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martedì 23 febbraio 2016

THE HATEFULL EIGHT (2015) di Quentin Tarantino


 Al Primario a questo giro sarebbe dovuto  toccare, per la prima volta in vita, di vedere un film al cinema da solo. Un po' lo desiderava anche, per creare un po' di quella intimità che fra lui e Quintino non c'è mai stata, Perchè i suoi sono sempre stati film da vedere almeno in due, da condividere, da spacciare come un pusher a chi non conosceva la nuova sostanza psicotropa,  anche solo per avere un altro con il quale strabuzzare gli occhi, o per vedere replicato lo sguardo compiaciuto ed esaltato nelle esplosioni di violenza, o per ondeggiare le teste al ritmo delle musiche selezionate.Stavolta sarebbe dovuto essere un tet a tet, nello splendore dei 70mm, due nerd postmoderni, uno dietro la macchina da presa, l'altro dietro il suo sguardo truce, un barile di pop corn ed un termos ghiacciato di Schweppes al limone.
Invece il caos legalizzato che chiamiamo universo ha congiunto i suoi astri e grazie al Mitiko Aristarco di Samo, uomo degli assemblaggi improvvisi, Il Primario è stato arruolato in una banda di Magnifici Sette, pronta a confrontarsi, retine spianate, con i fantastici Odiosissimi Otto che Mastro Quintino ci ha confezionato. I suoi compagni di viaggio sono affidabili e fini conoscitori della materia cinematografica, maestri di sceneggiatura e quarti dan di critica cinematografica patologica, ma prima che il film inizi non arrischiano pronostici o commenti, tutto è fermo, come gli istanti che precedono un triello, non cigola nemmeno la porta del saloon, tutto è ovattato come sotto metri di neve..... 


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La guerra Civile è finita, non la violenza o la durezza delle condizioni di vita e climatiche nella frontiera selvaggia. Una diligenza inseguita da una terribile tormenta di neve caracolla verso la cittadina di Red Rock al suo interno il

lunedì 4 gennaio 2016

SUBURRA (2015) di Stefano Sollima



I corridoi di Cinematografia Patologica non si fermano mai.
Non esiste Capodanno nè Natale, noi si macina filmoni e filmacci in continuazione, anche quando non si scrive, cogitabondi andiamo verso il mondo, confondendo spesso quello reale e quello di celluloide o digitale.
Spesso, soprattutto al passaggio tra vecchio e nuovo, tra anno ed anno, tra notte e giorno, tra una colica ed un infarto, ci si guarda alle spalle a rimirare cosa l'appena trascorso ci ha lasciato cinematograficamente parlando.... ed è praticamente impossibile non incappare ammirati in Suburra, l'ultima fatica del sempre amato Stefano Sollima.


Roma. Novembre 2011. A poche settimane dalle dimissioni di un Papa vecchio e stanco, a pochi giorni dall'Apocalisse, la Capitale è quella di sempre.
Cementata d'intrighi tra Criminalità e Politica, sudata tra le cosce di prostitute minorenni impastate di coca ed eroina, violenta nel suo darti del Tu anche se non ti conosce oppure nel suo colpirti con un cazzotto per rubarti il cellulare ed i pochi spicci che porti, è la rappresentazione di un futuro distopico evolutosi dalla Roma di fine anni 70.
Si comprende troppo tardi, di trovarsi nella realtà, cambiano solo i nomi, anzi quelli sono sostituiti da soprannomi o titoli di fantasia inventati da un Romanziere.
I personaggi, fissi come in una becera commedia dell'Arte, ci sono tutti: il politico Corrotto On.. Filippo Malgradi (Pierfrancesco Favino); Il malavitoso Ostiense Aureliano "Numero 8"

venerdì 12 aprile 2013

CAPITANI DELLA SPIAGGIA (2011) di Cecìlia Amado


Quel satanasso del  meu Compadre dottor Massis ha l'insana abitudine consolidata di interfacciarsi a tradimento con sinapsi sopite della mia cervellotica volta cranica, scatenando turbini impazziti di contenuti concettuali selvatici e ingovernabili. Solitamente, quando avveniva l'irreparabile in ere più civilizzate, la risolvevamo a facce pari tirando al nascere del sole: sua la responsabilità del fenomeno, suo l'onere di imbrigliarlo.Una boccia di bacche scure distillate tra noi, del fumo.
Ma gli odierni son forse tempi urbani?
Ragion per cui eccomi qui sopra ad inaugurare una trilogia inversa cronologicamente, perversa artisticamente, confusa dialetticamente, ostica stilisticamente, debordante emozionalmente: tre film tratti da altrettanti capolavori di uno stesso autore, Jorge Amado; il più grande narratore sudamericano dell'ultimo secolo abbondante. Garcia Marquez spostati da davanti fammi la cortesia, Borges sei un rimasticatore.
Assicuro e spergiuro che ce l'ho messa tutta, per non arrivare a questo.Tutto è iniziato innocentemente nei commenti di Tropa de Elite., per ambientazione ed argomento indubbiamente ispirato alla produzione impegnata d'inchiesta di cui fu pioniere l'Amado meu. Capo a una settimana, il violentissimo peso stilistico dell'illustre bahiano aveva già prodotto i suoi effetti, nella recondita leva che mi ha portato a confrontarmi con una perla della mia gioventù, come spiegato lì in calce. Poi gli eventi sono precipitati.
C'è pure che il massiccissimo seguito della pellicola recensita dal sobillante Medico (TdE 2- il nemico ora è un altro) nel 2010 ha strappato per successo ed incassi lo scettro di  Più Visto & Amato della Storia dell'Orbe Carioca proprio al film che concluderà questa trilogia: Dona Flor e i sui due mariti (1976) viemmediciotto, il suo prodotto più noto. Quando ho scoperto l'esistenza di ben 10 altri ulteriori riversamenti in video, ho vissuto la stessa identica esperienza di cui ho già parlato qui. Curiosamente , anche i lungometraggi in oggetto presente dovrebbero avere, a posto dello spazio riservato al regista dopo il titolo, un sommario e sbrigativo -  di Maachicaspitavuoicheimporti l'ha scritto... perchè parliamo di opere girate, prodotte, interpretate e distribuite da adoratori degli scritti originari, destinate a fanatici lettori degli stessi.Senza nemmeno porsi millenari e sempiterni dilemmi traspositivi Carta Vs Celluloide, qui si tratta esclusivamente di fruizione elitaria e circoscritta a chi i libri in questione li ha amati, riletti, compresi, mangiati, mandati a memoria. E sono legioni.
Io sono tra loro; lo sono al punto da essermi visto questo Capitães da Areia, diretto dalla nipote dell'Autore due anni fa (appositamente per la celebrazione del Centenario della Nascita del Nonno) direttamente in Bahiano de Rua stretto ed analfabeta, senza sottotitoli nemmeno in finnico sud orientale, potendolo seguire tranquillamente, emozionandomi. Se le mie affannosamente curate ricerche non hanno fatto cilecca, dubito persino che esista una versione in idiomi vagamente più comprensibili.


I Capitani della Spiaggia sono I Meniños de Rua di São Salvador da Bahia de Todos os Santos,

mercoledì 28 novembre 2012

IL VENTO E IL LEONE (1975) di John Milius


Questa pellicola vi è offerta dalla Strana Trimurti.

Ovverosia: un fantolino sui nove anni tenero da abbottarlo a Fagolosi, nella parte di Brhama,un cinico vecchiaccio furbo, malevolo, avvinazzato e misantropo, nella parte di Shiva il distruttore dionisiaco, e stò nasuto Granpasso d'un Visnù che cerca di mettere una pezza alle di loro intemperanze; il tutto in confezione tre per uno, ovviamente. E non perchè (magari) mi stia trasformando in una versione gradevole di Deadpool per codesto piano dimensionale. Ma semplicemente perchè questo pantheon al curry mi ha squottato l'attico al piano encefalo appena ho preso in mano il dvd.
Oh...c'è che hanno pure ragione, beninteso.
Il Brhamino Giocherino mi fa, con gli occhi formato bambi di Yu Gi Ho :"UHHH il nostro filmone d'avventura-emozione preferitooooooo! Spade, berberi, la musica, il deserto citazioni a memoria, El Raisuli Super Ganassa. Ma sai che significa presentarlo sul blog??" . Ed il vegliardo Shivunito subito a dargli manforte, prendendomi a ditate le reni: "OH giovane! Guarda che non le fanno più, pellicole del genere: fotografia emozionale, dialoghi scalpellati nella pietra, attori ispirati, piani sequenza e cinemascope come se piovesse, la lungimiranza di un certo cinema che sapeva osare senza farsi accorgere. I sentimenti forti ma responsabili.la fierezza. Gli archetipi imbastiti e delineati sapientemente di due culture che guarda dove sono arrivate oggi..."
La premessa, come avrete capito, non viaggia certo verso l'obbiettività, per questa dissezione cinematografica, sebben gli elementi vi siano eccome. Quindi si va a sciorinarveli in trama stretta prima che gli altri due prendano troppo il sopravvento e scusandomi anticipatamente per le digressioni dei partecipanti alla stesura.

mercoledì 20 luglio 2011

FARENHEIT 451 (1966) di François Truffaut





La guerra è persa. La gioiosa macchina da guerra dell'Oscuro Primario ha da prima fiaccato il morale delle nostre truppe, quindi affamato i combattenti con un assedio lungo un mese, senza più rifornimenti la Medicheria del V Piano è divenuta la nostra prigione. Abbiamo sofferto la fame, sfiorato la follia, rischiato il vicendevole linciaggio. Allora ci siamo arresi. Il trionfante oscuro Primario ci ha imposto un armistizio crudele e devastante: i nostri stipendi dimezzati, le nostre famiglie deportate insieme a noi. Ci troviamo rinchiusi nel "Nuovo centro di Rieducazione della Mente Riottosa" presieduta dall'odioso Oscuro Orripilante Primario, a centinaia di chilometri dalle nostre private abitazioni, in una landa desolata e piatta, non un segno di vita per chilometri. Ricondizionano le nostre menti, intasando le nostre sinapsi con pellicole Distopiche ed Ucroniche. Ficcano nelle nostre menti rivoluzionarie il concetto che il cambiamento è male, la diversità di pensiero nociva, la libertà insensata. In questo momento c'è Farenheit 451 di Truffaut...la gioia delle immortali immagini è torturata da immagini subliminali di dolore e disapprovazione....la riprogrammazione è appena cominciata....



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Truffaut sperimenta il colore per la prima volta, lo fa con un film tratto dal romanzo omonimo di Ray Bradbury, e ne tira fuori una delle più belle pellicole di Fantascienza di sempre.
La miglior trasposizione cinematografica di un romanzo di Bradbury.
In un futuro più o meno prossimo la società civile  tutta è soggiogata dallo strapotere del media, omologata e fiaccata da uno stato repressivo, che osteggia il libero pensiero e brucia i libri,

lunedì 27 giugno 2011

IL DIVO- La Spettacolare vita di Giulio Andreotti- (2008) di Paolo Sorrentino



Giunge l'estate anche sulle desolate lande dell'Oscura Clinica, essa giunge dopo una primavera di intensi cambiamenti politici. Consci del "Gramsciano" richiamo, che ci vuole tutti "Partigiani", anche noi, personale medico e paramedico del reparto di Cinematografia Patologica, abbiamo parteggiato....e c'è chi ha pure, finalmente!,Vinto!!...
Ma siamo tutti ben consci che c'è stato un tempo ( e c'è ancora) in cui politica e oscure trame andavano a braccetto e tantissime sono state le pellicole che hanno cercato di disegnare queste nere parabole. Tra di essi IL DIVO, solleva ancora misteriose ombre fumose...


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Giulio Andreotti (un perfetto Toni Servillo), lo conosciamo tutti o no? (a meno di non essere stati su Antares negli ultimi 60 anni). L'uomo politico italiano più influente e potente dell'ultimo mezzo secolo, formatosi in tempi in cui la politica non era la barzelletta che è diventata oggi, ma un campo di battaglia duro e sanguinoso, ove tanti sono caduti. Lui no,

domenica 28 febbraio 2010

IO HO PAURA (1977) di Damiano Damiani




Torna il cinema Politico/Poliziesco sul "Blog di Cinema che non ti Aspetti!!".
IO HO PAURA è un film del 1977, che ben miscela e rende l'atmosfera di questo anno cruciale per la storia italiana. E' una spy story ambientata nell'Italia degli anni di piombo, all'indomani dei primi gravi attentati che funestarono l'Italia, ha un ritmo da poliziesco, deve molto in queto senso al cinema di Fernando DiLeo ed ai romanzi di Giorgio Scerbanenco, con in più una forte, anche se velata denuncia sociale.
Il Brigadiere Ludovico Graziano (un attempato Gian Maria Volontè) è un esperto poliziotto di mezza età,

lunedì 22 febbraio 2010

INDAGINE SU UN CITTADINO AL DI SOPRA DI OGNI SOSPETTO (1970) di Elio Petri


E' con un misto di orgoglio e commozione che vado oggi a parlarvi, di una delle mie pellicole preferite: INDAGINE SU UN CITTADINO AL DI SOPRA DI OGNI SOSPETTO.
Il film è magistralmente diretto da Elio Petri, regista che già negli anni precedenti si era fatto notare tra gli esponenti di un cinema di denuncia, politico, giornalistico e d'inchiesta.
E' il primo capitolo della cosiddetta "trilogia del Potere" scritta da Petri insieme allo sceneggiatore Ugo Pirro, che comprende oltre ad "Indagine...", i film "La Classe operaia va in Paradiso"(ancora Volontè protagonista) e "La proprietà non è più un furto"(con Ugo Tognazzi).
Il film vince ,nell'anno della sua uscita nelle sale, il Gran prix Speciale della giuria al 23° Festival di Cannes e l'anno dopo si aggiudica L'Oscar come miglior film straniero.
I protagonisti del film sono : un gigantesco Gian Maria Volontè, e una bellissima ed eterea Florinda Bolkan ("Una Lucertola con la pelle di donna").
 

lunedì 18 gennaio 2010

SALVATORE GIULIANO (1962) di Francesco Rosi


La pellicola di cui andiamo a parlare quest'oggi, riveste una grande importanza non solo nel suo genere (è un docufilm?, è un Gangster Movie? è un film "Politico"?), ma in tutto il panorama cinematografico nazionale ed Europeo.
"Salvatore Giuliano" è un documento ricostruttivo dei fatti, dei misfatti e dei grandi misteri inerenti la vita e la morte del bandito più temibile e famoso dell'Italia del terribile secondo dopoguerra.
Francecso Rosi lo gira in un bianco e nero accecante come il sole di Sicilia, nitido come dovrebbe essere la verità, oscuro come le ombre che si addensano a rendere parziale ,e non completamente trasparente,