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martedì 19 maggio 2015

IL RACCONTO DEI RACCONTI (2015) di Matteo Garrone



Anteprima (postdatata) dalla Morgue

Uagliù, c'hann fatt o'pakk.  Essì.

 A tutti voialtri che passate e leggete, leggete e passate ma mai che leggiate abbastanza, ne hanno fatto diversi ed alcuni specifici che poi vi narro.
Al personaggio che rappresento nella vita reale, diversamente, ne hanno fatto uno solo e per definirlo userei tranquillo il termine "Contropaccotto" di PupiAvatiana memoria e qui ci spiego subito.
Alla prima visione del trailer, data astrana 15 del mese scorso, così parlai sul dominio di MarkZuck: <<Eh ma nessuno mi aveva detto che Garrone s'era messo affare GhemsofStronz per il grandescherNo!>>
Alchè, per il semplice motivo che effettivamente tutto richiamava a quella serie, dall'ambiente al cuore masticato, dal nudismo all'orco, dal nano al drago -che mai ne vidi un due minuti e nemmanco ho la lontana curiosità, ma che è companatico del mio Primario- quindi tanto mi bastava, glissai glassato.
Allora, poi.

martedì 28 ottobre 2014

LE STRONCATURE CHE NON TI ASPETTI (2014) di AA.VV. Cap.2

- Grazie ad Anna Do-


Gli alieni esistono? Sono in mezzo a noi, intorno a noi, in molti casi siamo noi ?

I concetti di "Sacro" e "Indiscutibile" sono fondamentalmente aprioristici artifici soggiacenti all'Utopia, indi risibili minchiate?

I cineasti sanno cosa ci sia Là? Oltre lo Schermo, Dall' Altra Parte ?

Ph'nglui mglw'nafh Cthulhu R'lyeh wgah'nagl fhtagn ?

Il nuovo capitolo dell'Antologia più educativa del Merenghetti per i filmaker d'ogni risma, avanza ricolmo di gioie sempre più approfondite, misurate ed espressive, alla ricerca d'ineffabili risoluzioni a domande lecite e permissive.
Come da volta scorsa, Autori revisionati, controllati e Garantiti NOTroll/No azzecchini/No iconoclasti per diletto, fonte sotto al titolo per assicurarsi di potergli con comodo cercare indirizzo, muso e mail e una particolare cura certosina per i contenuti intelligenti.



martedì 21 ottobre 2014

LE STRONCATURE CHE NON TI ASPETTI (2014) di AA.VV. Cap.1






Internet è la definitiva risposta allo specioso quesito sulla dubbia utilità del Suffragio Universale?

Si possono recensire recensioni senza ausilio di metalinguaggio?

L'analitica frasaria e completa sprivata della consapevolezza dell'Io Cosciente è Comunicazione?

Esistono Dimensioni Umane parallele e devianti?

A questi ed altri sprofondati interrogativi si possono dare risposte esaustive. Si.
Lo faremo qui, antologizzando pareri, analisi illuminate, opinioni palesi e ben fatte (?), più che controcorrente totalmente esterne ad un civile consorzio, che anonimi eroi ed eroine obliati dalla storia, che appartiene sempre ai vincitori, hanno immolato sul palcoscenico del "Dico qualcosa anch'io -> ESISTO!!" (Vomito Ergo Sum).
Si riporteranno copincollati & compresi di orrori ortodidattici solo pareri verificati, non provenienti da trolloni di caverna ma da genti use alla filmografia tutta, robusti nel loro bagaglio culturale cinefilo. Il collegamento ipertestuale del titolo (unico nostro commento) riporterà con fede la fonte di tanto spasso; a seguire, la locandina dell'oggetto di tanto disdoro, così : per gustarsi meglio la sorpresa scrollando....


sabato 21 giugno 2014

Le MiniRece : LO HOBBIT - LA DESOLAZIONE DI SMAUG (2013) DI Peter Jackson.

Il Giocher, si sa, è un vorace lettore.
Uno di quei lettori che si fanno fuori due novelle in tre riprese, a colazione legge Saggi ed a cena, per stare leggero,sfoglia Trattati di Esoterica del mago Alistair.
La saga del RRRoboante Tolkien se l'è più volte polverizzata a partire dalla preadolescenza  (mentre il vostro Amichevole Primario di Quartiere è sempre rimasto piuttosto freddino rispetto a tutto sto polpettone assolutizzante e Fantasy) uscendo completamente di testa  quando, ormai più di dieci anni fa, si è iniziato a parlare della versione filmica del Signore degli Anelli. Hanno quindi deciso di Filmizzare Lo Hobbit, fino ad arrivare a LO HOBBIT - LA DESOLAZIONE DI SMAUG
Insomma, quando è troppo è troppo, quando si insiste a far figliare la gallina dalle uova d'oro senza un costrutto anche il fan più accanito si fa girare gli Zebedei ....
Mancavano pochi giorni allo scorso Natale, e con un breve e telegrafico messaggio apprendo tutto il disappunto nel mio collerico socio, ma sentiamo i come e i perché dalla viva ed esagitata voce del nostro:


#LOBBIT : la desolazione di Smadonnamenti
Siano ringraziati Hoffmann e Dioniso, chi solitamente legge qui sopra, certe pellicole manco le considera.....Ma alcuni di voi, rei del proprio nerdismo insito concupiscente, invece SI. 
A coloro mi rivolgo.

Pensavate di aver evaQquato a spruzzo già con strenuo livore al primo capitolo della saga di "C'ho l'mutuHobbit" ?
QUANTO CI SI ERA SBAGLIATI....
Iersera, fortunatamente con gli occhialetti anni '50 che m'han protetto dagli spruzzi, in fila centrale posto centrale di una negletta salonatreddi SEMIVUOTA sono stato ad ingoiare feci per 2h e 40.
Gente che si è alzata e andata a metà, gente che ha sfanculato ai titoli di coda, gente che sfanculava durante.
Un'ecatombe di minchiate, lentine colorate, pezzi a caso, dialoghi peggio,e sequenze di combattimento meno realistiche che in un Loony Toons.


FUGGITE, SCIOCCHI!

E se proprio, da completisti Gechsoniani, dribblerete pervicaci i miei moniti e ve lo vorrete guardare, ricordatevi che la colpa principale della resa a favoletta minchietta di una favola per bambini espansa in teoria in epica, è tutta di questa cicciona bastarda qui. Una volta gettati i vostri soldi ,almeno saprete con chi predervela.





13 dicembre 2013 alle ore 12.25
GiocherG

lunedì 20 maggio 2013

IL GRANDE GATSBY (2013) di Baz Luhrmann



(Anteprima dalla morgue) 

"Tutto quello che mi esce dalla bocca suona presuntuoso in misura ridicola."

L'ho detto io?
Prima e poi, più poi, dai, lo faccio.....Ma intanto l'ha esternato Mark "Buzzy" Luhrmann, a propo delle sue uscite verbali....sebbene a mio dire calzi soprattutto per quelle cinematografiche. Il trapiantato in Australia da giovine con esiti ammorbanti come i conigli nello stesso continente sul suo indubbio talento scenico, arriva in sala dopo il consueto quinquennio d'intervallo e quasi due anni di calvario in rimandi di lancio; e lo fa rimettendo mano ad un monumento della letteratura anglossassone e mondiale di quelli grandi, grossi ed intangibili, come già fatto lodevolmente bene nel 1996 con Willy S.
Ottima idea, dato che quando non ha roba massiccia sui cui applicarsi, i risultati meramente visuali sono desolantemente vuoti e scarsi di presenza umana quanto l'Outback.
Era stato proclamato a chiare lettere durante l'ultima visita alla Morgue di Cinematografia Patologica che l'approccio clinico a questa trasposizione del capisaldo di Francis Scott Fitzgerald sarebbe stato, per motivi che vanno dal sentimentale allo stilistico, passando per l'aprioristico, l'uterino, il ghibbellino ed il dogmatico, grossomodo questo qui:


Nel diluirsi dell'attesa,invece, ho inspirato profondamente tra le legature seriche di un tomo a me caro, cogliendo di nappa l'incipit più calzante che si potesse decidere di avere in una recensione:

Negli anni più vulnerabili della giovinezza, mio padre mi diede un consiglio che non mi è mai uscito di mente.
   "Quando ti vien voglia di criticare qualcuno" mi disse "ricordati che non tutti a questo mondo hanno avuto i vantaggi che hai avuto tu." 


Questo monito ha desublimato le mie aspettative e la mia verve, chetato l'analitica e la destrutturazione testuale compitabile a memoria nello scorrere del film, riconciliandomi

venerdì 12 aprile 2013

CAPITANI DELLA SPIAGGIA (2011) di Cecìlia Amado


Quel satanasso del  meu Compadre dottor Massis ha l'insana abitudine consolidata di interfacciarsi a tradimento con sinapsi sopite della mia cervellotica volta cranica, scatenando turbini impazziti di contenuti concettuali selvatici e ingovernabili. Solitamente, quando avveniva l'irreparabile in ere più civilizzate, la risolvevamo a facce pari tirando al nascere del sole: sua la responsabilità del fenomeno, suo l'onere di imbrigliarlo.Una boccia di bacche scure distillate tra noi, del fumo.
Ma gli odierni son forse tempi urbani?
Ragion per cui eccomi qui sopra ad inaugurare una trilogia inversa cronologicamente, perversa artisticamente, confusa dialetticamente, ostica stilisticamente, debordante emozionalmente: tre film tratti da altrettanti capolavori di uno stesso autore, Jorge Amado; il più grande narratore sudamericano dell'ultimo secolo abbondante. Garcia Marquez spostati da davanti fammi la cortesia, Borges sei un rimasticatore.
Assicuro e spergiuro che ce l'ho messa tutta, per non arrivare a questo.Tutto è iniziato innocentemente nei commenti di Tropa de Elite., per ambientazione ed argomento indubbiamente ispirato alla produzione impegnata d'inchiesta di cui fu pioniere l'Amado meu. Capo a una settimana, il violentissimo peso stilistico dell'illustre bahiano aveva già prodotto i suoi effetti, nella recondita leva che mi ha portato a confrontarmi con una perla della mia gioventù, come spiegato lì in calce. Poi gli eventi sono precipitati.
C'è pure che il massiccissimo seguito della pellicola recensita dal sobillante Medico (TdE 2- il nemico ora è un altro) nel 2010 ha strappato per successo ed incassi lo scettro di  Più Visto & Amato della Storia dell'Orbe Carioca proprio al film che concluderà questa trilogia: Dona Flor e i sui due mariti (1976) viemmediciotto, il suo prodotto più noto. Quando ho scoperto l'esistenza di ben 10 altri ulteriori riversamenti in video, ho vissuto la stessa identica esperienza di cui ho già parlato qui. Curiosamente , anche i lungometraggi in oggetto presente dovrebbero avere, a posto dello spazio riservato al regista dopo il titolo, un sommario e sbrigativo -  di Maachicaspitavuoicheimporti l'ha scritto... perchè parliamo di opere girate, prodotte, interpretate e distribuite da adoratori degli scritti originari, destinate a fanatici lettori degli stessi.Senza nemmeno porsi millenari e sempiterni dilemmi traspositivi Carta Vs Celluloide, qui si tratta esclusivamente di fruizione elitaria e circoscritta a chi i libri in questione li ha amati, riletti, compresi, mangiati, mandati a memoria. E sono legioni.
Io sono tra loro; lo sono al punto da essermi visto questo Capitães da Areia, diretto dalla nipote dell'Autore due anni fa (appositamente per la celebrazione del Centenario della Nascita del Nonno) direttamente in Bahiano de Rua stretto ed analfabeta, senza sottotitoli nemmeno in finnico sud orientale, potendolo seguire tranquillamente, emozionandomi. Se le mie affannosamente curate ricerche non hanno fatto cilecca, dubito persino che esista una versione in idiomi vagamente più comprensibili.


I Capitani della Spiaggia sono I Meniños de Rua di São Salvador da Bahia de Todos os Santos,

mercoledì 27 marzo 2013

π - IL TEOREMA DEL DELIRIO (1998) di Darren Aronofsky




La fida poltrona a rotelle del mio studio sprofonda ubbidiente, sotto le mie scaraventate chiappe ossute, con la giusta fragranza di scricchiolio ronfoso.
Sono stanco. Passo i palmi in faccia, unticci.
Che ore saranno?
La domanda è venuta dall'altra parte della scrivania e non dalla testa sopra il mio collo sopra il mio stomaco vuoto sopra il coccige finalmente rilassato.
Il mio ospite mi guarda spento anche lui, da come armeggia capisco che ha finito le cartine.Gli passo le mie lino e canapa.
I capelli più sconvolti dell'usuale, arriccia e appiccia. Sorride.
Aspiro anch'io con lui, che d'altronde siam qui per questo: il sancta sanctorum del nicotinomane, l'ultimo disperato avamposto del trinciato buono, si è schiuso per noi alla fine di una lunga, lunga sessione in sala operatoria. Qui nessuno può imporre divieti, nemmeno il Primario dottor Massis, che ha smesso tre settimane fa e sapete poi come vanno queste cose..Anche se probabilmente tra poco arriverà fluttuando con le nari appiccate agli effluvi usciti da sotto la porta.
L'ora non la so.Che conta..... Ma ricordo che ore fossero quando questo paziente particolare e delicato si è ripresentato per l'ennesima volta in corsia; qui a C.P.
Le ovvie tre e circa un quarto antelucane. E quando se no?
Poichè tutto in  natura si esprime ed esplica attraverso schemi ridondanti, come potrebbe questo pellicolino zeppo di luce e pregno di argomenti tosti non ripresentarsi come un degente cronico negli orari più emblematici !
Ed è stato quando il succittato si è scodellato per la quarta volta ai miei occhi -ma non proprio per la quarta volta, più per la terza e lordi, che l'ultima mi sono spento verso prima della metà- che ho deciso di chiamare per un consulto d'urgenza uno specialista dall'estero. Un segaossa di quelli col Ph.D. davanti al nome, Max, che è lo stesso del protagonista dell'opera prima di Aronofsky.

lunedì 10 dicembre 2012

BARFLY (1987) di Maacchicaspitavuoicheimporti l'ha scritto Bukowski


Mira que lindo el titulo en español

 Che io non è che ce l'abbia su particolarmente con il regista della pellicola, per l'elemosina.....ma ci tengo a precisare che Barbet Schroeder, con quel nome che domineiddio ce ne scampi  & gamberi e quel cognome da arcinemico delle Tartarughe Ninja che compone opere con un pianoforte giocattolo su cui si confessa Lucy Van Pelt, ha donato ai grandi schermi robe tipo Il mistero Von Bulow e ben poco altro. Si annoverano anche due documentari, uno sulla celeberrima Koko, la gorilla che per anni studiò noi primati superiori per conto della sua specie, pubblicando poi una ricerca sconsolante, l'altro su quell'esimio rappresentante della razza umana che fu le général Idi Amin Dada, genocida psicotico e megalomane. Ecco: appunto. Proseguiamo innanzi.
Anzi, facciamo un passo indietro, come gl'imbriachi.

Mi aggiravo per i miei pre-etilici 14 anni, avido di letture  forse più che quanto di pilu si può essere-e chevvelodicoaffare- in quei frangenti. E m'incappo in un libercolo più esile di un albo della Bonelli.
Questo.1a ed.Italiana 1981

Dai...la faccio breve che mi preme parlare del film: Hank Bukowski mi ha cambiato la vita. E lasciate perdere che ora ve lo troviate ogni 5 minuti sul Voltotomo nelle pagine citazioniste più seguite e lo conoscano pure i bimbiminchia (col CH) radical chic. La mia generazione di desaparecidos intellettivi se l'era quasi perso per strada, quest'Immenso, ed in tempi precambriani anteinternet non c'era un cane nel mio orizzonte culturale che lo conoscesse, con cui potessi condividere l'entusiasmo per i suoi "momenti di lucidità" tipici degli alcolizzati di genio.

sabato 10 novembre 2012

ENTER THE VOID (2009) di Gaspar Noè


La psichedelia ed il cinema si sono incontrati tante volte. A partire dalla fine degli anni sessanta, tante pellicole hanno sfiorato l'argomento, alcune ci si sono immerse leggere nell'atmosfera, poche si sono immerse completamente. Una delle più significative e più famose in tal senso è The Trip del 1967 scritta da Jack Nicholson diretta da Roger Corman e interpretata da Peter Fonda (uscita in italia col titolo Il Serpente di Fuoco...sic...), dopo è avvenuta un invasione di film psichedelici che ci ha portati a  tutte le pellicole sperimentali degli anni 70  ed anche 80, sperimentazioni che si continuano a fare ancor oggi.
Tanti registi moderni impreziosiscono i loro film di riferimenti al viaggio della mente o meglio agli "alterati stati di coscienza", spesso legando al loro racconto tutte le implicazioni etiche, spirituali o di pura cultura dello sballo in essa presenti.
 Gaspar Noè nel 2009, con Enter The Void è riuscito a coronare il sogno personale  di un omaggio al cinema sperimentale psichedelico, alla subcultura che lo ha prodotto,alle filosofie esotico new age orientali che si è portata dietro e che raccontasse di un viaggio e di una personalissima visione della morte e di ciò che vi sarà dopo... Conoscendo il soggetto dietro la macchinadapresa già per il controverso Irreversible e per la fama da vero indemoniato che ha, mi sono lasciato condurre nel suo mondo....





Rimasti orfani in tenera età a causa di un terribile incidente automobilistico,  i fratelli  Oscar (Nathaniel Brown)  e Linda (l'incantevole Paz de la Huerta)  vengono separati. Una volta adulti ,Tokyo è la città del loro ricongiungimento, qui Oscar vive ormai da qualche tempo spacciando . E' una Capitale Nipponica sordida e fluorescentemente colorata, lisergica, lussuriosa, acida. Linda e la sua bellezza vengono risucchiate nelL'ambiente dei night e della prostituzione. Il rapporto fra i due è

mercoledì 7 dicembre 2011

VALHALLA RISING :REGNO DI SANGUE (2009) di Nicholas Winding Refn


La scoperta, che il palazzo conduttore contenga in sé il più grande progetto che scienziato umano abbia mai potuto concepire, ha creato grande fermento tra gli studenti di Nuova Avalon.
Gruppi di giovani e giovanissimi studenti in Filosofia, Fisica o Letteratura Globale da tutti i settori della tecnoutopia, affollano a piccoli gruppi i corridoi di Cinematografia Patologica. Vogliono sentire le lezioni del prof.Grampasso ormai in pianta stabile nostro mentore  e collaboratore.
Sintetizzare il fulcro della nostra umanità, di tutto ciò che ci rende esplorativi, multisfaccettati ha implicato reazioni controverse.
Oggi io ed il prof.Grampasso eseguiremo un esperimento di doppia recensione, il campo di battaglia è un raro e prezioso film di Nicholas Winding Refn, è VALHALLA RISING :REGNO DI SANGUE (Fucking italians Subtitles!!!), a supervisionarci l'ecclettico Doc.Milvius ed il taciturno Doc.Bower.

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   (Doc.Massis)
"Basso medioevo oscuro e nord Europeo, il sole ha una luce troppo obliqua, la terra è selvaggia, chiassosa ma brulla, verde che tende al nero, vira  al rosso della violenza pura. One-Eye (Mads Michelsen....e dillo che non è il tuo nome ma l'anagramma di Michael Madsen... ) è una schiavo di invincibile potenza,

giovedì 1 dicembre 2011

TITUS (1999) di Julie Taymor

 

E' la resa dei conti col prof.Grampasso. 
Messo alle corde dalle incessanti domande del Dottor Milvius, alle logiche contorte mie e dalle intuizioni ficcanti del Doctor Bower, egli ha dovuto cedere, raccontandoci la verità su nuova Avalon, e sul palazzo conduttore.
"Colleghi miei," dice"la verità era celata per i più nobili e sacri motivi, la sicurezza di tutti noi".
Cosa Penserebbe il mondo li fuori "aggiunge " se sapesse che questa città fluttuante sugli oceani è controllata dal primo ed unico cervello sontetico mai esistito? Il palazzo conduttore contiene il cervello che controlla tutto dell'isola, dai Bruco bus alle strade scorrevoli, dai motori gravitazionali alle colture degli anelli periferici....Ma parliamone godendoci una buona Pellicola...ne ho giusta una che fa per noi ..è il Titus di Julie Taymor....". Quindi, cadenza le immagini con  parole calibrate....

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 “Le stelle non sono infinite, solo innumerabili [agli uomini]” arguiva Filippo Giordano Bruno da Nola dissertando di mondi plurimi ed Universo sterminato qualche annetto in anticipo, che volete che siano un quaranta decadi, sugli Einstein, i Clarck e compagnia immaginante.
Difficilmente computabili come le remote fiamme del firmamento sono da annoverarsi le trasposizioni cinematografiche tratte, ispirate,

venerdì 18 novembre 2011

CARNAGE (2011) di Roman Polanski



 La colossale figura del responsabile al settore Mainstream e cinema d'Autore si staglia nell'Ufficio comune di Cinematografia Patologica "Massis, Bower and Milvius" . Un incontro formale.
Di fronte l'uomo che gestisce più del 30 per cento delle informazioni utili alla costruzione delle reti neurali artificiali. L'uomo che conosce i più oscuri segreti del palazzo conduttore: Jordan Kubrik, il vero rivale politico e concettuale del Prof.Grampasso su Nuova Avalon.Ha modi spicci ma fondamentalmente bonari, un QI mostruoso lo rende un poco introverso e più a suo agio nel dare ordini. Ci sottopone l'interessante: Carnage di Roman Polanski.
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 Quattro mura di una casa, due coppie di premi Oscar precipitati in quattro vite frustrate e comuni, a lottare ,come chi vive la vita reale sa fare, le contraddizioni del secondo dopo secondo.
Due compagni di giochi al parco vengono alle mani, il più grande di loro Zakary  butta giù gli incisivi a Ethan.I suoi genitori Penelope (Jodie Foster) e Michael (John C. Reilly)  ,si incontrano dunque in via chiarificatoria con i genitori di Zakary: Alan (C.Waltz) e Nancy(Kate Winslet).

L'incontro gentile e formale si trasformerà in un massacro psicologico sociale e di costume insieme,

mercoledì 7 settembre 2011

2046 (2004) di Won Kar Wai


Sbuchiamo, ciechi come talpe, fuori da un tombino arrugginito. Le immagini distorte dalle lacrime che il sole ci dona. Piano, piano, si ricostituiscono i visi del Doctor Bower, del Dottor Milvius, quello segnato ,da cattivo dei polizziotteschi, del professor Grampasso, io stesso mi vedo riflesso nei loro occhi, parodia di me stesso. Abbiamo Camici laceri e sporchi, volti da bambini invecchiati. Ci guardiamo intorno, siamo al centro di una radura di lentischio, ginepro e quercie nane, i nostri piedi sono sospesi su di un tappeto di sabbia bianca finissima, tutto intorno vegetazione.In direzione nord, sopra le foglie di quella Quercia contorta, svettano le sordide guglie di quello che abbiamo conosciuto come "Nuovo Centro di Rieducazione della Mente Riottosa". Frusciano i rami di un grosso cespuglio a Sud Ovest, facciamo quadrato, stanchi  ma attenti, attorno al Prof.Grampasso.
Emergono alla nostra vista quattro postadolescenti, dai visi seri e sicuri, i capelli corti, le divise color crema di un tessuto aderente e leggero, dei giovani monaci più che dei soldati.
"Namastè Rachmadullah !!!" sillaba chiaro da dietro le nostre spalle Grampasso.
"Rachmadullah Namastè." rimandano con solare fiducia i giovani. Grampasso esce leggero dal nostro abbraccio protettivo, si porta con passi emozionati verso il quartetto: è l'abbraccio di un padre ai suoi quattro figli perduti e mai visti grandi.
"Andiamo!!! Nuova Avalon ci aspetta!!!" urla al nostro terzetto di scienziati sbigottiti. Ci muoviamo, stringiamo mani, ancora incapaci di sorridere, ma ormai salvi, non ricordiamo un solo nome dei giovani monaci, ma li seguiamo fra i cespugli della radura.
Dopo pochi minuti sbuchiamo su di un molo in legno semidistrutto, il mare è davanti ai nostri occhi.
Il mare, mai realmente percepito in queste settimane di reclusione, ci investe in pieno viso, facendoci urlare dentro le nostri menti "Libertà!". Così investiti, non notiamo inizialmente l'imbarcazione che ci si para davanti.
E' strabiliante!!!.
E' una sorta di motoscafo cabinato lungo tre metri e mezzo, apparentemente senza motori posteriori, ma con una grossa imboccatura al loro posto. La sua forma è fluida, il materiale di cui è coperto sembra la pelle di uno squalo albino, assomiglia ad un grosso delfino!! Storditi saliamo la passerella ci caliamo da un'apertura posta superiormente, nel dorso del delfino. L'ambiente interno è futuribile, di una luce tenue ma confortante i colori riposanti e intrecciati. La stanchezza ci ricorda la fuga e i pericoli scampati. Dal nulla appaiono sedie sdrai, generi di conforto. Il vociare si fa amichevole, cala dall'alto uno schermo nero, che si riempie di luce. Dopo dieci anni, il Professor Grampasso, si schiarisce la voce per cominciare la sua prima lezione da uomo Libero. Il primo e ufficiale passo nella storia dell'Umanità dei Cittadini di Nuova Avalon. Ci viene proiettato " 2046 ", e la voce di Grampasso accompagna le immagini arricchendole:

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"E’ una stanza ,ve lo dico subito, non solo una data da romanzo di fantascienza anni ‘60; e come tutte le stanze, ha da essere uno stato dell’essere. Frazioni di sentimenti amplificati a piacere, o a dolore, di chi li ha dentro.“Lasciare il 2046 non è una cosa facile. Per uno che ci riesce, altri 1000 ci provano all’infinito.

domenica 7 febbraio 2010

GRAN TORINO (2008) di Clint Eastwood



Ed eccomi qua a recensire un film che, molti di voi, si stupiranno di trovare nel "Blog di Cinema che non ti aspetti!!". Si,perchè Gran Torino è un film che ha goduto di ampia distribuzione, ha una tematica di fondo , il razzismo, piuttosto abusata, si rischia quindi di cadere nel "già visto", nella tematica che fa presa, quindi può essere definito un film "mainstream"...
In questo caso non è proprio così, e vedere:l'inossidabile Clint Eastwood sfoderare la sua incredibile gamma di facce ringhianti, rassegnate, da vero duro (alla faccia di chi diceva che ha solo due espressioni ...col sigaro e senza sigaro....), in una pellicola comunque convincente che non scende in inutili buonismi, che è una vera parabola sulla tolleranza nonostante l'ignoranza ed i vizi culturali, è un esperienza da compiere.
Walt Kovalsky (Clint Eastwood) è un americano vero. Ha lavorato alla Ford fin da ragazzo, ha servito il suo paese in Corea macchiandosi di orrende cose, beve birra, parla da vero uomo, è razzista, ha un pessimo rapporto con i suoi due figli, ha appena perso la sua amata moglie.