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lunedì 4 gennaio 2016

SUBURRA (2015) di Stefano Sollima



I corridoi di Cinematografia Patologica non si fermano mai.
Non esiste Capodanno nè Natale, noi si macina filmoni e filmacci in continuazione, anche quando non si scrive, cogitabondi andiamo verso il mondo, confondendo spesso quello reale e quello di celluloide o digitale.
Spesso, soprattutto al passaggio tra vecchio e nuovo, tra anno ed anno, tra notte e giorno, tra una colica ed un infarto, ci si guarda alle spalle a rimirare cosa l'appena trascorso ci ha lasciato cinematograficamente parlando.... ed è praticamente impossibile non incappare ammirati in Suburra, l'ultima fatica del sempre amato Stefano Sollima.


Roma. Novembre 2011. A poche settimane dalle dimissioni di un Papa vecchio e stanco, a pochi giorni dall'Apocalisse, la Capitale è quella di sempre.
Cementata d'intrighi tra Criminalità e Politica, sudata tra le cosce di prostitute minorenni impastate di coca ed eroina, violenta nel suo darti del Tu anche se non ti conosce oppure nel suo colpirti con un cazzotto per rubarti il cellulare ed i pochi spicci che porti, è la rappresentazione di un futuro distopico evolutosi dalla Roma di fine anni 70.
Si comprende troppo tardi, di trovarsi nella realtà, cambiano solo i nomi, anzi quelli sono sostituiti da soprannomi o titoli di fantasia inventati da un Romanziere.
I personaggi, fissi come in una becera commedia dell'Arte, ci sono tutti: il politico Corrotto On.. Filippo Malgradi (Pierfrancesco Favino); Il malavitoso Ostiense Aureliano "Numero 8"

giovedì 12 novembre 2015

MARK IL POLIZIOTTO (1975) di Stelvio Massi


Si sa che quando i calibri grossi scendono in campo, questi vanno onorati con tutte le ritualità del caso. Per l'Universalità di questo assunto, per questa recensione dai corridoi di cinematografia Patologica, abbiamo chiamato non un semplice Grosso Calibro, ma IL BOSS. 
Chi potevamo scomodare per commentare la Colonna Sonora di MARK IL POLIZIOTTO uno dei poliziotteschi più famosi e belli degli anni 70?
Ma senza dubbio LO Specialista di musica da celluloide Gianmarco Diana, al secolo JDTiki, bassista dei Sikitikis, musicista attivissimo con le sue entusiasmanti playlist  Live nei locali più importanti di Cagliari e provincia nel proporre ascolti musicali alternativi come il freaky beat 60's, l'easy listening, il free Jazz, il tropicalismo, e quella che negli ultimi anni viene definita Musica da Cocktail, nonché, attraverso l'etere, con la trasmissione radiofonica di Radio X (96.8) Cinematica -Suoni da e per il Cinema-, ormai celebre a queste latitudini, dove a fare la parte del leone è la musica da colonna sonora e per colonna sonora, con qualche incursione verso le sonorizzazioni da e per telefilm o da e per trasmissioni televisive.
 Detto questo PARTIAMO, BUIO IN SALA, che la magia cominci....
  

Pensavo che, dopo un lustro di inutilizzo, il vecchio Videoregistratore della Samsung (che è insieme anche un lettore Dvd) avrebbe mangiato ed irrimediabilmente distrutto

mercoledì 9 settembre 2015

L'ODORE DELLA NOTTE (1998) di Claudio Caligari



Mentre Al Festival di Venezia del 2015 arriva un interessante film postumo del compianto regista Claudio Caligari dal titolo "Non essere cattivo". Qui, dai corridoi al cloroformio della Cinematografia Patologica riemerge, non-morto, il vostro Primario a celebrare, anch'egli, il regista di Amore Tossico nel suo secondo film del 1998: L'odore della Notte.


Remo Guerra (Valerio Mastandrea), poliziotto in forze alla "speciale" di Torino, appena può torna alla sua Roma di Borgata di fine anni70, dove insieme a complici variamente saltuari compie rapine in villa ai danni dei suoi concittadini borghesi. 
La voce narrante di Remo ci farà conoscere profondamente non solo i suoi complici: il sensibile e preciso Roberto (Giorgio Tirabassi), il superficiale Maurizio (Marco Giallini), Marco "il Rozzo" (Emanuel Bevilacqua), ma anche la borgata Romana che ha perso la poesia Pasoliniana per lasciare spazio agli acuti delle p38 e delle calibro 9. 

martedì 14 luglio 2015

VIZIO DI FORMA (2014) di Paul Thomas Anderson.



Non desidero parlare di quanto questo film mi si sia fatto attendere studiatamente, tra connotati azzeccati del casting, estrusioni felici d'autori culto, note accettate di musiche molto alte stilisticamente e registi di duro gusto et gesto.
Farò tutto il possibile per non perculare allo sfascio deboscio tutti quanti quelli che si sono espressi, innocentemente scemi quali ritengono di poter portarsi intorno, dubbiosi od addirittura perplessi dallo svolgersi degli eventi nella narrazione e la loro encomiabile conclusione.
Mi sono attrezzato filosoficamente all'evitare scappatoie inHerenti quali il semplice compostaggio di un Paura e Delirio a Las Vegas attraversato in vestaglia da quel Drugo che è il Grande Lebowsky, dipinto nella sua tragica nostalgia come The Eternal Sunshine of the Spottless Mind, per diventare l'L.A. Confidential investigata da un BarFly.
Vi evito anche la collocazione stilistico/ideologica dell'Autore del romanzo, Thomas Pynchon, vicino ai Vonnegut , H.S.Thompson, Bukowsky, Kerouac, Steinback ed un paio altrettanto validi altri, come a cercare il piùppossibile di non farvi notare cosa sarebbe necessario aver adorato tutta la vita per capire.

martedì 30 settembre 2014

Le Mini Rece: GOMORRA - la serie - I stagione - (2014) di Stefano Sollima

E' raro che si parli di serie tv lungo i nostri ben noti corridoi. Questo perchè si cerca di evitare le faide tra Primario e suoi sottoposti, visto che tale campo mediatico pare sia uno di quelli che ne provoca di acerrime; con tanto di madri tirate in ballo e vecchi screzi dell'adolescenza, che come mostri della laguna riemergono. Il motivo? beh, leggetevi in un sol fiato questa mini-rece del Giocher, che vi vado a presentare, per farvi un'idea: solo una domanda: Come? COME? COME, Si può criticare un prodotto televisivo, e aggiungerei anche cinematografico, tra i migliori del panoramo italico? Come? Così:







Anteponete al tutto che ho un rapporto con la produzione televisiva in toto tale e quale a quella della famiglia italiana media rancorosa e bastarda con il proprio genitore ottuagenario residuo. Contatti domestici mai idilliaci, smagati e insofferenti, rottura geografica e logistica in post adolescenza senza quasi più sentirsi, abdicazione appena possibile ad oscuri brutti estranei saltuariamente telefonati per capire che il "coso" respira ancora. Commenti acidi su presunti meriti dello stesso passati o di principio.
Così,laido tale e quale.
Gli amici più intimi che ti guardano pietosi: " Dai: ma almeno ogni tanto passala a trovare. Magari non capisce ma fa piacere...." O che buttano lì episodi interessanti e sfiziosi per cercarti l'emulazione e veder se rinsavisci, ritorni nel novero dei passabili come umani.
Quindici anni che son quasi venti senza un TV e non sentirli proprio.
Evitando di arrivare a vestire un sacco di peli pubici di dromedario, lo sguardo incolto, la chioma cisposa e l'igiene pencolante, in posa su di una colonna farneticante e millenarista, dentro una grotta farcita di cavallette, ho le mie ancore di salvataggio nel comune civile consorzio: Scrubs,BUTTAFUORI alla follia religiosa, Boris davvero, per dire; e magari qualcosa di fumoso precedente ma dimenticabile...vedi Heroes la prima stagione.
Vedete ben che qui scrive chi s'è arenato a metà della quarta season di Breaking Bad nella completa serenità e sicurezza, con poco più di un soppracciglio corrugato per tutto quello che gli si era presentato fino lì. Ecco.
 
Un unico però a tutto questo: Romanzo Criminale del Sollima. Che se gli togli qualche grana grossa interpretativa nel finale, quella stanchezza fisiologica del comparto sceneggiatura all'ultimo quarto che oh, trovarne, mi garba veramente in tutto. Tutto, eh.
Argomento che da solo, pur con qualche renitenza in contemporanea alla messa in onda, m'acclamava allo stream of counsciousness Gioisiano ma sottotitolato appena possibile di quest'ultima infornata acclamata kriminalata.
E' stato orora possibile e quindi NO.
Per lo sviluppo di trama e personaggi, bruciati piatti inutilmente in quelli che solo dei primi sei episodi potevano essere 12 e avrebbero funzionato alla grande.
Per la poveraccitudine del budget che incredibilmente sembra essere stato profuso, a scapito di luci, spari, stunt, scenografie, costumi e soluzioni narrative, che invece all'inizio m'avevano fatto ben più che sperare.
Per lo spreco di ruoli in mano a cagnastri veri (nontutti,quandomai....), l'assenza di comprimari gagliardi ed ingombranti per la storia come si necessitava da essere.
E l'assenza criminale di una colonna sonora, intesa come temi interni originali ed anche come canzoni caratterizzanti, relegata al minutaggio o peggio rapinata a mano armata dalla Serie precedente. Per il buttare via ridendo l'apporto di una staffetta registica di peso atta a connotare i personaggi-chiave.
E' FIMMINE!! NDO' SHTANNO E'FIMMINE ?!?!
Per quelle cazzo di atmosfere notturne fisse azzurrino partenope che spanavano male dopo la sedicesima.
Soprattutto e infine per la malnascosta profonda e sfacciata connotazione razzista del tutto, laddove, al netto di tutta l'Etica della Messa in Onda possibile, Napoli e la sua Criminalità Connotativa viene , sicuramente a ragione ma non qui, defraudata di quell' acquarellata umana ed epica che si era riusciti a dare in ogni messa in schermo malavitosa delle altre realtà, dalla Milano di Vallanzasca, passando per Sicilia e ovviamente Roma.
Sarà colpa degli attori, L'Immortale Cirù su tutti che lo volevo morto alla terza puntata per impossibilità ad esprimere un'idea n'faccia. Sarà colpa del Rancore Savianese, o dello zeitgeist che vuole Genny a' Carogna sullo schermo quasi la Finale di Coppa Italia fosse uno spottone promozionale Sky.

E primo fra tutti i motivi la schpaccimmata degli ultimi, ingestiti, inguardabili e per giunta inascoltabili tre episodi.
NO: non ci stò affatto senz'pensier.

[Questa recensione di Giocher è andata in onda in forma ridotta e senza l'ausilio di immagini per destare un sereno dibattito sulla cosa in esclusiva su FB]

Giocher G

lunedì 25 novembre 2013

DICK TRACY (1990) di Warren Beatty


Nel buio spento,bagliori cromati di tinta acrilica ben temperata. Così si sceglie di riprendere il giro visite del reparto di Patologia Cinematofila, latitato oltre il lecito ed i propositi con la massima nonchalance.
Ad attendermi nell'ingresso di linoleum impolverato d'assenza, una tagliola da orsi di quelle medioevali quanto rugginose e fetenti: la recensione di un cinefumetto oltre il definitivo, il capisaldo, l'inarrivabile, l'oltraggioso destino. Questa.
 Che, una volta terminata, prende la Nota Astina della Qualità di un giudizio analitico non professionale su di un filmetto, la infila in un vettore Soyuz e la spara decisa nel perielio di Titano. Mantenendone comunque la valicabilità esclusivamente in fosbury. Rincorsa a 4 metri e scarpini di telaccia. Tre tentativi e fuori. Da qui da noi.
Maiomidomandoechiedosesipossalasfiga.
Presomela a coppini con medesimo stesso abbondatemente, prima che il Primario Dottor Massis possa mettere i guantini di lattice sulla mia scarna carcassa col buonumore paterno scanzonatissimo che lo contraddistingue, in questo eroico periodo in cui stà smettendo PER LA TERZA VOLTA di fumare; dopo aver infierito su di uno spigolo portante dell'edificio in granito addove son locati i nostri uffici col pube, rimarcandomi a voce alta la piena responsabilità del temporeggio indeciso e distratto che mi ha avviluppato, in questo fine anno volto alla rincorsa del fatturato al sesto zero; mi reco indolenteinzito in una landa retròrica e storica vagamente onirica, infantile, pittata a pennello vero su matte in acetilene. Uno sgabuzzino accogliente tappezzato di archetipi derivanti e derivativi in numero vasto quanto le luci di una città:

Tipo

martedì 16 luglio 2013

WANTED (2009) di Prabhu Deva [3-4]


ECCE OMO

Dite la nuda e cruda verità.....più nuda e cruda di LUI qui sopra: quanto tempo è passato dall'ultima volta che avete visto un film che va in crescendo rossiniano nel finale? Una pellicola prodotta nell'ultimo, chessò decennio, almeno, che non svacchi schifa sgonfia sull'epilogo; che promette e seduce per idee, ambientazioni e storie per la durata di una farfalla data alle fiamme dal solleone nel mezzogiorno della sua esistenza, eppoi invece s'accascia, spompata dal down di botta del suo sceneggiatore tossico ed in sciopero creativo prolungato, appena dribblata la trequarti. Quante, quante opere vi hanno imbizzarrito per l'arraffazzonata conclusione a scapito di logica, dialoghi, ritmo?
La maggioranza, ne sono consapevole.  Un mucchio.
E' un fattore di decadenza culturale, di abbassamento della durata della soglia di attenzione media. Del multitasking imperante, delle multinazionali delle reclame. Del Drive In e del Bagaglino. Di Michael Bay (che cazzo c'entrino quest'ultimi, chiedetelo ai citati: ce l'hanno TUTTI. SEMPRE. Con loro....)
Si dà invece il caso che nella factory della Settima Arte situata nel Sub Continente Indiano, che proprio in questi giorni celebra i cent'anni di attività frenetica, codeste scostumanze occidentali non ce l'abbiano. Vuoi per tema del pubblico particolarmente sanguigno, che è un attimo che, deluso o addirittura annoiato, ti parta con una carneficina interrazzialreligiosa da morti ammucchiati agl'angoli delle strade; vuoi per vigoroso ossequio alle regole del cinema di un tempo più Fausto (ma anche Tommaso, Ruggero o Pino, per carità); vuoi per un fattore meramente antistatistico e stòcastico (trad: puro culo) che mi ha offerto incredibilmente la visione si, di un'inezia di quel ponderosissimo catalogo, ma tutta caratterizzata da uno sviluppo come Brahmacomanda della struttura narrativa, con tutti i pezzi montati (si fa per dire) al loro posto e poi spremuti ed intrecciati saldamente per estrarre il succo della faccenda finale.
Ecco qui, per molti ma non per tutti, per chi l'ha visto e per chi non c'era, per tutti coloro che non si sono persi d'animo di fronte a post con qualche minuto d'attenzione da dedicarvi in più, rispetto ad un cinguettio da dislessici dissociati disimparati dealfabetizzati, il gustoso guiderdone per la fiducia e l'entusiasmo dimostrato.
E già lo so che serpeggia persin tra i fans più sfegatati il dubbio legittimo di che fine abbia fatto il film  Action/Gangster/Pulp/Poliziesco che posters e presentazione promettevano, dopo aver sopportato più di un'ora di bagatelle tra fidanzati, trip glassati e timide promesse di violenza davvero convinta. Ne sono assolutamente consapevole.
Proprio per questo ho appositamente lasciato la locandina originale di lancio, il cartonatone gigante che appariva ovunque la sera della premiere, per ultima, tra le disponibili usate per l'intestazione, in omaggio alla linea narrativa della pellicolona epica, che da ora fino in fondo vi travolgerà come un maglio da demolizione per twistate vigliacche, shoccanti rivelazioni e l'abbandono completo di ogni briciolo di romanticheria zuccherosa latente. Finalmente.

lunedì 24 giugno 2013

WANTED (2009) di Prabhu Deva [2-4]



 Benritrovatissimi al secondo segmento narrativo di questo viaggione nell'epica ipercinetica di un mondo cinematografico ALTRO come pochi possono essere. Foriero non solo di smargiassate registiche, costumanze scostumate e momenti mori ad un certo modo anche occidentale di imbastire trame e mettere su digitale personaggi incresciosi, ma soprattutto di squisita inconsapevolezza di mezzi espressivi, drammatici nel comico  e scompiscianti nel tragico, di accostamenti d'abbigliamento rivoluzionari del pranzo in panza.
Si può però davvero pretendere di relegare nella semplice inadeguatezza cognitiva dei fabbricanti, un segmento così prepotente del broadcasting mondiale, che vanta appassionati in tutto il globo terracqueo, Italia compresa (senza far leva necessariamente sui numerosissimi nativi in diaspora) ? Qui folle deliranti si bevono le seghe di Twilight , Fast & Furios, American Pie o serie televisive/reality destinate ad un targeting dichiaratamente stazionante un quattro gradini al di sotto della nicchia evolutiva Sapiens ... e vogliamo essere proprio noi a giudicare? 
Si legga, ad esempio, la review fatta all'epoca del lancio, dall'autorevole Times of India.( Per in non anglofoni riassumo informando che il film viene presentato e categorizzato perfettamente in un filone "datato" di due decenni rispetto al gusto attuale Bollywoddiano. In pratica: un'operazione di riesumazione di uno stile action macho alla "Jimmy Bobo"  & Co.  ANNI PRIMA di quest'ultimi. Con il medesimo successo di pubblico e critica.)
Ma ciancio alle bande, come direbbe il Dotto.EhiOohh!
Belli freschi ed atticciati, appizzati e atterriti, eccovi, sempre a passo praticamente e bollywoddianamente uno, sessanta ulteriori minuti di WANTED!!

martedì 11 giugno 2013

WANTED (2009) di Prabhu Deva [1-4]


Da qualche tempo ho una nuova turpitudine. Chi può sapere se derivi dalla contaminazione continua cui sono sottoposto nel bivaccare  in una realtà anagrafica che vede ufficialmente i casati Hindi superare quelli autoctoni; se attraverso i timpani il gloggottio, alieno a qualsiasi fonema cromosomicamente consono, sparso incessantemente per le strade, abbia riassettato quotidianamente i gangli neurali del gusto; se le mie froge siano state troppo a contatto occasionale con cipolle indiane mefitiche e curry strafritto nell'aglio, sballandomi la mitica Sospensione dell'Incredulità, o semplicemente se mi sia addentrato troppo spesso in luoghi del Blogverso dove assisto inorridito ed impotente ad elegie di qualsiasi nefandezza registica ed attoriale, scritte con la più entusiastica cruda ignoranza di mezzi e linguaggi. Chissà.
Sarà che la leviatanica landa cinematografica con sede a Mumbai, dai confini sterminati e gremita di prodotti quanto di persone il  paese, ha sempre operato su di me un fascino blasfemo, un richiamo mutuato dall'antichissima mitologia di quella incresciosa multicultura monociglio che brulica penzolando da 10.000 anni sotto il massiccio orografico più imponente della crosta terrestre.
I motivi saliranno a galla dal maelstrom mano a mano che ci addentreremo insieme e per la prima volta in questo universo bambino e vegliardo, insieme ingenuo e pudico quanto spregiudicatamente decadente di stravizi osceni reiterati nelle ere. Per farlo, ho dovuto prima impratichirmi sul campo di generi e realizzazioni, sciacquar panni in Gange, distinguere di decenni produttivi e filoni etnici, discernere su graduatorie alfabetiche impensate, superare trincee ampie e profonde scavate dal gusto occidentale, l'ottica paneuropea, dal palato viziato e selettivo comunemente detto Sciccoso e Radicale dai tamarri.
Si: ho preso il vizio del Cinema di Bollywood.
E' cominciato tutto a piccole, spassosisime dosi, come sempre. Sbellicanti spezzoni, trailer ODDIOMACHEE''?!?, paradossali mimiche arciconvinte, notizie fantasiose ammantate di cruda realtà, cifre scandalose di produzioni e odience, interpeti maschili di greve ed affranta bruttezza adorati come divinità, divinità femminili di somatica ultraterrena ad interpretare attrici. Sarebbe semplice paragonarne impatto e assunzione gustativi a quello che si ha con la gastronomia locale. Semplicistico e fuorviante: qui ci vuole molto più stomaco, e un palato calafatato con la ghisa. Ma non solo: è un esercizio intellettuale estraniante e generoso, un viaggio interplanetario e temporale, verso una meta stilistica e componitiva remota nel nostro futuro culturale ma in cui, inconsapevolmente, l'Occidente stà muovendo i primi passi.
Con all'attivo decine di ore di lungolunghissimimetraggi (la media si aggira nei 150 minuti a botta), autentici parchi a tema di sterminante caleidoscopica idiozia involontaria, trashumine elevato al cubo su vette inesplicabli di orrori estetici, sfondoni di sceneggiatura commensurabilmente pietosi, montaggi di pellicola gettata volontariemente attraverso un ventilatore, inquadrature ubertose nella loro leziosità involuta; ho deciso di mettere a parte i colleghi di Cinematografia Patologica dei miei orgiastici ottovolanti di visioni smandrappate, con una selezione esemplificativa di quello che al di qua del continente indiano è considerato il Bollywood Style.
Ammessa l'osticità del soggetto, non mi accontenterò di una vigliacca descrizione, magari allettante, per poi nascondermi in attesa che qualcuno abbia il coraggio e la charas bastante per sorbirsene la visione. Nossignore.

lunedì 18 febbraio 2013

TROPA DE ELITE (2007) di Josè Padilha


Quando di sabato sera Terenzio the Dragon ed il  BellAntonio si presentano alla mia deleddiana magione, carichi di quattro Ichnusa® gelate, formato famiglia, Quando gli Elii partecipano a Sanremo e vincono tutto quello che c'è da vincere di serio, indipendentemente da ciò che vota l'italiano medio tramite il maledettissimo televoto, Quando, all'una di notte, passa su RaiQuattro: Tropa de Elite (Gli squadroni della Morte), il divano verde vomito della sala audiovisivi non può che ingurgitare le nostre membra e la Cinematografia non può che essere Patologica.

Brasile. 1997. Rio De Janeiro. Roberto Nascimento (Wagner Moura) è Capitano del BOPE, la truppa d'assalto più temeraria, integerrima, rispettata, temuta e violenta della nazione. La guerra che si combatte, quella per cui questa Truppa D'elite è nata, è quella, annosa e insolubile, contro i trafficanti di droga all'interno delle favelas, lasciati troppo liberi dai corrotti poliziotti comuni.
Una guerra sanguinosa, dove i metodi di chi dovrebbe portare l'ordine sono i medesimi (in certi casi ancora più efferati) dei creatori di caos che si combattono. Farsi temere dai cattivi, essendo ancora più decisi e sanguinari.
Stressato e stanco di questa vita, alla ricerca di stabilità con la moglie, in attesa di un figlio, Nascimiento vuole lasciare, non prima di aver trovato un sostituto, un uomo con le giuste doti. L'occasione di trovarlo si

sabato 29 settembre 2012

ACAB - All Cops Are Bastards - (2012) di Stefano Sollima


Quando anche l'ultimo degli scienziati di Nuova Avalon ha abbandonato la banchina dell'anello esterno, mi è stato subito chiaro l'intento del prof.Grampasso. Mi sono domandato più volte perchè proprio Io? Perchè SOLO io? L'allontanamento dei civili sembrava sensato, visto l'upgrade sull'Intelligenza Artificiale nota come palazzo conduttore. L'implementazione di una corteccia frontale nel meccanismo cibernetico capace di far funzionare la città dell'utopia fluttuante, poteva mettere in pericolo gli abitanti. Gli scienziati potevano controllare la situazione.Negli ultimi mesi l'isolamento del Professore è stato totale, le stranezze si sono succedute. Quando ho capito che sarei rimasto nell'isola con il professore, i dubbi si sono accavallati, ma la consapevolezza di un nostro incontro ha preso forma. Il momento della resa dei conti è comunque vicino, ed ho provato a rilassarmi nel breve viaggio verso il palazzo , con un film sulla polizia italiana :(ACAB di Stefano Sollima) dentro il "bruco-bus", diretto forse per l'ultima volta dentro il sancta sanctorum della città.


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Roma,  primi anni del XXI secolo. Uno sguardo sui Poliziotti del reparto mobile, "cellerini",mezzifasci induriti dal proprio lavoro. Uno spaccato di degrado, più personale che sociale in un mestiere che spesso è l'unica chance di lavoro in un paese abbruttito, l'italietta nostra.
I Signori in questione, questa volta, hanno nomi e pure soprannomi (per non perdere l'abitudine del Romanzo Criminale).

giovedì 22 marzo 2012

FACCIA D'ANGELO (2012) di Andrea Porporati



Sto da così tanto tempo circondato da computer e schermi al led ultrapiatti, da non aver sentito in tutto questo tempo la scintilla del sentimento, sepolta come un eco lontano in qualche parte del cervello.
 Ma, da ieri, è la parte meno razionale di esso a guidarmi.
Due occhi neri e profondi di malinconia, con il fuoco acceso da un sorriso dolce e grande, è Argyll F. , la splendida responsabile del settore Poliziottesco/Politico di Nuova Avalon. E' una donna bella e intelligente, spietata ma educata, scaltra ma onesta. In assenza del prof. Granpasso, la vera amministratrice della tecnoutopia; "La donna artefice del sogno" titolava solo qualche mese fa l'Avalon Global journal.
Il nostro primo appuntamento, imbranato, al kebab, suggellato da una serata davanti un Tv plasma, a vedere la cosa meno romantica...La scelta ricade su Faccia D'angelo si Andrea Porporati, aneliamo emozioni da Romanzo Criminale......

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Non stupisce, visti i livelli che ha saputo raggiungere la Buona fiction Italiana, di non notare la differenza tra essa ed il cinema puro. Quello da sale un tempo fumose, quello su pellicola che gira e vince i premi. Non fa difetto l'ottimo prodotto SkyCinema, FACCIA D'ANGELO.
La sceneggiatura (curata dal regista e da Elena Bucaccio e Alessandro Sermoneta) é

sabato 29 ottobre 2011

ROPPONGI SOLDIER (1995) di Sato Toshihiro





 Ci si a ccorge di entrare nel settore Far East dai piccoli particolari. Gli ideogrammi accompagnano le scritte in inglese sulla velocipedivia, giganteschi cartelloni di Bruce Lee invitano a corsi gratuiti di Yoga e Kung Fu Interiore,la foggia degli avveneristici edifici conserva un arzigogolata sensibilità orientale.
Il colore delle divise di questo settore è giallo-oro.
Una minuscola ChinaTown occidentale in un piccolo mondo futuribile e sintetico.
Ad accoglierci davanti al palazzo delle scienze è Flowery Senchen , scienziato nippoAmericano famoso per aver posto le basi alla creazione della prima , e fino ad oggi unica, corteccia motoria  interamente artificiale e interamente funzionante. Nell'integrare e sintetizzare circuiti secondari, un gruppo di scienziati, tra i quali veniamo invitati, sviscera e visiona una pellicola rara e sconosciuta ai più. Si tratta di ROPPONGI SOLDIER del misterioso Sato Toshihiro.

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Ken Wasizu (un sovrappeso Satoru Sayama... proprio l'originale Tiger Mask ,Lottatore del wrestling o, come lo si chiamava noi bimbi degli 80, Catch - pronunciandolo "kech"!- Giapponese, famosissimo in tutto il mondo,  conosciuto in Italia grazie a Toni Fusaro!!!) è un investigatore privato, titolare  dell'agenzia Imoarai -Zaka di Roppongi. Anni prima è stato un campione di kick boxing, soprannominato Ken Hero (purtroppo si..), ritiratosi imbattuto a causa dello shock ricevuto dell'aver ucciso un suo avversario. Ne ricorderà sempre la memoria girando vestito costantemente a lutto (ne deriva per lui l'esatto abbigliamento da Iena di Tarantino). Collabora con lui, la Segretaria personale-cartomante e il simpatico e dissacrante detective Moroboshi (Daisuke Nagekura).
Il protagonista Viene coinvolto dalla bella e misteriosa Aiko  (Itsuki Osawa) in un caso apparentemente

giovedì 22 settembre 2011

ROMA VIOLENTA (1975) di Marino Girolami




Nuova Avalon ha fermato i motori. Le cupole ,come possiamo vedere dall'oblo, cominciano ad aprirsi, come schiudersi di petali di magnolia. Il portellone si apre, abbagliati sentiamo solo il profumo del profondo oceano selvaggio. Poi le immagini.... sulla banchina del porto stanno un centinaio persone vestite della stessa foggia dei nostri giovani scienziati-monaci, del nostro Fabius Destreet, ma i colori sono differenti e molteplici. Sono persone di tutte le età, ci sono parecchi bambini e giovani, qualche anziano. Hanno gli occhi pieni di lacrime, ci applaudono, mentre passiamo sulla solidissima banchina sull'oceano infinito. Il prof. Grampasso stringe mani, si ferma ogni dieci metri, ad abbracciare salutare, commuoversi...."ti ricordi?", "non sei invecchiato per niente" riusciamo a sentire. I giovani hanno volti sereni e speranzosi. Guadagnamo, sospinti , l'ingresso di un veicolo dalla forma strana, quasi quella di un bianco bruco, movente su di una monorotaia magnetica. Prendiamo posto all'interno. il gaudente conduttore avvia la vettura , nel contempo da uno schermo, partono le immagini di ROMA VIOLENTA....
-"rilassatevi!", ci dice. "Arriveremo in pochissimo tempo al Palazzo Conduttore..."


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Una Pellicola che ha fatto epoca, dando nuova linfa ed un nuovo volto al genere "polizziottesco", che nel 1975 pareva donare le ultime stille di linfa dalla sua vena.
Fatto con le classiche "due lire", capace di uscire nell'Agosto 1975 ( mese in cui in genere si proiettano e si

venerdì 16 settembre 2011

BANDITI A MILANO (1968) di Carlo Lizzani





Ed eccola, dall'oblò panoramico della rapidissima imbarcazione, spuntare la prima cupola di Nuova Avalon, e con essa, il Palazzo Conduttore, l'edificio più importante della città, sede del computer principale che mantiene l'omeostasi dell'isola Stato. Dopo pochi minuti la vediamo nella sua interezza, ancora distanti varie miglia marine a largo, è una cittadella chiusa da una lente in vetro. "La cupola resta chiusa quando i motori gravitazionali sono in funzione, e sono in funzione per favorire il nostro imbarco".
Afferma sicuro il Prof.Grampasso.
"E' stato bello teorizzarlo, ma vederlo messo in pratica è qualcosa di indescrivibile...".
Nuova valon ci attrae a se come con un magnete, l'aggancio è veloce ma senza alcuno scossone. Destreet e gli altri giovani ci avvisano che potremmo sbarcare fra due ore, poichè occorre attendere il raffreddamento dei motori gravitazionali dell'isola. Giusto il tempo di volare con la mente sulle strade di una Milano post-Boom economico. Sprofondiamo nei nostri divani con Banditi a Milano.


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BANDITI A MILANO del 1968 può essere considerato a buon titolo il primo vero "polizziottesco".
L'antesignano del genere che in Italia spopolerà per tutti i Settanta e oltre, mutuando i divi e protagonisti del cinema Western

domenica 28 agosto 2011

ISPETTORE CALLAGHAN IL CASO SCORPIO E' TUO -(Dirty Henry)-(1971) di Don Siegel


Mentre guadagnamo via di fuga attraverso i condotti dell'aerazione, ci rendiamo conto di quando "Il Nuovo Centro per la Rieducazione della Mente Riottosa" sia esteso nella sua parte sotterranea. Chissà quanti laboratori segreti, quante cavie umane ancora sofferenti ospitano le budella dell'Inferno personale dell'Oscuro Primario.
Il Dottor Grampasso al nostro fianco ha ripreso vigore, nonostante la lunga e sfibrante clausura, e ci guida attraverso i passaggi, come dentro un contorto intestino, ci rivela di aver tentato una fuga cinque anni prima, della quale ha conservato nella memoria tutte le possibili vie, tutti gli errori allora commessi. Non ci dice come l'Oscuro Primario lo acciuffò la prima volta, ci basta il suo volto segnato e precocemente invecchiato.
Dopo ore di infaticabile strisciare ,sempre con i sensi attenti al minimo rumore, il Dottor Grampasso apre uno sportello laterale ad un lungo tunnel che stavamo percorrendo, ci fa entrare, ci ritroviamo in una angusta stanzetta, con chiari segni di precedente attività.
"Questo era il mio rifugio, quando ho tentato la fuga la prima volta. Darà riposo e ristoro a noi quattro. Domani completeremo la Fuga." dice Grampasso.
 In un angolo della stanza giace un oggetto a noi noto e caro. E' un proiettore, vecchio e rabberciato. a terra giace, polverosa, una gloriosa bobina da Cinema. La targhetta sopra è cancellata e incrostata. Come ristorati stendiamo un povero telo sul muro, carichiamo la pellicola, mettiamo in funzione la cinepresa. Quando la curiosità è al culmine la luce riflessa su schermo è accompagnata dallo scoppio sconquassante di una 44 Magnum. Non ci possiamo equivocare, "Dirty Henry" è con noi con :" Ispettore Callaghan il Caso Scorpio è Tuo".


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In una San Francisco inusuale, corrotta e sdentata come una vecchia puttana, il Terrore ha un nome: Scorpio (un mcdowelliano Andy Robinson) tiene in scacco Città e Polizia con attentati, rapimenti e uccisioni dimostrative. Se cercate qualcuno che gli dia la caccia, il nome che vi serve è Henry "Carogna/Dirty" Callaghan (inarrivabile Clint Eastwood) un reazionario, intollerante e spiccio

venerdì 17 giugno 2011

MILANO ODIA:LA POLIZIA NON PUO' SPARARE (1974) di Umberto Lenzi



L'Oscura Clinica, ospita in questi giorni un paziente molto speciale. La stanza 124 piano F, da tre giorni, ha sempre due "madame" a fare da piantone, a noi medici non è dato sapere CHI si trovi lì dentro,ed il suo vero nome è celato, chissà dove, dietro un anonimo Mario Rossi, così come recita la sua cartella clinica. Le bende celano il suo viso, che amiamo immaginare segnato dalla malavita, ma non i due occhi grigi e fondi, come riflessi di luce su canna di pistola, che ti scrutano mentre lo visiti.
Eseguiamo la terapia prescrittagli dall'Oscuro Primario senza conoscere i veri motivi della stessa, eseguiamo in segretezza intuendo solo i motivi di fondo, somministriamo forti dosi di Cinema Noir a cadenza di tre ore.
In questo momento scruta fiducioso lo schermo, in attesa della sua razione... è  MILANO ODIA: LA POLIZIA NON PUO' SPARARE.


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Giulio Sacchi (un Tomas Milian all'apice) è un delinquente di mezza tacca, emarginato perfino dai suoi simili,  un debole violento e pericoloso, prodotto da una Milano che non esiste più , che sapeva già emerginare, che come il resto d'Italia viveva la violenza quotidianamente, in anni che sono stati definiti di piombo. Tenta un definitivo, parabolico verso l'inferno, e devastante "colpo".
Con altri due compari :Carmine "Tabaccaio"

lunedì 31 gennaio 2011

VALLANZASCA Gli Angeli del Male (2011) di Michele Placido


Il Dottor Massis scrosta le sue luride chiappe dal lercio divano che accoglie le sue visioni cinematografiche, e si porta al più vicino erogatore di cinematografia in grande schermo, popcorn caramellati e caramelle gommose.
L'Equipe che ha realizzato l'intervento era altresì composta da due procaci Infermiere (non quelle del bunga bunga) e due esimi colleghi Primari nelle loro Discipline.

domenica 28 febbraio 2010

IO HO PAURA (1977) di Damiano Damiani




Torna il cinema Politico/Poliziesco sul "Blog di Cinema che non ti Aspetti!!".
IO HO PAURA è un film del 1977, che ben miscela e rende l'atmosfera di questo anno cruciale per la storia italiana. E' una spy story ambientata nell'Italia degli anni di piombo, all'indomani dei primi gravi attentati che funestarono l'Italia, ha un ritmo da poliziesco, deve molto in queto senso al cinema di Fernando DiLeo ed ai romanzi di Giorgio Scerbanenco, con in più una forte, anche se velata denuncia sociale.
Il Brigadiere Ludovico Graziano (un attempato Gian Maria Volontè) è un esperto poliziotto di mezza età,

lunedì 22 febbraio 2010

INDAGINE SU UN CITTADINO AL DI SOPRA DI OGNI SOSPETTO (1970) di Elio Petri


E' con un misto di orgoglio e commozione che vado oggi a parlarvi, di una delle mie pellicole preferite: INDAGINE SU UN CITTADINO AL DI SOPRA DI OGNI SOSPETTO.
Il film è magistralmente diretto da Elio Petri, regista che già negli anni precedenti si era fatto notare tra gli esponenti di un cinema di denuncia, politico, giornalistico e d'inchiesta.
E' il primo capitolo della cosiddetta "trilogia del Potere" scritta da Petri insieme allo sceneggiatore Ugo Pirro, che comprende oltre ad "Indagine...", i film "La Classe operaia va in Paradiso"(ancora Volontè protagonista) e "La proprietà non è più un furto"(con Ugo Tognazzi).
Il film vince ,nell'anno della sua uscita nelle sale, il Gran prix Speciale della giuria al 23° Festival di Cannes e l'anno dopo si aggiudica L'Oscar come miglior film straniero.
I protagonisti del film sono : un gigantesco Gian Maria Volontè, e una bellissima ed eterea Florinda Bolkan ("Una Lucertola con la pelle di donna").