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domenica 17 aprile 2016

HARDCORE HENRY (2015) di Ilya Naishuller



(Anteprima del Primario dalla Morgue)

Lo devo ammettere, non ho potuto resistere! Come diniegare l'invito congiunto del sommo Aristarco di Samo, uomo di tradizione mitologica, e del misterioso CF creatore di storie a vedere il film che s'annuncia essere tra i più innovativi e gGGgiovani del 2016? L'unico ad essersi pentito della scelta filmica è forse lo stesso buon Aristarco che ha dovuto combattere col Mal di Mare tutto il tempo, a riprova onorevole della sua totale lontananza dal mondo video ludico. 
Si sarà pentito anche il giovinotto che a 10 minuti dall'inizio è stato portato via dalla fidanzata imbufalita dall'ultraviolenza e psicopatia dei primi minuti, mentre lui non riusciva a staccare gli occhi dallo schermo?


lunedì 29 febbraio 2016

LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT (2015) di Gabriele Mainetti




Anteprima (postdatata) dalla Morgue


Avere la propria generazione a produrre contenuti ha indubbi vantaggi ma si porta dietro  SE grossi come l'estensione di una metropoli di media prestanza.
La teoria, spremuta dalla storia, postulerebbe l'assoluta normalità del meccanismo biologico della sostituzione anagrafica nella gerarchia decisionale e creativa: in un modo o nell'altro, è pressochè ovvio che per attrarre la fetta più ampia di Potere d'Acquisto, vengano chiamati a pensarsi prodotti quelli che la sentono, vedono o semplicemente sono stati svezzati, nello stesso modo dei potenziali clienti, mano a mano che le generazioni passano.
SE questo si traducesse ( si fosse tradotto o si tradurrà) papalepapale nella realtà automaticamente, simpaticamente e rasserenamente perchè meritorialmente, non ci sarebbe bisogno di dicotomizzare Teoria e Pratica.
Mi sa che sia pressochè ovvio anche questo.

mercoledì 9 settembre 2015

L'ODORE DELLA NOTTE (1998) di Claudio Caligari



Mentre Al Festival di Venezia del 2015 arriva un interessante film postumo del compianto regista Claudio Caligari dal titolo "Non essere cattivo". Qui, dai corridoi al cloroformio della Cinematografia Patologica riemerge, non-morto, il vostro Primario a celebrare, anch'egli, il regista di Amore Tossico nel suo secondo film del 1998: L'odore della Notte.


Remo Guerra (Valerio Mastandrea), poliziotto in forze alla "speciale" di Torino, appena può torna alla sua Roma di Borgata di fine anni70, dove insieme a complici variamente saltuari compie rapine in villa ai danni dei suoi concittadini borghesi. 
La voce narrante di Remo ci farà conoscere profondamente non solo i suoi complici: il sensibile e preciso Roberto (Giorgio Tirabassi), il superficiale Maurizio (Marco Giallini), Marco "il Rozzo" (Emanuel Bevilacqua), ma anche la borgata Romana che ha perso la poesia Pasoliniana per lasciare spazio agli acuti delle p38 e delle calibro 9. 

giovedì 30 luglio 2015

IL TEMPIO DI FUOCO (1986) di J. Lee Thompson


C'è stato anche il momento del summit editoriale annuale del reparto di Cinematografia Patologica.

O meglio: l'H.M. Stanley[senza Kubrick] di turno (mestessoilmedesimo) ha finalmente supposto di rintracciare il David Livingston dell'occasione nella giungla inesplosa dei fatterelli della vita: il Primario Dottor Massis, continuamente contumeliato per la convinta e continuata contumacia dalla publicazione nel e per il SUO blog che sarà quasi un anno.
Tradizionalmente, ecco che mi s'impone la sferza, la guida, la rampogna, le idee e il lauto giudizio di chi mi ha in cura, ospintandomi in questo spazio cinefiliaco di ghiotti recuperi e nuovi sbrillini per gli occhi.....
.....AhiMà invece, il mio luminare prediletto aveva in serbo solo criptiche quant'ermetiche esperienze da vivergli accanto, quasi fossi un tonsuratissimo padawan zen al niubbo, stenterellissimo, terzo anno su 5 di silenzio obbligato zitto & spazza presso il Venerabile del Tempio[1].
 Dapprima, ho consumato un lauto pasto insieme al Principe del Trash ,un  appassionato di arti marziali[2], ad un esploratore di narrazioni avventurevoli ed a una Fragoletta istruita nei migliori collegi, educata e raffinata[3].
Susseguentemente, in coppia con il pard di una vita, uomo quanto mai diverso da me, intelligente, professionale, quieto e compassato, la cui unica preoccupazione è quella di tenermi lontano dai guai che procuro a tutti con la mia esplosiva gaudenza psicotica[4], sono giunto ad un sacrario nascosto[5] e ivi sottoposto a temperature di fuoco[6] e indianate sciamanistiche[7], mentre gozzovigliavo ritrovando amici dispersi d'un'epoca remota che han salvato la situazione[8]. In mezzo, nessun interessamento nè commento, suggestione o consiglio, decisione od elenco di pellicole da sottopormi, solo musica ipnotica.

mercoledì 17 giugno 2015

CONDORMAN (1981) di Charles Jarrott





Sbarri la miopia atterrita di stille di futuro all’incerta tenebra delle abituali tre/quasi quattro, strattonato dalla cassa toracica che s’infrange sulla tachicardia del presente allucinato di disperazione ricacciata nei vasi sanguigni placcati d’angoscia, rinsecchiti, fuggiaschi, stremati di continuità alla vita. Quella becera ed ignorante del trascinarsi attraverso marcite malmostose di procrastini schifosi, vigliaccherie finanziarie, moralità addotta del necessario e bulimia alla voglia di fallire. Picconi l‘ardesia dell’inevitabile scheggiandoti le mani brancolanti una salvazione che non puoi nemmeno sussurrare, lacrimare o sudare; che devi rimanere qui, nel banchetto purulento delle perdite definitive, isteriche di fame dei tuoi visceri, golose di quel brandello di Essere abbandonato e povero di aria che ti rimane. E magari potesse risolvere l’unica cosa di cui t’abbeveri: il respiro tranquillo di ciò che hai creato per egoismo, da annusare in una stanza o abbracciare disperato d’amore non dato, biascicando semi di una vita non tua. 
Chiedendo e chiedendoti perdono di colpe che hai voluto per sentirti terreno, dilani urli muti di carne interna.
Nell’insensato fulgore di tutto il non fatto, che un crogiuolo metallurgico cola dentro le tue ossa più sottili scolpendo spine granulose in raffreddamento diaccio e crudele, balena un “Ma com’era?”.
Com’era prima? Ancora addietro alle gioie ed ai trionfi spensierati e furenti di quando crescevi?
Com’era, a quel tempo di canti lisergici ed inutili, sonnambuli in mezzo alle fate inconsce dell’infanzia.....?

lunedì 27 aprile 2015

Le Mini Rece: AVENGERS 2 AoU (2015) di Joss Whedon - A to Z

IL GIOCHERELLI: Il Dizionario Ragionato (!?!) che non l'avevate.

Il Professor Granpasso procede imperterrito nello zeitgeist imperativo di questa parte delle nostre vite nerdaiole macinando un CineFumetto dopo l'altro e sforna addirittura un'opera da consultazione che sta bene in ogni scaffale di spettatore dabbene.
Parole a caso, definizioni e giudizi antisociali, sputi sulla gnocca di turno, più contenuto di quanto appaia, più profondo di quel che si vorrebbe.



mercoledì 8 aprile 2015

TANK GIRL (1995) di Rachel Talalay



Un shabbat XXII, trottante l'inverno che avete appena avuto intorno, ero nel 1995.(Vent'annipieniFà Folks!!)
Intassellato gioiosamente nel mosaico bizzantino del mio Clan, due generazioni susseguenti di ambosessi più che famigli tra loro; guazzabugliante nei miei elementi di sempre, quelli liquidi e quelli botanici; pasciuto di tempo accresciuto; agile nella corrugazione cronica degli eventi, dove l'unica variazione sul sempre era il mutarsi della stagione; si sa quello: irrefrenabile. E quindi dal caldo icnussiko al freddino meneghino e giù tutti imbarazzati all'approccio in abbraccio perchè " Vestiti è dura riconoscersi al volo".

Si davvero che è vero: mi trovavo alla metà dell'ultimo decennio del secolo scorso come mai trascorso.
No sul serio: il mio Clan non è un'associazione di scambisti aiswiaidsciottiani.

Diciannove + 1 anni fa avevo in testa una ragazza e nel cuore un'altra, ed entrambe cercavano di convergere sulla stessa caratterizzazione fiabesca ed illusiva: "Ribelle, Sfrontata, Dolcissima" - si, poi anche skin/head punk-pop, fuoriiiditesta al 115 %, gnocca quanto solo Gwen Stefany riuscirà ad essere nello stile (dove Louis V.Ciccone non era arrivata per limiti fisici), scapestrata e distopica -
Sicchè, per l'ispirazione matta e disperatissima di una in cerebro/immagine, avvicinavo l'altra del cuore al jackpot che allora ancora non sapevo m'avrebbe riempito un deca di anni e m'avrebbe conciato che manco si augurerebbe al peggior nemico. Al miglior amico si, ma vien fuori una storia lunghissima e VOI non bevete così tanto.
In quell'epoca solo matta una figuretta femminile di carta ed inchiostri ben tirati aveva preso il comando delle mie aspirazioni esistenziali tantotanto al punto che alla fine praticamente l'ho avuta davvero, come si diceva sopra, e guarda come dove e quando si finisce, a volere donne fumetto: nell'intimistico ancestrale stralunato.
Parlare di Tank Girl, chiaroscuralmente, è soprattutto mitologia epica personale, vecchialmente ingombrante, magari un tantino pesa per chi mi leggerebbe. Masiccome, dal '95 del freddo incipit dell'anno  me la son portata dietro per recuperarvela, tanto vale lo si faccia come l'altra volta.
Tradotto: a parlarvi del bellissimo cartaceo rappresentante della Nona Arte ho chiamato un Professoroinista che mi fa ma davvero agio si occupi egregiamente SIA di Mitologia SIA di Fumetti SIA di scrittura bizzantina, che non è da pochi e da niente, farei notare. Mentre della bieca operazione di marketing, spedita a scatafascio ahimè anche per l'opra scaturente, procediamo senz'indugi.

martedì 30 settembre 2014

Le Mini Rece: GOMORRA - la serie - I stagione - (2014) di Stefano Sollima

E' raro che si parli di serie tv lungo i nostri ben noti corridoi. Questo perchè si cerca di evitare le faide tra Primario e suoi sottoposti, visto che tale campo mediatico pare sia uno di quelli che ne provoca di acerrime; con tanto di madri tirate in ballo e vecchi screzi dell'adolescenza, che come mostri della laguna riemergono. Il motivo? beh, leggetevi in un sol fiato questa mini-rece del Giocher, che vi vado a presentare, per farvi un'idea: solo una domanda: Come? COME? COME, Si può criticare un prodotto televisivo, e aggiungerei anche cinematografico, tra i migliori del panoramo italico? Come? Così:







Anteponete al tutto che ho un rapporto con la produzione televisiva in toto tale e quale a quella della famiglia italiana media rancorosa e bastarda con il proprio genitore ottuagenario residuo. Contatti domestici mai idilliaci, smagati e insofferenti, rottura geografica e logistica in post adolescenza senza quasi più sentirsi, abdicazione appena possibile ad oscuri brutti estranei saltuariamente telefonati per capire che il "coso" respira ancora. Commenti acidi su presunti meriti dello stesso passati o di principio.
Così,laido tale e quale.
Gli amici più intimi che ti guardano pietosi: " Dai: ma almeno ogni tanto passala a trovare. Magari non capisce ma fa piacere...." O che buttano lì episodi interessanti e sfiziosi per cercarti l'emulazione e veder se rinsavisci, ritorni nel novero dei passabili come umani.
Quindici anni che son quasi venti senza un TV e non sentirli proprio.
Evitando di arrivare a vestire un sacco di peli pubici di dromedario, lo sguardo incolto, la chioma cisposa e l'igiene pencolante, in posa su di una colonna farneticante e millenarista, dentro una grotta farcita di cavallette, ho le mie ancore di salvataggio nel comune civile consorzio: Scrubs,BUTTAFUORI alla follia religiosa, Boris davvero, per dire; e magari qualcosa di fumoso precedente ma dimenticabile...vedi Heroes la prima stagione.
Vedete ben che qui scrive chi s'è arenato a metà della quarta season di Breaking Bad nella completa serenità e sicurezza, con poco più di un soppracciglio corrugato per tutto quello che gli si era presentato fino lì. Ecco.
 
Un unico però a tutto questo: Romanzo Criminale del Sollima. Che se gli togli qualche grana grossa interpretativa nel finale, quella stanchezza fisiologica del comparto sceneggiatura all'ultimo quarto che oh, trovarne, mi garba veramente in tutto. Tutto, eh.
Argomento che da solo, pur con qualche renitenza in contemporanea alla messa in onda, m'acclamava allo stream of counsciousness Gioisiano ma sottotitolato appena possibile di quest'ultima infornata acclamata kriminalata.
E' stato orora possibile e quindi NO.
Per lo sviluppo di trama e personaggi, bruciati piatti inutilmente in quelli che solo dei primi sei episodi potevano essere 12 e avrebbero funzionato alla grande.
Per la poveraccitudine del budget che incredibilmente sembra essere stato profuso, a scapito di luci, spari, stunt, scenografie, costumi e soluzioni narrative, che invece all'inizio m'avevano fatto ben più che sperare.
Per lo spreco di ruoli in mano a cagnastri veri (nontutti,quandomai....), l'assenza di comprimari gagliardi ed ingombranti per la storia come si necessitava da essere.
E l'assenza criminale di una colonna sonora, intesa come temi interni originali ed anche come canzoni caratterizzanti, relegata al minutaggio o peggio rapinata a mano armata dalla Serie precedente. Per il buttare via ridendo l'apporto di una staffetta registica di peso atta a connotare i personaggi-chiave.
E' FIMMINE!! NDO' SHTANNO E'FIMMINE ?!?!
Per quelle cazzo di atmosfere notturne fisse azzurrino partenope che spanavano male dopo la sedicesima.
Soprattutto e infine per la malnascosta profonda e sfacciata connotazione razzista del tutto, laddove, al netto di tutta l'Etica della Messa in Onda possibile, Napoli e la sua Criminalità Connotativa viene , sicuramente a ragione ma non qui, defraudata di quell' acquarellata umana ed epica che si era riusciti a dare in ogni messa in schermo malavitosa delle altre realtà, dalla Milano di Vallanzasca, passando per Sicilia e ovviamente Roma.
Sarà colpa degli attori, L'Immortale Cirù su tutti che lo volevo morto alla terza puntata per impossibilità ad esprimere un'idea n'faccia. Sarà colpa del Rancore Savianese, o dello zeitgeist che vuole Genny a' Carogna sullo schermo quasi la Finale di Coppa Italia fosse uno spottone promozionale Sky.

E primo fra tutti i motivi la schpaccimmata degli ultimi, ingestiti, inguardabili e per giunta inascoltabili tre episodi.
NO: non ci stò affatto senz'pensier.

[Questa recensione di Giocher è andata in onda in forma ridotta e senza l'ausilio di immagini per destare un sereno dibattito sulla cosa in esclusiva su FB]

Giocher G

giovedì 21 agosto 2014

MAN OF TAI CHI (2013) di Keanu Reeves


Ciè che ci sono attori feticcio e attori fantocci. Lo si sa; e parvimi che ne abbiamo già parolato (il link non ce lo metto, che abbiamo bisogno, al puro scopo ricreativo smargiasso, di addavenire alle Cientomilla visite. Indi frugate).
Ma poi le Icone. Quelle rappresentative d'Epoche, Generi, Stili e Momenti. Quelle checcome le vedi fai: Ehilà, SiSi, Ecco! Vààcche-roba. Come anche gli attor Icani, che è un altro bel gruppone pasciuto; quasi pastafariano.

Equi che abbiamo? Ne abbiamo? Quest'anno si . Quando uscì questo film no, dice che era di drago.
Maccomunque si diceva delle icone, e io intendevo profiquamente in sol questo caso artistico di icone del desktop, eh già. Figurette sempre uguali a sè stante, fisse, utili alla bisogna e solo al quando, che ti occupano il loro posto al monitor senza dare troppo fastidio, umilmente delimitate ed onestamente collocate di ambito e ruolo. Non un "Cestino" o un "Avg" o un "Torrent" o un "Thor" -che io non ne ho, parlo solo per sentito dire, s'incanadesi bene- ma nemmeno un Windows Internet Explorer additato a sputi se te lo trovano. Insomma, fatevelo voi l'esempio esemplificativo calzato, che io devo arrivare a parlare del regista esordiente.
Io a lui sono molto legato coll'affetto perchè è il primo fattOne che ho intelleggiuto sullo schermo in piena, epica, disinvoltissima interpretazione accanto all'ammmiconissimo Fiume Phoenix parlandone-da-vivo, in quel capolavoro che fu I Love you to death dell'Anno di Grazia 'Novanta, dove si fregiava di un'uscita di scena molto tanto più che antologica:


Bellissimo.
C'è anche poi quella bella volta che fui fermato

martedì 17 giugno 2014

Le MiniRece: X-MEN- GIORNI DI UN FUTURO PASSATO (2014) di Brian Singer

Battezziamo oggi una nuova rubrica.
Una sorta di esperimento che coniuga l'esperienza del MicroBlogging sulla pagina FaceBook "Le Pellicole del DottorMassis" (da sempre legata al Blog di cinema che non ti aspetti) con quella più approfondita e ragionata dei nostri Corridoi. La frenesia, il poco tempo, i mille impegni della vita hanno contratto il numero di post e con esso le occasioni di approfondire  e raccontare noi stessi attraverso i Film. Negli ultimi tempi maggiore e più produttiva è stata l'attività sulla pagina nel Network Sociale, in una sorta di stream of consciousness breve in cui, spesso dopo aver visto un film o una serie, il vostro Amichevole Primario di Quartiere DottorMassis ed il suo socio Giocher commentavano ,a volte lapidariamente altre poco più approfonditamente, opere d'ingegno cinematografico di varia natura. Nascono così le Minirece, brevi e, speriamo, esaurienti recensioni che la frenesia non ha voluto fossero grandi recensioni!

Spiegati gli intenti, partiamo con l'ultima, in ordine temporale, fatica visiva a cui è corrisposta una breve fatica scrittoria su l'ultimo capitolo della saga degli X-Men di Brian Singer: DAYS OF  FUTURE PAST.


Ebbene Si, dopo anni di inedia e poltronite acuta, smosso il nostro sacrosanto posteriore dal divano verde vomito, ci siamo recati allo Cinematografo per la visione (accompagnata da Popcorn e Seven Up) del nuovo film sui mutanti tanto amati (rigorosamente no-3D).
Brian Singer torna alla guida e il suo tocco si vede e si sente.
Non è uno che indugia troppo sulle scazzottate il buon Brian, anche se dobbiamo dire, da fan assatanati, che avremmo voluto vedere qualche scontro mutanti / sentinelle in più. Ok, nella linea narrativa futura (dove si è visto Alfiere e Blink!..finalmente!) gli scontri ci sono e sono pure belli, però , visto che siamo amanti di vecchia data non solo dei film ma anche dei fumetti, qualche combattimento in più con le Sentinelle modello 1.0 lo avremmo voluto.
I robottoni prima versione sembravano così belli nel loro sgargiante violetto che ci avremmo visto bene il buon Wolvie a smontarli pezzo per pezzo con i suoi artiglioni (anche se nel 1973 gli artigli erano ancora ossei). A proposito: ormai abbiamo uno Hugh Jackman completamente Wolverinizzato, spettacolare nella versione attempato/giovinescavezzacollo, una compenetrazione nel personaggio che ha eguali solo dalle parti di Robert Downey "Iron Man" Junior. Buono anche lo sforzo di collegare gli altri film della saga a questo episodio, in pieno stile Marvel continuity. Come al solito molto acconcio ilgiovine Xavier interpretato da James McAvoy, ho apprezzato soprattutto il parallelismo, mica tanto sottile, fra il siero, che gli riconferisce l'uso delle gambe ma lo priva dei poteri telepatici e della voglia di lottare, e l'Eroina, anche nella nostra realtà, tanto (troppo) diffusa negli anni 70.
Ho visto il film con uno spettatore completamente digiuno di fumetti che mi ha detto di aver seguito e capito tranquillamente tutta la storia e i collegamenti, questo è un pregio della versione cinematografica degli X-men, perchè uno dei difetti maggiori del fumetto, se non lo segui con certa assiduità, è che finisci per perderti nei mille rivoli della continuity Marvel, mentre al cinema, e in particolare in questo film, questo non avviene quasi mai. Certo non siamo ai livelli di Xmen First Class, che risulta essere un film più completo, con un sense of wonder più profondamente stimolato, senz'altro, dalla curiosità di voler vedere l'interpretazione dato della giovinezza di Xavier e Magneto, degli azzeccati coprotagonisti mutanti scelti, delle modalità del loro utilizzo. In Days of future Past si è voluta la quadratura del cerchio, si è osata qualche cazzatina di troppo (circondare la CasaBianca con uno stadio? andiamo, ci si aspetta molto meglio dal signore del Magnetismo interpretato da Fassbender...), si è introdotto il concetto di paradosso temporale (argomento sempre caro alla fantascienza), si è dato il La al prossimo capitolo, dove verrà introdotto uno dei nemici più acclamati e amati/odiati : En Sabah Nur in arteApocalisse!!! Già ci tremano i Baffi!

DottorMassis

Riprodotto integralmente da:

giovedì 12 giugno 2014

KRIMINAL (1966) DI Umberto Lenzi


Sarà che Cagliari si candida a divenire Capitale della cultura europea per il 2015 (veramente!), sarà che il capoluogo sardo ha sempre avuto uno stretto legame col fumetto e col cinema, sarà che non è cosa di tutti i giorni poter vedere proiettato in sala un cinefumetto degli anni 60, sarà quel che sarà ma presso la Cineteca Umanitaria Sarda di Viale Trieste 118 c'è una rassegna  denominata "Cinema e Fumetto 2014".
 Nulla di strano o particolare, se  nel programma della rassegna non comparisse un film succosissimo, acconcissimo ai Corridoi della rediviva e resuscitata Cinematografia Patologica, risonante e retrò, in questi tempi di Cinefumetto ipertecnologico: parliamo del gioiellino KRIMINAL del 1966 diretto da quel monumento nazionale di Umberto Lenzi. Un vero e proprio Cult (o Kult?) della cinematografia e del fumetto mondiale   Poteva il vostro amichevole Primario di quartiere mancare ad un appuntamento così gustoso? No che non poteva,

lunedì 25 novembre 2013

DICK TRACY (1990) di Warren Beatty


Nel buio spento,bagliori cromati di tinta acrilica ben temperata. Così si sceglie di riprendere il giro visite del reparto di Patologia Cinematofila, latitato oltre il lecito ed i propositi con la massima nonchalance.
Ad attendermi nell'ingresso di linoleum impolverato d'assenza, una tagliola da orsi di quelle medioevali quanto rugginose e fetenti: la recensione di un cinefumetto oltre il definitivo, il capisaldo, l'inarrivabile, l'oltraggioso destino. Questa.
 Che, una volta terminata, prende la Nota Astina della Qualità di un giudizio analitico non professionale su di un filmetto, la infila in un vettore Soyuz e la spara decisa nel perielio di Titano. Mantenendone comunque la valicabilità esclusivamente in fosbury. Rincorsa a 4 metri e scarpini di telaccia. Tre tentativi e fuori. Da qui da noi.
Maiomidomandoechiedosesipossalasfiga.
Presomela a coppini con medesimo stesso abbondatemente, prima che il Primario Dottor Massis possa mettere i guantini di lattice sulla mia scarna carcassa col buonumore paterno scanzonatissimo che lo contraddistingue, in questo eroico periodo in cui stà smettendo PER LA TERZA VOLTA di fumare; dopo aver infierito su di uno spigolo portante dell'edificio in granito addove son locati i nostri uffici col pube, rimarcandomi a voce alta la piena responsabilità del temporeggio indeciso e distratto che mi ha avviluppato, in questo fine anno volto alla rincorsa del fatturato al sesto zero; mi reco indolenteinzito in una landa retròrica e storica vagamente onirica, infantile, pittata a pennello vero su matte in acetilene. Uno sgabuzzino accogliente tappezzato di archetipi derivanti e derivativi in numero vasto quanto le luci di una città:

Tipo

martedì 16 luglio 2013

WANTED (2009) di Prabhu Deva [3-4]


ECCE OMO

Dite la nuda e cruda verità.....più nuda e cruda di LUI qui sopra: quanto tempo è passato dall'ultima volta che avete visto un film che va in crescendo rossiniano nel finale? Una pellicola prodotta nell'ultimo, chessò decennio, almeno, che non svacchi schifa sgonfia sull'epilogo; che promette e seduce per idee, ambientazioni e storie per la durata di una farfalla data alle fiamme dal solleone nel mezzogiorno della sua esistenza, eppoi invece s'accascia, spompata dal down di botta del suo sceneggiatore tossico ed in sciopero creativo prolungato, appena dribblata la trequarti. Quante, quante opere vi hanno imbizzarrito per l'arraffazzonata conclusione a scapito di logica, dialoghi, ritmo?
La maggioranza, ne sono consapevole.  Un mucchio.
E' un fattore di decadenza culturale, di abbassamento della durata della soglia di attenzione media. Del multitasking imperante, delle multinazionali delle reclame. Del Drive In e del Bagaglino. Di Michael Bay (che cazzo c'entrino quest'ultimi, chiedetelo ai citati: ce l'hanno TUTTI. SEMPRE. Con loro....)
Si dà invece il caso che nella factory della Settima Arte situata nel Sub Continente Indiano, che proprio in questi giorni celebra i cent'anni di attività frenetica, codeste scostumanze occidentali non ce l'abbiano. Vuoi per tema del pubblico particolarmente sanguigno, che è un attimo che, deluso o addirittura annoiato, ti parta con una carneficina interrazzialreligiosa da morti ammucchiati agl'angoli delle strade; vuoi per vigoroso ossequio alle regole del cinema di un tempo più Fausto (ma anche Tommaso, Ruggero o Pino, per carità); vuoi per un fattore meramente antistatistico e stòcastico (trad: puro culo) che mi ha offerto incredibilmente la visione si, di un'inezia di quel ponderosissimo catalogo, ma tutta caratterizzata da uno sviluppo come Brahmacomanda della struttura narrativa, con tutti i pezzi montati (si fa per dire) al loro posto e poi spremuti ed intrecciati saldamente per estrarre il succo della faccenda finale.
Ecco qui, per molti ma non per tutti, per chi l'ha visto e per chi non c'era, per tutti coloro che non si sono persi d'animo di fronte a post con qualche minuto d'attenzione da dedicarvi in più, rispetto ad un cinguettio da dislessici dissociati disimparati dealfabetizzati, il gustoso guiderdone per la fiducia e l'entusiasmo dimostrato.
E già lo so che serpeggia persin tra i fans più sfegatati il dubbio legittimo di che fine abbia fatto il film  Action/Gangster/Pulp/Poliziesco che posters e presentazione promettevano, dopo aver sopportato più di un'ora di bagatelle tra fidanzati, trip glassati e timide promesse di violenza davvero convinta. Ne sono assolutamente consapevole.
Proprio per questo ho appositamente lasciato la locandina originale di lancio, il cartonatone gigante che appariva ovunque la sera della premiere, per ultima, tra le disponibili usate per l'intestazione, in omaggio alla linea narrativa della pellicolona epica, che da ora fino in fondo vi travolgerà come un maglio da demolizione per twistate vigliacche, shoccanti rivelazioni e l'abbandono completo di ogni briciolo di romanticheria zuccherosa latente. Finalmente.

domenica 14 luglio 2013

THE HAUNTED WORLD OF EL SUPERBEASTO (2009) di Rob Zombie

 
Ecco che come al solito, il socio Giocher, ci ha messo nei guai... Dovendo intervenire a tappare il buco nero lasciato dall'attesissima terza parte di Wanted, eccomi qua, con il solito ed annoso compito di rompere l'armonia dell'universo. La situazione è imbarazzante.... Come fare da corollario alla coloratissima e tripartita review che ha inaugurato la sezione Bollywood, Bollywood, con Wanted? Come eguagliare in protervia, sdilinguimento e superfantastica ironia il socio Giocher? Forse è impossibile. Ma noi ci lasciamo guidare dentro l'animazione, per tornare bambini guardando Cartoni per Adulti (un pò schizofrenico nevvero?), viaggiamo nel colorato mondo di MonsterLand guidati da Rob Zombie in persona. Affianchiamo el Superbeasto nella sua discesa agli inferi e che il GrandeBosone ce la mandi buona!!....
 

El SuperBeasto è un ex Superstar della LuchaLibre che vive una vita erotomaniaca potendosi ancora sostentare con bieche pubblicità e goduriosi provini per film porno, di cui è regista ed attore. Ha anche una sorella el Superbeasto dalla maschera perenne, ma non una comune, lui ha Sandy-X (doppiata dall'incantevole signora Sheri Moon Zombie) una gnoccolona bionda superagente segreto, benda sull'occhio alla Nick Fury, culo d'acciaio, generalmente alle prese con Nazi-Zombie, (delle volte Werewolf Nazi Zombie) unico baluardo contro il ritorno del Terzo Reich Zombesco ai giorni nostri che nemmeno Capitan America col Teschio Rosso..

lunedì 24 giugno 2013

WANTED (2009) di Prabhu Deva [2-4]



 Benritrovatissimi al secondo segmento narrativo di questo viaggione nell'epica ipercinetica di un mondo cinematografico ALTRO come pochi possono essere. Foriero non solo di smargiassate registiche, costumanze scostumate e momenti mori ad un certo modo anche occidentale di imbastire trame e mettere su digitale personaggi incresciosi, ma soprattutto di squisita inconsapevolezza di mezzi espressivi, drammatici nel comico  e scompiscianti nel tragico, di accostamenti d'abbigliamento rivoluzionari del pranzo in panza.
Si può però davvero pretendere di relegare nella semplice inadeguatezza cognitiva dei fabbricanti, un segmento così prepotente del broadcasting mondiale, che vanta appassionati in tutto il globo terracqueo, Italia compresa (senza far leva necessariamente sui numerosissimi nativi in diaspora) ? Qui folle deliranti si bevono le seghe di Twilight , Fast & Furios, American Pie o serie televisive/reality destinate ad un targeting dichiaratamente stazionante un quattro gradini al di sotto della nicchia evolutiva Sapiens ... e vogliamo essere proprio noi a giudicare? 
Si legga, ad esempio, la review fatta all'epoca del lancio, dall'autorevole Times of India.( Per in non anglofoni riassumo informando che il film viene presentato e categorizzato perfettamente in un filone "datato" di due decenni rispetto al gusto attuale Bollywoddiano. In pratica: un'operazione di riesumazione di uno stile action macho alla "Jimmy Bobo"  & Co.  ANNI PRIMA di quest'ultimi. Con il medesimo successo di pubblico e critica.)
Ma ciancio alle bande, come direbbe il Dotto.EhiOohh!
Belli freschi ed atticciati, appizzati e atterriti, eccovi, sempre a passo praticamente e bollywoddianamente uno, sessanta ulteriori minuti di WANTED!!

martedì 11 giugno 2013

WANTED (2009) di Prabhu Deva [1-4]


Da qualche tempo ho una nuova turpitudine. Chi può sapere se derivi dalla contaminazione continua cui sono sottoposto nel bivaccare  in una realtà anagrafica che vede ufficialmente i casati Hindi superare quelli autoctoni; se attraverso i timpani il gloggottio, alieno a qualsiasi fonema cromosomicamente consono, sparso incessantemente per le strade, abbia riassettato quotidianamente i gangli neurali del gusto; se le mie froge siano state troppo a contatto occasionale con cipolle indiane mefitiche e curry strafritto nell'aglio, sballandomi la mitica Sospensione dell'Incredulità, o semplicemente se mi sia addentrato troppo spesso in luoghi del Blogverso dove assisto inorridito ed impotente ad elegie di qualsiasi nefandezza registica ed attoriale, scritte con la più entusiastica cruda ignoranza di mezzi e linguaggi. Chissà.
Sarà che la leviatanica landa cinematografica con sede a Mumbai, dai confini sterminati e gremita di prodotti quanto di persone il  paese, ha sempre operato su di me un fascino blasfemo, un richiamo mutuato dall'antichissima mitologia di quella incresciosa multicultura monociglio che brulica penzolando da 10.000 anni sotto il massiccio orografico più imponente della crosta terrestre.
I motivi saliranno a galla dal maelstrom mano a mano che ci addentreremo insieme e per la prima volta in questo universo bambino e vegliardo, insieme ingenuo e pudico quanto spregiudicatamente decadente di stravizi osceni reiterati nelle ere. Per farlo, ho dovuto prima impratichirmi sul campo di generi e realizzazioni, sciacquar panni in Gange, distinguere di decenni produttivi e filoni etnici, discernere su graduatorie alfabetiche impensate, superare trincee ampie e profonde scavate dal gusto occidentale, l'ottica paneuropea, dal palato viziato e selettivo comunemente detto Sciccoso e Radicale dai tamarri.
Si: ho preso il vizio del Cinema di Bollywood.
E' cominciato tutto a piccole, spassosisime dosi, come sempre. Sbellicanti spezzoni, trailer ODDIOMACHEE''?!?, paradossali mimiche arciconvinte, notizie fantasiose ammantate di cruda realtà, cifre scandalose di produzioni e odience, interpeti maschili di greve ed affranta bruttezza adorati come divinità, divinità femminili di somatica ultraterrena ad interpretare attrici. Sarebbe semplice paragonarne impatto e assunzione gustativi a quello che si ha con la gastronomia locale. Semplicistico e fuorviante: qui ci vuole molto più stomaco, e un palato calafatato con la ghisa. Ma non solo: è un esercizio intellettuale estraniante e generoso, un viaggio interplanetario e temporale, verso una meta stilistica e componitiva remota nel nostro futuro culturale ma in cui, inconsapevolmente, l'Occidente stà muovendo i primi passi.
Con all'attivo decine di ore di lungolunghissimimetraggi (la media si aggira nei 150 minuti a botta), autentici parchi a tema di sterminante caleidoscopica idiozia involontaria, trashumine elevato al cubo su vette inesplicabli di orrori estetici, sfondoni di sceneggiatura commensurabilmente pietosi, montaggi di pellicola gettata volontariemente attraverso un ventilatore, inquadrature ubertose nella loro leziosità involuta; ho deciso di mettere a parte i colleghi di Cinematografia Patologica dei miei orgiastici ottovolanti di visioni smandrappate, con una selezione esemplificativa di quello che al di qua del continente indiano è considerato il Bollywood Style.
Ammessa l'osticità del soggetto, non mi accontenterò di una vigliacca descrizione, magari allettante, per poi nascondermi in attesa che qualcuno abbia il coraggio e la charas bastante per sorbirsene la visione. Nossignore.

giovedì 30 maggio 2013

I TRE DELL'OPERAZIONE DRAGO (1973 ) di Robert Clouse



MioCognato ha dei gusti semplici e precisi in fatto di Cinema.
 Ama le scazzottate in ogni loro forma!.
Va in solluchero per" il doppio schiaffo di Bud Spencer", è l'unico che io conosca in grado di guardare anche cinque volte di fila, capolavori immortali quali "Io sto con gli ippopotami" (1979)   o "Banana Joe" (1982), tornando indietro col rewind alle fasi salienti di ogni fajolada di cazzotti che scoppia, sempre più esaltato, come le vedesse per la prima volta. In pratica gli piace il "cinema di menare" ! Nel suo amore sconfinato per l'Action in ogni declinazione, non disdegna nemmeno quella ciofeca di Steven Seagal o i bei film d'azione ameriggani degli anni ottanta alla "Arma Letale" o "Beverly Hills Cop", l'importante è che ci sia la giusta azione e da menare, ma menare serio! Di qui al cinema di Kung Fu il passo è breve. Chi meglio del grande  Bruce The Dragon  Lee, quando si parla di kungFu e di menare?  Quale suo immortale film è degno di allietare la nostra serata di Festeggiamenti Cinematografici per la Nascita della mia Erede? :
 " I Tre dell'Operazione Drago"
(a.k.a. ENTER THE DRAGON)
che qualcuno ha avuto pure il coraggio di definire il "Via col Vento" del KungFu Movie (..sic!..),
che MioCognato ha visto in tutte le salse ed oggi vuole ririvedere, perchè è in vena di romanticherie, è diventato zio, sapete...
UH! AaaH!
  Mister Lee (Bruce Jun Fan Lee) è un grande maestro di arti marziali, viene
raggiunto nel suo eremo/tempio (realisticamente) Shaolin da un Signor X, agente dei servizi segreti di Sua

lunedì 18 febbraio 2013

TROPA DE ELITE (2007) di Josè Padilha


Quando di sabato sera Terenzio the Dragon ed il  BellAntonio si presentano alla mia deleddiana magione, carichi di quattro Ichnusa® gelate, formato famiglia, Quando gli Elii partecipano a Sanremo e vincono tutto quello che c'è da vincere di serio, indipendentemente da ciò che vota l'italiano medio tramite il maledettissimo televoto, Quando, all'una di notte, passa su RaiQuattro: Tropa de Elite (Gli squadroni della Morte), il divano verde vomito della sala audiovisivi non può che ingurgitare le nostre membra e la Cinematografia non può che essere Patologica.

Brasile. 1997. Rio De Janeiro. Roberto Nascimento (Wagner Moura) è Capitano del BOPE, la truppa d'assalto più temeraria, integerrima, rispettata, temuta e violenta della nazione. La guerra che si combatte, quella per cui questa Truppa D'elite è nata, è quella, annosa e insolubile, contro i trafficanti di droga all'interno delle favelas, lasciati troppo liberi dai corrotti poliziotti comuni.
Una guerra sanguinosa, dove i metodi di chi dovrebbe portare l'ordine sono i medesimi (in certi casi ancora più efferati) dei creatori di caos che si combattono. Farsi temere dai cattivi, essendo ancora più decisi e sanguinari.
Stressato e stanco di questa vita, alla ricerca di stabilità con la moglie, in attesa di un figlio, Nascimiento vuole lasciare, non prima di aver trovato un sostituto, un uomo con le giuste doti. L'occasione di trovarlo si

venerdì 7 dicembre 2012

THE BAYTOWN OUTLAWS (2012) di Barry Battles

 

Brick (Clayne Crawford), Mc Queen (Travis Fimmel) e Lincoln(Daniel Cudmore) Oody sono tre fratelli del dirty south Alabama. Cresciuti da un padre violento ed assassino (apparteneva pure al Ku Klux Klan), ne vengono fuori , balordi, ignoranti, completamente rincitrulliti, nonchè delinquentissimi. Dopo la morte di papà Oodey (nel lontano 1986) alla loro diseducazione pensa lo sceriffo Henry Millard (Andre Braugher), che sfrutta la tendenza antisociale dei tre per farne una squadra di killer di altri delinquenti, rendendo la contea sotto il suo controllo quella col più basso tasso di criminalità, garantendo impunità ai fratelli Oody e  facendo eliminare "la feccia da altra feccia"... Durante una loro "azione di pulizia" i tre vengono assoldati dall'incandescente Celeste Martin (Eva "casalinga disperata" Longoria), che per la modica cifra di 25 mila testoni chiede loro di recuperare il  figlio disabile Rob (Thomas Sangster) dalle grinfie dell' ex marito Carlos Lyman (Billy Bob Thornton), Boss della droga Texano... Il recupero avviene, ma non la morte di Carlos che ,miracolasamente scampato all'attentato, scatenerà contro i nostri eroi redneck ben tre squadre di Assassini, composte nell'ordine da: Puttane motocicliste Letali, Posse di Camionisti Pirati Niggaz ed infine Banda di Pellerossa scalpatori (giusto per non tirare in ballo troppe minoranze...).
Brick, McQueen e Lincoln avranno delle belle gatte da pelare. In una esplosione di azione, adrenalina, battute politicamente scorrette, scazzottate e belle tope , troverà spazio l'agente governativo  Anthony Reese (Paul Wesley) deciso a fare luce sui troppi delitti dei tre e sulle connivenze dello sceriffo Millard...


sabato 6 ottobre 2012

IL CAVALIERE OSCURO: IL RITORNO (2012) di Christopher Nolan


Nella vita ci sono cose che ti prefiggi di fare in un determinato modo, ma gli eventi, il caso o la naturale tendenza di tutto all'entropia dettano loro legge . Guardate me, per esempio, mi ero ripromesso di non parlare del Cavaliere Oscuro il ritorno finchè non fosse stato dimenticato da tanti ,o almeno fino a che non avessi visto tutti i componenti della trilogia (mi manca giusto il Batman Begin primo della saga, ed ho amato il Cavaliere Oscuro ed il suo BrokebackJoker!! ).
 Avrei voluto descrivere in un'unica esaltante review la trilogia Nolaniana, primo grande colossal tripartito degli anni 10 del XXI secolo. Invece, complice un vecchio amico che non vedevo da mesi, un multisala che offre la visione a soli 2euri e50(!!!) (solo il lunedi) e il fatto che sia passato ormai un mese dalla sua uscita ufficiale, decido altrimenti.
Fila F, posto 10, popcorn, limonata ... Che lo spettacolo abbia inizio!!!.



 Sono passati 8 anni dalle vicende raccontate nel capitolo precedente. Batman (Christian Bale con maschera) ha fatto ricadere su di se le responsabilità dell'incidente ad Harvey Dent (che l'opinione pubblica crede morto, ma che è diventato , impazzendo, il temibile e deturpato DueFacce), venendo percepito di fatto come un criminale e sparendo dalla circolazione.
Bruce Wayne (Christian Bale senza maschera) è depresso di brutto, si piange addosso , è abulico e pure un pò zoppo. Il batsegnale è vecchio e polveroso ed il Commissario Jim Gordon (Gary Oldman)non è da meno.
Gotham  non ha più il suo eroe,