova turpitudine del Giocher è il cinema Indiano, in tutto il suo panjabico, strabico e ipernaive universo parallelo, (a tal proposito: si attende ormai esausti la IV parte del pluripremiato Wanted - ecco i link alla i , ii e iii parte-...), la mia turpitudine assoluta e novella sono i Mockumentary. Già nello scorso anno parlai del Moviementario del maestro Herzog (qui) , esperimento fantascientifico di indubbio valore, oggi parliamo di un esperimento curioso e totalizzante, quello dell'attore Joaquin Phoenix diretto dal regista/attore Casey Affleck (fratello maggiore del sopravvalutato Ben)..
All'età di 35 anni Joaquin Phoenix , all'apice della sua carriera d'attore, annuncia di voler abbandonare le scene per lanciarsi a capofitto in quella di Rapper con lo pseudonimo J.P. I media e l'opinione pubblica, tra l'incredulo ed il perculante, si gettano come pescecani sull'incrisatissimo Phoenix, di fatto, facendo poltiglia della sua immagine pubblica, sempre più barbuta e nevrotica. La sua ospitata al Late Night Show di David Letterman è il punto più basso del baratro in cui si sta ficcando.
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venerdì 31 gennaio 2014
martedì 16 luglio 2013
WANTED (2009) di Prabhu Deva [3-4]
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| ECCE OMO |
Dite la nuda e cruda verità.....più nuda e cruda di LUI qui sopra: quanto tempo è passato dall'ultima volta che avete visto un film che va in crescendo rossiniano nel finale? Una pellicola prodotta nell'ultimo, chessò decennio, almeno, che non svacchi schifa sgonfia sull'epilogo; che promette e seduce per idee, ambientazioni e storie per la durata di una farfalla data alle fiamme dal solleone nel mezzogiorno della sua esistenza, eppoi invece s'accascia, spompata dal down di botta del suo sceneggiatore tossico ed in sciopero creativo prolungato, appena dribblata la trequarti. Quante, quante opere vi hanno imbizzarrito per l'arraffazzonata conclusione a scapito di logica, dialoghi, ritmo?
La maggioranza, ne sono consapevole. Un mucchio.
E' un fattore di decadenza culturale, di abbassamento della durata della soglia di attenzione media. Del multitasking imperante, delle multinazionali delle reclame. Del Drive In e del Bagaglino. Di Michael Bay (che cazzo c'entrino quest'ultimi, chiedetelo ai citati: ce l'hanno TUTTI. SEMPRE. Con loro....)
Si dà invece il caso che nella factory della Settima Arte situata nel Sub Continente Indiano, che proprio in questi giorni celebra i cent'anni di attività frenetica, codeste scostumanze occidentali non ce l'abbiano. Vuoi per tema del pubblico particolarmente sanguigno, che è un attimo che, deluso o addirittura annoiato, ti parta con una carneficina interrazzialreligiosa da morti ammucchiati agl'angoli delle strade; vuoi per vigoroso ossequio alle regole del cinema di un tempo più Fausto (ma anche Tommaso, Ruggero o Pino, per carità); vuoi per un fattore meramente antistatistico e stòcastico (trad: puro culo) che mi ha offerto incredibilmente la visione si, di un'inezia di quel ponderosissimo catalogo, ma tutta caratterizzata da uno sviluppo come Brahmacomanda della struttura narrativa, con tutti i pezzi montati (si fa per dire) al loro posto e poi spremuti ed intrecciati saldamente per estrarre il succo della faccenda finale.
Ecco qui, per molti ma non per tutti, per chi l'ha visto e per chi non c'era, per tutti coloro che non si sono persi d'animo di fronte a post con qualche minuto d'attenzione da dedicarvi in più, rispetto ad un cinguettio da dislessici dissociati disimparati dealfabetizzati, il gustoso guiderdone per la fiducia e l'entusiasmo dimostrato.
E già lo so che serpeggia persin tra i fans più sfegatati il dubbio legittimo di che fine abbia fatto il film Action/Gangster/Pulp/Poliziesco che posters e presentazione promettevano, dopo aver sopportato più di un'ora di bagatelle tra fidanzati, trip glassati e timide promesse di violenza davvero convinta. Ne sono assolutamente consapevole.
Proprio per questo ho appositamente lasciato la locandina originale di lancio, il cartonatone gigante che appariva ovunque la sera della premiere, per ultima, tra le disponibili usate per l'intestazione, in omaggio alla linea narrativa della pellicolona epica, che da ora fino in fondo vi travolgerà come un maglio da demolizione per twistate vigliacche, shoccanti rivelazioni e l'abbandono completo di ogni briciolo di romanticheria zuccherosa latente. Finalmente.
lunedì 24 giugno 2013
WANTED (2009) di Prabhu Deva [2-4]
Benritrovatissimi al secondo segmento narrativo di questo viaggione nell'epica ipercinetica di un mondo cinematografico ALTRO come pochi possono essere. Foriero non solo di smargiassate registiche, costumanze scostumate e momenti mori ad un certo modo anche occidentale di imbastire trame e mettere su digitale personaggi incresciosi, ma soprattutto di squisita inconsapevolezza di mezzi espressivi, drammatici nel comico e scompiscianti nel tragico, di accostamenti d'abbigliamento rivoluzionari del pranzo in panza.
Si può però davvero pretendere di relegare nella semplice inadeguatezza cognitiva dei fabbricanti, un segmento così prepotente del broadcasting mondiale, che vanta appassionati in tutto il globo terracqueo, Italia compresa (senza far leva necessariamente sui numerosissimi nativi in diaspora) ? Qui folle deliranti si bevono le seghe di Twilight , Fast & Furios, American Pie o serie televisive/reality destinate ad un targeting dichiaratamente stazionante un quattro gradini al di sotto della nicchia evolutiva Sapiens ... e vogliamo essere proprio noi a giudicare?
Si legga, ad esempio, la review fatta all'epoca del lancio, dall'autorevole Times of India.( Per in non anglofoni riassumo informando che il film viene presentato e categorizzato perfettamente in un filone "datato" di due decenni rispetto al gusto attuale Bollywoddiano. In pratica: un'operazione di riesumazione di uno stile action macho alla "Jimmy Bobo" & Co. ANNI PRIMA di quest'ultimi. Con il medesimo successo di pubblico e critica.)
Ma ciancio alle bande, come direbbe il Dotto.EhiOohh!Belli freschi ed atticciati, appizzati e atterriti, eccovi, sempre a passo praticamente e bollywoddianamente uno, sessanta ulteriori minuti di WANTED!!
martedì 11 giugno 2013
WANTED (2009) di Prabhu Deva [1-4]
Sarà che la leviatanica landa cinematografica con sede a Mumbai, dai confini sterminati e gremita di prodotti quanto di persone il paese, ha sempre operato su di me un fascino blasfemo, un richiamo mutuato dall'antichissima mitologia di quella incresciosa multicultura monociglio che brulica penzolando da 10.000 anni sotto il massiccio orografico più imponente della crosta terrestre.
I motivi saliranno a galla dal maelstrom mano a mano che ci addentreremo insieme e per la prima volta in questo universo bambino e vegliardo, insieme ingenuo e pudico quanto spregiudicatamente decadente di stravizi osceni reiterati nelle ere. Per farlo, ho dovuto prima impratichirmi sul campo di generi e realizzazioni, sciacquar panni in Gange, distinguere di decenni produttivi e filoni etnici, discernere su graduatorie alfabetiche impensate, superare trincee ampie e profonde scavate dal gusto occidentale, l'ottica paneuropea, dal palato viziato e selettivo comunemente detto Sciccoso e Radicale dai tamarri.
Si: ho preso il vizio del Cinema di Bollywood.
E' cominciato tutto a piccole, spassosisime dosi, come sempre. Sbellicanti spezzoni, trailer ODDIOMACHEE''?!?, paradossali mimiche arciconvinte, notizie fantasiose ammantate di cruda realtà, cifre scandalose di produzioni e odience, interpeti maschili di greve ed affranta bruttezza adorati come divinità, divinità femminili di somatica ultraterrena ad interpretare attrici. Sarebbe semplice paragonarne impatto e assunzione gustativi a quello che si ha con la gastronomia locale. Semplicistico e fuorviante: qui ci vuole molto più stomaco, e un palato calafatato con la ghisa. Ma non solo: è un esercizio intellettuale estraniante e generoso, un viaggio interplanetario e temporale, verso una meta stilistica e componitiva remota nel nostro futuro culturale ma in cui, inconsapevolmente, l'Occidente stà muovendo i primi passi.
Con all'attivo decine di ore di lungolunghissimimetraggi (la media si aggira nei 150 minuti a botta), autentici parchi a tema di sterminante caleidoscopica idiozia involontaria, trashumine elevato al cubo su vette inesplicabli di orrori estetici, sfondoni di sceneggiatura commensurabilmente pietosi, montaggi di pellicola gettata volontariemente attraverso un ventilatore, inquadrature ubertose nella loro leziosità involuta; ho deciso di mettere a parte i colleghi di Cinematografia Patologica dei miei orgiastici ottovolanti di visioni smandrappate, con una selezione esemplificativa di quello che al di qua del continente indiano è considerato il Bollywood Style.
Ammessa l'osticità del soggetto, non mi accontenterò di una vigliacca descrizione, magari allettante, per poi nascondermi in attesa che qualcuno abbia il coraggio e la charas bastante per sorbirsene la visione. Nossignore.
lunedì 20 maggio 2013
IL GRANDE GATSBY (2013) di Baz Luhrmann
(Anteprima dalla morgue)
"Tutto quello che mi esce dalla bocca suona presuntuoso in misura ridicola."
L'ho detto io?
Prima e poi, più poi, dai, lo faccio.....Ma intanto l'ha esternato Mark "Buzzy" Luhrmann, a propo delle sue uscite verbali....sebbene a mio dire calzi soprattutto per quelle cinematografiche. Il trapiantato in Australia da giovine con esiti ammorbanti come i conigli nello stesso continente sul suo indubbio talento scenico, arriva in sala dopo il consueto quinquennio d'intervallo e quasi due anni di calvario in rimandi di lancio; e lo fa rimettendo mano ad un monumento della letteratura anglossassone e mondiale di quelli grandi, grossi ed intangibili, come già fatto lodevolmente bene nel 1996 con Willy S.
Ottima idea, dato che quando non ha roba massiccia sui cui applicarsi, i risultati meramente visuali sono desolantemente vuoti e scarsi di presenza umana quanto l'Outback.
Era stato proclamato a chiare lettere durante l'ultima visita alla Morgue di Cinematografia Patologica che l'approccio clinico a questa trasposizione del capisaldo di Francis Scott Fitzgerald sarebbe stato, per motivi che vanno dal sentimentale allo stilistico, passando per l'aprioristico, l'uterino, il ghibbellino ed il dogmatico, grossomodo questo qui:
Nel diluirsi dell'attesa,invece, ho inspirato profondamente tra le legature seriche di un tomo a me caro, cogliendo di nappa l'incipit più calzante che si potesse decidere di avere in una recensione:
Negli anni più vulnerabili della giovinezza, mio padre mi diede un consiglio che non mi è mai uscito di mente.
"Quando ti vien voglia di criticare qualcuno" mi disse "ricordati che non tutti a questo mondo hanno avuto i vantaggi che hai avuto tu."
Questo monito ha desublimato le mie aspettative e la mia verve, chetato l'analitica e la destrutturazione testuale compitabile a memoria nello scorrere del film, riconciliandomi
giovedì 3 novembre 2011
THE COMMITMENTS (1991) di Alan Parker
Le serate di Brain Storming che coinvolgono il Dott.Bower, il Dott.Milvius, me ed il prof.Grampasso sono faticose ma piacevoli. Siamo ad un passo dalla scoperta di una importante interconnessione tra neuroni sintetici che riguarda la corteccia Temporale, quella che governa la percezione dei suoni. L'esperienza del nostro mentore ci sta portanto a coordinarci nella giusta maniera.
In questo momento ha acceso l'olovisore e con velocità inaudita ha selezionato: THE COMMITMENTS (1991), verso la musica che suona all'anima.
Ecco Le sue parole:
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"Correva l’anno….e caspita se correva : pistava quanto
Dieghito El Pibe de Oro prima che gli trovassero, in quello stesso annus
domini, qualche ettaro di campagna Antioquiese su per le froge!
Correva,dicevamo, a rotta di collo l’anno palindromo 1991.
Che anno, quell’anno, fratelli e sorelle! Chi se lo ricorda ? Lo scollinamento dell’ultima decade del secolo icsics.Chi di voi si arrabattava come un metalmeccanico alla fine del mese con gli esordi della pubertà…. Chi già si rotolava tra effluvi della carne e piaceri proibiti …Chi manifestava per l’iniquità della prima, tenera, imberbe guerra Bushana in diretta tv…Chi pensava che Oliver Stone,dopo l’1-2 da Mohammed Tispaccoilculo Brucelee messo a segno con JFK e The Doors nello stesso santissimo 365 daybyday,
Che anno, quell’anno, fratelli e sorelle! Chi se lo ricorda ? Lo scollinamento dell’ultima decade del secolo icsics.Chi di voi si arrabattava come un metalmeccanico alla fine del mese con gli esordi della pubertà…. Chi già si rotolava tra effluvi della carne e piaceri proibiti …Chi manifestava per l’iniquità della prima, tenera, imberbe guerra Bushana in diretta tv…Chi pensava che Oliver Stone,dopo l’1-2 da Mohammed Tispaccoilculo Brucelee messo a segno con JFK e The Doors nello stesso santissimo 365 daybyday,
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