lunedì 12 novembre 2012

M*A*S*H (1970) di Robert Altman



- Una recensione ùichifriì –
  
 E’ tempo di tornare in corsia, per la cinematografia. Di volata.
Si perché quando cominciano a girare per gli schermi scherzi che il destino, o la vecchiaia, o la follia, o la tragedia pura & semplice, porta a sfornare a Mostri Sacri quali Scott (quello ancora diciamocosì vivo) o Stone; lungometraggi inconsistenti e shocchizzanti che urlano per l’eutanasia senza se e senza ma, un intervento invasivo d’urgenza come quelli che solo il qui presente può sottoporre agli specializzandi del reparto è cosa necessaria e vieppiù salutare.
 Partiamo quindi da Celine.
 Non Diòn, animali che non siete altri!
Bensì il collega (non della ugolatrice spasmica, ri-animali!) Dott. Louis Ferdinand Auguste Destouches, che con quel nome de plume derivato dalla nonna regalò al secolo decimodecimo uno spaccato completamente rivoluzionario della mente di un Savio Cerusico del popolo e per il popolo. Anarcoinsurrezionalista da chiamare la Digos, cinico, disilluso, nichilista e beone. Un pelo diverso da quello che ci si aspetterebbe da un laureato giurato ad Ippocrate. Ora no, ma a quell’epoca si.
 Refrattario all’autorità e al mondo militare quanto un reduce da Niente di nuovo sul fronte Occidentale che Stava come d’autunno sugli alberi le Folle di fantaccini, poteva risultare essere, stò medico della mutua mutuato alla macchina da scrivere influenzò profondamente gli Americani dell’inizio ‘900, al punto da essere idolatrato al latrato da un barbone di pregio quale Hank Bukowski , ...che dite cotiche.
Nel mentre, un discreto iconoclasta anticlericale,creativo e screanzato, poetico sovversivo, residuato di “educatori”gesuiti e Accademie Militari, cercava di farsi strada nel dorato mondo hollywooddiano al soldo di Alfredone Hitchcock. Ovviamont senza essere apprezzato. Strano…
Guardate che bel frikkettone


C’è uno script basato su di un romanzo che gira,al solito, per gli Studios. E’già stato rifiutato da operatori del ramo tipo Kubrick,Sydney Pollack, Lumet, Arthur Penn e Nichols; che vuoi che sia: gentucola senza le palle per delle tematiche fuori dagli schemi.(Credici).
E’ un libro che parla di medici anticonformisti alle prese con l’autorità militare, la religione ed il gentil sesso, scritto sotto pseudonimo da un chirurgo….MA NON E’ Viaggio al Termine della Notte di Celine. E’ di un certo H. Richard Hornberger che s’era fatto la lettura e poi la pensata : “Va’ qua che bella ideona! Lo fò anche mì che mica solo i mangiarane con le patatine fritte possono scrivere..!”
Bell’e fatto: ambientato durante la sanguinosa Guerra in Corea, è l’occasione che Altman stà cercando per una severa critica alle Forze Armate e alle schifezze che stanno confezionando al Popolo Americano in casa e fuori, in special modo nel Sud Est Asiatico. All’epoca e per parecchio tempo ancora era davvero tabù anche solo accennare al Vietnam. Proprio e per sul serio. Chiedere ad un certo JFK se non ci credete… .Si Oliver! Stò parlando con te e con quelle tue Belveffammila cortesiagesùcosamitocca. Vedere. Alla. Mia. Età!
Per prima cosa si deve mettere su un equipe chirurgica con i controattributi, per interpretare i tre protagonisti, e letti a posteriori i nomi sono davvero di prima classe: Donald Sutherland, Elliott Gould e Tom Skerritt. Peccato che allora fossero a malapena agli esordi.
Poi li si schiaffa a vivere per davvero in un Ospedale da Campo di Prima Linea montato sul fango e organizzato come una Comune Beat per tutta la durata delle riprese, lasciandogli mano, gomito e pube liberi per calarsi nei personaggi.
Sutherland, Gould e Skerrit
  Film corale a episodi, pregno di ogni stilema che renderà Altman un capisaldo del Cinema, M*A*S*H è l’acronimo per Mobile Army Surgical Hospital . In soldatoni, il posto peggiore dove passare la Guerra, se non sei proprio il Sgt. Hartman vostroCapoIstruttoreluridissimivermi!, subito dopo il Fronte di fronte al Nemico. Qui vengono richiamati in servizio da lucrose attività mediche i riservisti Benjamin Franklin HawkEye Pierce (Sutherland sbarbatello), RocketJohn McIntyre (Gould) e Augustus Bedford Duke Forrest (Skerritt all’epoca in cui volava col padre di Maverick).
Pur insigniti del grado di Capitani per inoculargli la pillola, a questi gozzoviglioni scatenati proprio non va di dover tornare a naja .Loro salvano vite e che diamine gli frega del resto.
Ma visto che ormai ci sono e devono starci per tutta la ferma, tanto vale spassarsela, dando vita ad una sequela di gag irriverenti e goliardiche da definizione di libro di testo, che sembrano ispirate al Beetle Bailey di Mort Walker.
Della trama non vi si parla, che ridurrebbe tutto a farvi perdere di vista ogni singola inquadratura che invece va seguita con cavillosa attenzione, per dettagli, raffinatezze di scuola registica e dialoghi spesso sovrapposti ed encomiabili. L’occhio e l’orecchio dello spettatore vengono spesso messi fuori asse da quel furbacchione del Gran Maestro che in questo film profondeva ogni propria intuizione e demoniaca caoticità spiazzando gli interpreti stessi.
Interpreti di livello certo non limitati ai protagonisti: ogni parte è fondamentale e cumulativa per l’effetto di satira di costume, politica, religione e società che qui ci si prefiggeva.
C’è il Teocon antelitteram neosconfitto alle presidenziali americane veterofanatico maiuscolo Robert Duvall nella parte del Maggiore Frank Burns, che ha tutta l’aria di essere il fratello del Montgomery che poi farà carriera nel settore delle centrali nucleari, solo con molto più Dio e Patria addosso. L’unico del cast già con una signora carriera avviata (e che ha rischiato qui di gettare via).
.E anche se mi troverò a camminare nella Valle delle Ombre io…

 C’è l’inflessibile integerrima inappuntabile incommensurabile imbecille Maggiore Margaret Bollore O'Houlihan, una bravissima Sally Kellerman dai molteplici talenti, poi diluiti nel tempo, senza più performance di questa portata.
"Ma perchè soprannominarmi proprio Bollore?!"

C’è la deliziosa broncina insoddisfatta/ma fedele (eeehh) compendio di tutto il Circolo Ufficiali del Campo Jo Ann Pflug, alias Tenente Maria Brioche Schneider.Un visino spaziale da torta alle ciliegie tipica americana che si vedrà a profusione in seguito in serie tv quali Hazzard, Supercar, Adam 12, Love Boat e Charlie’sAngels. In pratica una carriera pezzente che neanche la Arcuri.
APPPLEPIE!!
Troviamo il Tenente Colonnello Henry Blake, a capo-si-fa-per-dire della baraccopoli sanitaria (Roger Bowen), che puo’ ben permettersi di dedicarsi alla pesca alla mosca e alla cavallina da saltare, mentre in sua vece, ed in anticipo, lavora il Caporale Radar O'Reilly (Gary Burghoff).
E poi il “Dentista più Fornito dell’EsercitoCassiodoro, in timor di ‘recchitudine, ed il povero Prete tra gli irredenti Vinsanto.
Il tavolo operatorio è pronto per dissezionare malignamente ogni vizio nascosto e non della società di allora, in un’ambientazione smaccatamente anni 70 anche se si sarebbe nei Fifties, con tutto quello che ne comporta, in particolar modo denunciare dal primo minuto che qui si parla del ‘Nam e non di altro..
Perle del lungometraggio sono certamente la colonna sonora, il cui tema centrale “Suicide is Painless” ispira una meravigliosa pantomima dell’ultima cena di Leonardo,


 Suicide is Painless


e la scena in pieno stile ESPN live,che ha fatto scuola nelle trasmissioni sportive, di una partita di Football, doping e scommesse comprese,  talmente sconosciuto allora che il doppiaggio ancora ne parla come Rugby, Santa Innocenza.
Ma siamo comunque a ridosso del fronte, e la guerra si sente soprattutto in sala operatoria. Senza luci, sangue dappertutto, punti di sutura larghi se sei di fanteria per non farti tornare subito a farti sforacchiare, estreme unzioni in 3x2 come ai saldi. E i casi già spinosi di figli non riconosciuti dei soldati che si sollazzavano con le locali. E i notiziari per le truppe artatamente dementi nella loro positività forzata. L’uso improprio delle scale gerarchiche e la pochezza dei più alti in grado.

Tolte le esperienze boccaccesche e triviali dei protagonisti, rimane tra le dita la loro filosofia retta e umana. Cinica e strafottente ma saggia, navigata e certo più funzionale dei finti ideali che hanno portato a quella terribile situazione. Voglio dire: avete solo idea dello spessore professionale che ci vuole per portarsi nella tasca interna dell’eskimo un vasetto intero di olive apposta per poter coronare un Martini Cocktail fatto come dio comanda in piena Corea? E’ l’Ivy League che limona duro con i Figli dei Fiori!! Ma soprattutto è la letteratura anarcoide e antisociale di quel mostro di Louis Ferdinad Celine che prende vita sullo schermo. Dimostrando al mondo che anche chi è carico di quelle nequizie che la società bene individua negli elementi più pericolosi ( non dimenticarsi che si era ancora avvolti dagli strascichi del Maccartismo) dà quotidianamente il suo eccezionale contributo a mandare avanti la barca dell’umanità. Nonostante ciò che pensa di essa. Racimolando brandelli di serenità effimera per costruirsi un altro scalino nel vuoto del lungo viaggio al termine di quella notte, da cui ci si sveglia dopo, che è la vita. Ricchi di una rettitudine inviolata da dogmi e principi preconfezionati, sofferta come tutte le scelte coraggiose ed innocenti.
Poteva essere una commediola sui generis, figlia di altre opere analoghe molto più raffinate come “Operazione Sottoveste” del bel 1959 (Consigliatissimo), e forse lo sarebbe stata.
E allora com’è che è diventato un Cult Movie ? La rampa di lancio per la carriera di quasi tutti coloro che vi hanno messo mano? Come è successo che un film, che appena finito di montare sia cast che sceneggiatore e casa produttrice disconoscevano pubblicamente e criticavano a piene mani, sia stato poi preso ad esempio ed ora è considerato un inarrivato classico?
Semplicissimo: Palma d’oro a Cannes per la Regia. 5 nomination agli Oscar più una statuetta portata a casa. 5 nomination ai Golde Globe più una palla dorata intascata.6 nomination e altro premio vinto ai British Accademy. Tutti l’anno dopo. E tutti per categorie diverse, attenzione. Dal montaggio alla colonna sonora, agli interpreti co e protagonisti, alla sceneggiatura , che fra l’altro fu proprio uno dei motivi di rottura, dato che Altman l’aveva completamente stravolta e improvvisata giorno per giorno..
Argomenti che convincerebbero il cane più idrofobo ad aggiogarsi al carro del vincitore unico: Robert Altman. Che ha confezionato una pellicola raffinata e commovente, ricca di spunti profondi e di situazioni solo apparentemente semplici e volgarotte, riuscendo a far dare il meglio da un materiale umano di sicura qualità ma solo grazie a ciò che egli vide in loro,e da come scelse di farli accoppiare..

Trailer
 

L’ultima e poi andiamo...
 Per rincarare la dose di stecche che l’autore potè fare ai detrattori della prima e dell’ultima ora, il film ebbe un tale successo anche di pubblico da richiedere d’ufficio una serie Tv dedicata .Le vicende del 4077° MASH arrivò fino alla nona stagione e piantò ben ben il seme di apprezzamento dell’odience per l’ambiente medico che non si prende troppo sul serio a giocare a rimpiattino con la Grande Mietitrice. Fate conto che senza di essa vi perdevate E.R., Gray’s Anatomy e cazzabubbole varie.


Frase del film:                                                  non pervenuta

                          ....Vi sfido a trovarne una sola che riesca a riassumere questo casino sgangherato!



                                                                             Articolo interamente scritto dal Prof.Giocher Grampasso

2 commenti:

  1. questo film lo vidi anni fa in televisione e lo registrai, un vero cult

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  2. Assolutamente! Che classe! Guazzabuglioso e curatissimo

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