venerdì 8 marzo 2013

ORGASMO (1969) di Umberto Lenzi



 Terenzio the Dragon è scatenato (anche lui, si...) e non appena, in un noioso e piovoso sabato sera, scorge nella moltitudine di canali del digitale, dei fotogrammi allucinati ed ode  le note conturbanti provenienti dalla colonna sonora di Orgasmo (1969) di Umberto Lenzi, esclama: "questo è un film per CinematografiaPatologica !!!". 
Il sommo Milvio, special guest della serata targata SkInusa Gelata™, non può far altro che perdersi nella vertigine più totale, le immagini iniziano  a vorticare, sotto un forsennato ritmo Funky...






Dopo la morte per incidente stradale dell'anziano marito, l'avvenente Catherine West (Carrol Bakerr), si trasferisce a Roma, per cambiare aria, in una villa ereditata dallo sfortunato coniuge.
Qui conosce il bel Peter (Lou Castell) e la di lui "sorella" Eva (Colette Descombes) che si adoperano per farle compagnia. I due  giovani e belli, grazie all'inganno, avviluppano Catherine in un sensuale quanto perverso manage a trois e grazie a grosse dosi di sostanze psicotrope ed alcool, la faranno scivolare in un turbine di  follia. Motivo? Peter e Eva si riveleranno in realtà due giovani amanti che, imbeccati dall'avvocato della vedova, Brian Sanders (Tino Carraro), vogliono accaparrarsi la pingue eredità...

"..sei circondata, Baby...arrenditi.."
In una spirale, sempre più stretta, di paranoia, sensi di colpa e violenza, la povera Catherine sarà spinta fino

martedì 26 febbraio 2013

MANGIARE BERE UOMO DONNA (1994) di Ang Lee


飲食男女

Allora c'era Teleppiù.Io guardavo ancora la TV.
Quei miseri +1 e +2 erano l'espansione proiettante all'attuale subbuglio di peiperviù che non avresti mai osato chiedere, appena usciti come si era dall' Ottantavoglia Discopub di Cologno Monzese (Mi) e ti permettevano di scialare di zapping furente, cosa di cui ero ossessivo compulsivo. Successe, un pomeriggio di maggio, ricordo, che la costante carrellata digitante al galoppo di soli frame mi si bloccò come per magia qui:


Due decadi poco oltre, il regista di questo hors d’oeuvre di un lungometraggio appetibilmente appetitoso come pochi, è stato premiato dagli Accadementi Maistream come Troppo il Migliore, per farsi perdonare di non averlo insignito allora, quando questa sua opera era tra i prescelti per miglior film straniero; altre supposte motivazioni, non mi interessano nè riguardano.
Quando il cinema orientale d'autore non faceva ancora figochic, quando ancora quello stesso schermo che fissavo affascinato non provvedeva a tutte l'ore mani di gente impegnata a cucinare a vanvera, i semplici, magistrali suoni e gesti del protagonista, inquadrati per quattro minuti senza un dialogo, scavavano nella mia memoria fanciullinamente proustiana snudando ritmi ed impressioni assorbiti passando ore a guardare le genitrici di due generazioni ai fornelli di quella che poco dopo scoprii essere una cucina da ristorante. Di quelli seri.
Alla fine dell'opening che spero si sia appena guardato, il Maestro Chu, il più grande cuoco di

lunedì 18 febbraio 2013

TROPA DE ELITE (2007) di Josè Padilha


Quando di sabato sera Terenzio the Dragon ed il  BellAntonio si presentano alla mia deleddiana magione, carichi di quattro Ichnusa® gelate, formato famiglia, Quando gli Elii partecipano a Sanremo e vincono tutto quello che c'è da vincere di serio, indipendentemente da ciò che vota l'italiano medio tramite il maledettissimo televoto, Quando, all'una di notte, passa su RaiQuattro: Tropa de Elite (Gli squadroni della Morte), il divano verde vomito della sala audiovisivi non può che ingurgitare le nostre membra e la Cinematografia non può che essere Patologica.

Brasile. 1997. Rio De Janeiro. Roberto Nascimento (Wagner Moura) è Capitano del BOPE, la truppa d'assalto più temeraria, integerrima, rispettata, temuta e violenta della nazione. La guerra che si combatte, quella per cui questa Truppa D'elite è nata, è quella, annosa e insolubile, contro i trafficanti di droga all'interno delle favelas, lasciati troppo liberi dai corrotti poliziotti comuni.
Una guerra sanguinosa, dove i metodi di chi dovrebbe portare l'ordine sono i medesimi (in certi casi ancora più efferati) dei creatori di caos che si combattono. Farsi temere dai cattivi, essendo ancora più decisi e sanguinari.
Stressato e stanco di questa vita, alla ricerca di stabilità con la moglie, in attesa di un figlio, Nascimiento vuole lasciare, non prima di aver trovato un sostituto, un uomo con le giuste doti. L'occasione di trovarlo si

venerdì 8 febbraio 2013

I MAGNIFICI 7 (2013) di Boomstick Award



Dai ferrei vincoli del mercificio umano caduti aperti ai piedi del pistolero Nigga, passiamo oggi a una bella catena forgiata espressamente dal patrono di Padova. Che tra l'altro ho appena scoperto non essere lo Spritz, tu guarda alle volte.
Nonostante la cocente delusione, vistoci tirati in mezzo immeritatamente ma con motivazioni mai così idonee, cogliamo l'occasione per dichiare i nostri gusti, le nostre frequentazioni abituali, le nostre letture in video, gli strafalli nostri che potetevene fare anche a meno, lo si sa.
Ma si annunci pure, onor del vero, che il bando di gara ci esce da un nerdverso spesso e voluttuario come mai fin'ora ne abbiamo visti, e che qualitativamente dà la paga, i coppini e le strizzate d'occhio - non ce la fai, bello - anche al Doc Manhattan. Eppoi che fai, rinunci ad un blogger di nome Hell  ? Geekshot.
Due di numero postine.
La prima è che pare si debbano pure narrare a nostra volta le regole della cosa, ma qui quelle robe lì a malapena sappiamo come si scriva il sostantivo.
La seconda è che qui siamo una moltitudine, una folla, a buttar giù i post dalle scale cercando di impattarli con la piattaforma che ci ospita: si è dalle parti almeno dei 2 individui. Però il titolo delle premiazioni riusciva filmicamente ridondante e rimarchevole con solo sette preferenze.
Sennò, con una serie intera a cranio veniva fuori  " Amore14". E voi sicuramente capite...
Ciò detto, con squillo di fanfare e trombe rullate lanciamo statuette sul parterre sperando che i vincitori le piglino al volo.

I WINNER-TACO sono:

- Combinazione Casuale di Frank. Il ragazzo scrive. Nel senso che scrive! E noi che si è lettori mostruosamente esigenti in fatto di stile, foraggiati esclusivamente del Meglio Assoluto che valga la pena di leggere, snob da far vergognare Umberto Eco, lo troviamo tremendamente bravo. Potrebbe recensire una puntata di Amici e  si riuscirebbe a trovare almeno un paio di passaggi linguisticamente illuminanti.
Si arriva addirittura a perdonare che in cameretta abbia la collezione completa di paginoni di Cioè dedicati a David Lynch. Addirittura.

- White Russian di Mr JimmyFord Senior. Quest'uomo ha bisogno dell'aiuto di tutti noi. E' un premio a  suffragio. Enorme professionista del mezzo recensivo, tiene una serie di problematiche ammorbanti:  ha tra i suoi principali spammer il Prof.Granpasso Giocher; è un etilista impenitente, felice, fiero e ammirevole, oltre che di gusti eccelsi; posta tenendo in braccio una tenerissima prole neonata dal nome altisonante; è sempre di settimane in anticipo sulla videoprogrammazione italica; si alza alle sei del mattino per scolpirsi i supporti dei tatuaggi; passa le sue giornate a litigare come nel Vizzietto con un bimbo prepuberale Ammanit-ogli dal destino cinico & baro. SIAMO CON TE!

- Il Bollalmanacco di Cinema della niña Babolla. Che è stata tra le prime nostre follower lurker. Che è un'Antrista, e tutto quello nel bene e nel male che ne consegue.Che è l'unica sola colpevole che il Giocher abbia compreso a cosa servisse la bacheca in bloggher e abbia cominciato, proprio dal profilo di questa innocente, a diramarsi per questo universo di personaggi che gli era del tutto incognito.Che scrive di cinema dalla sua nuvoletta di Drangonball scagliando strali come Ororo degl'icsmen.

- In Coma è Meglio di  Astutillo Smeriglia e Emanuelesi. Ve lo diciamo noi: sono due PAZZI. Ottimi, magnifici, ghignossissimi, streppati, deliranti. Con ordine e serietà. Impegnati ed intelligenti, incresciosamente, ineluttabilmente comico-critici. E talentuosi. A pacchi. Filosofi dell'utile cosmico e del pratico quotidiano.
Chiunque ci legga e sappia come si fa a lasciargli un commento sotto i post sarà retribuito lautamente.

-Linguaggio Macchina di Andrea Mameli. E' un Fisico. E' un giornalista, ha recitato in un film tratto da un romanzo di Sergio Atzeni, è un divulgatore a tutto tondo che sa essere sempre gustoso. Quando parla di cinema da tecnico fa spavento. Nel senso che ne sa ma parecchio. Se si butta sulle recensioni cinematografiche possiamo pure dare tutti alle fiamme le tastiere, folks.

-Spinoza di AA VV. Monumento alle idee che non ha bisogno di ulteriori premi e/o presentazioni, ha avuto una drammatica caduta di stile, decenza e livello, pubblicando in cartaceo alcune perle del Prof.Granpasso, e dandogli spazio addirittura nei mitici post. Grazie a Baruk, sott'altro pseudonimo.

-The DanG.E.R. Area di Eug. Un fumettofilo saputamente in gamba che si ammorba di mitologia della più alta e fa il teatrante? Ci piace. Di molto.


Bon! Qui abbiamo finito. Facciamo che non fate i soliti avventandovi sul buffet del Ricevimento. Il tappeto rosso dell'ingresso va riportato entro le 20 alla trattoria Lilliccu, che sennò rimane il pavimento della cucina tutto macchiato.

mercoledì 6 febbraio 2013

DJANGO (1966) di Sergio Corbucci

 
Come diceva il socio Giocher, questo duemilaecredici (che con le elezioni cambierannolecose) è partito col super botto!!.
 L'evento di questo primo scorcio di anno nuovo è stato senz'altro Django Scatenato del sommo Q.T.... quindi ci si domandava: "Non sarebbe il caso di farci un ciclo di review Django-related? e chiamarlo "Tutti  i Django del mondo?". La risposta è SI, con qualche SE e pure tutta una serie di MA.
SE parlassimo solo dei film ufficiali sopra il personaggio Django™, con una sua propria continuity, ci ridurremo a due soli films: il capolavoro/capostipite del 1966 e il sequel di quasi vent'anni dopo (1987) diretto da un tale Ted Archer (becero pseudonimo)!..MA i western italiani degli anni '80 non sono proprio il massimo, vero? Gli spaghetti western definiti "tardi" tendono, in genere, ad assembrare accozzaglie di luoghi comuni, perchè questo sarebbe diverso? MA Rino Gaetano che diceva a proposito di suo fratello-figlio unico?..ecco, appunto..."mai criticare un film senza prima, prima vederlo".. Quindi la prossima volta vi beccate  Django Strikes Again o Django 2 il Grande Ritorno del 1987!!...MA nel lontano 1966  Tedeschi,  Inglesi e  Americani   impazzirono letteralmente per il capostipite di tutti i djanghi (quello di cui andremo a parlare tra breve..), E Noi, Italioti che non siamo altri, fiutammo il bisnèss chiamando, da quel momento in poi, "Django" qualunque  protagonista-pistolero biondo dagli occhi cerulei nel raggio di due decenni (c'è, ad esempio, un interessantissimo "Preparati la Bara!" del 1968 con Terence Hill/Django...) visto che Sergio Leone, furbo come una faina,  al suo "Biondo", un nome non lo diede mai......
Quindi, SE recensissimo TUTTI i film con Django nel titolo (che sono molterrimi e non tutti di buon livello), fracasseremo il tessuto gonadico dei nostri pochi lettori con film evitabili e potremmo ribattezzare il nostro blog di cinema, "il blog dei film di Django che non la smetti"....
 Insomma come lo organizziamo questo ciclo "Tutti i Djanghi.."?!?
Facciamo che, italianissimamente, decidiamo di non decidere e quel che verrà verrà, cheiseràserà?
Facciamo che per il momento recensiamo i due Djanghi  ufficiali e vediamo quali degli ufficiosi merita?


OK, partiamo con l'unico, inimitabile, multicitabile: DJANGO  del 1966 di Sergio Corbucci!!!


lunedì 28 gennaio 2013

LE GRAND BLEU (1988) di Luc Besson



Questo 2000ecredicicheneusciamodastàcrisi è propinciato cinematograficamente nello davvero ottimo dei modi. Tanto che il calendario Maya di rinnovamento del Grande Ciclo Astrale pare a posteriori più un palinsesto votato al farci tornare spiritualmente a quando lo schermone in sala serviva ad ammaliare raccontandoci Storie, quelle fatte bene. E' il caso di Django, di Cloud Atlasdi Beasts of the Southern Wilde, purtroppo non dello Hobbit e di Vita di Pi...ma questa è un'altra storia.
L'universo stesso, in fondo, è uno sterminato mare creato dalle gocce costituite dalle vicende di ogni singola particella del mondo fisico. E ognuna che si crea, o si annichilisce, per quanto infinitesimale nel Tutto, lo arricchisce di nuove onde e correnti. Il Cinema è nato per permetterci visivamente di cogliere la percezione di questo fenomeno immanente ed effimero, e sembrava averlo dimenticato.
Per questo mi è venuta voglia di accendere un fuoco di pino e macchia sulla rena, con la volta stellata a far da tenda, e mettermi a raccontarvi un mare di storie comuni e speciali. Specifiche e salate.
 A' la Borges, per intenderci.
Inizierò narrandovi di un bambino. Il figlio di due subacquei professionisti che ha passato l'infanzia girando il Mediterraneo a seguito dei genitori, tra Ionio, Adriatico ed Egeo, innamorandosi del mare nel profondo. Da grande vuole fare il biologo, sulle orme dell'eroe nazionale Jacques Cousteau. Si perchè il pupo di nazionalità è francese, si chiama Luc. Ma i suoi sogni affettivi si infrangono sulla battigia frastagliata dell'adolescenza e su un cortometraggio di Patrick Grandperret, aiutando a girare il quale, il piccolo Luc si volge al cinema. Per sempre, ma con qualche rimpianto. Perchè l'acqua è un'amante esigente e crudele, e quando ti perdi nel suo abbraccio amniotico, nella sua luce traslucida e aliena, non hai più scampo. Così, 10 anni dopo, affermatosi come regista del magico, e avvenieristico per tematiche, Subway (fatto così bene da riuscire a far vincere un Cesar per miglior attore a quella scarpa inguardabile di Christophe Lambért), decide di rendere omaggio ai suoi sentimenti per l'elemento fondativo del nostro ecosistema con un epopea mitizzante e cristallina, composta da gocce cobalto di fotografia, musica, interpreti, suoni, luci.
Ecco poi la storia di un bambino più grandicello di Luc, in tutte le direzioni. Il suo nome è Juan Morero ed ha 11 anni più di lui, svariati chili e parecchi centimetri. E' un fatto importante, verrà comodo dopo, vedrete...
Juan è un esule fin dalla placenta, e il suo aspetto imponente e il suo volto affilato lo fanno temere un po' da tutti, anche se lui rimane un buono, e quando sorride vedi solo innocenza. I due ragazzi quasi adulti si conoscono su di un set, dove Juan ora si chiama Jean, Citoyen de France, e interpreta parti da omone cattivo col cognome Reno. I due si piacciono, condividono la conoscienza, ampliata nella necessità, delle arcuate coste del Mare Nostrum, e il più piccolo decide di proteggere il più grande, come in realtà spesso accade, aprendogli la strada di nuove interpretazioni ed una carriera maiuscola, grazie a delle intuizioni registiche che  lo renderanno famoso. Anche se loro ancora non lo sanno.
A questo punto devo inserire la storia di un altro ragazzo, uno di quelli terribili fin da giovanissimi. Uno col demone della musica. E' coetaneo di Luc, ma quando i tre si frequentano ha già molta più vita alle spalle. Ha cominciato a strimpellare all'età di 5 anni, mentre gli altri due giocavano in spiaggia, ed ora, 15 anni dopo, è  il bassista elettrico ed eclettico più famoso del paese. Suona nella band di una vera RockStar (almeno per i mangiarane degli anni 80) Jacques Higelin, e fa LA vitaccia. Si chiama Eric e, pur essendo parigino purosangue, qualcosa nei suoi cromosomi e nella sua araldica, richiama profumo di salsedine, rumore di vento ( se il tuo famiglio è appellato Serra non puoi che venire da posti più caldi e umidi, figliolo....).
Nella sua musica che stà volgendosi alla composizione elettronica più sperimentale si avverte l'acqua, gli abissi del mare, il palpito delle onde, lo stridio dei gabbiani. E' questo che hanno in comune i tre.
Luc Besson scrive una storia, con un personaggio all'interno adattato a  Jean Reno, che grida per essere musicata da Eric Serra. Deve essere il suo personale peana-poema di amore sofferto di assenza per il mare, per il Grande Blu.
Si tratta della rivalità romanzata tra due persone reali, due uomini veri : Jack Mayol ed Enzo Maiorca. Diversi, opposti, sia fisicamente che spiritualmente, ma soprattutto nelle intenzioni che li portano ad una meta comune: la profondità. Accomunabili ad astronauti che vanno a fare una passeggiatina spaziale in latex e molletta sul naso tanto per vedere se si può, questi due prodotti dell'anteguerra sono quelli che per primi hanno dimostrato all'umanità quanto abbiamo in comune con i cetacei. Scendendo in apnea sotto i 40 m e arrivando fino alle 10 atmosfere, così: con qualche copertone di bici addosso, una mascherina di parabrezza e niente di più che due p....olmoni tanti a zavorrare la loro volontà.


Mayol e Maiorca
Apolide pellegrino pioniere

martedì 22 gennaio 2013

Django Scatenato (2013) di Quentin Tarantino


Dalla Morgue di Cinematografia Patologica va ora in ondaaa

"Tutto il Django minuto per minuto". Alla recensione: Massis e Giocher...


  Lo aspettavamo da tanto tempo, io ed il Prof.Grampasso (d'azzurro ingrisagliato per ovvio omaje ad...Austin Powers), ma da così tanto tempo che ormai s'eran perse le speranze di vedere un western spaghettoso e ipercinetico. Tantissimi sono stati gli omaggi del mastro Quentin, in tutti i suoi film, dei più disparati prodotti dal grilletto facile nostrani dei seventies, ma mai,MAI,avremmo creduto egli avrebbe osato tanto!!! Ci sentiamo come quando i nostri genitori nei lontani e adamantini anni 60 si appropinquavano alle sale fumose per vedere un western di Leone o Corbucci... 

 "Io professoralmente erano un 19 annetti netti che aspettavo questo film. Anche se non potevo saperlo, ma l'avevo presagito a primavera scorsa, quando si erano ufficializzati i rumors. E dire, pur ospite di questo spazio smaccatamente votato al Divo figlio della padrona di casa di  Tom "Bones" Malone e Lou "Blue" Marini della Blues Brothers Band, che non sono mai stato un grande fan tout court del nostro, in attesa com'ero della conferma del suo talento da quando uscii dalla prima visione in sal oon del Pulp Fiction nell'anno del sigg. 1994.
I suoi poteri di preveggenza sono noti ma, se permette, Oh Professore, la precederei nel descrivere la trama....

 Sud degli Stati uniti,Texas, 1850 circa. Inverno.Esterno notte.

venerdì 28 dicembre 2012

Killer Joe (2011) di William Friedkin





 "..Killer Joe è la pellicola più fo**utamente divertente dell’anno. "  PensieriCannibali

"  ... la splendida fotografia, del montaggio quasi disequilibrato - eppure perfetto -, delle interpretazioni pazzesche di tutto il cast, di un finale che pare una versione allucinata e sotto acido di quello indimenticabile di A history of violence,..." White Russian

 "...un Matthew MacConaughey in grande spolvero, talmente bravo che quasi non ci credi che è davvero lui" (STRASIC! per il congiuntivo) 

 "... il capolavoro di William Friedkin...[...] interpreti, tutti grandiosi.[...] "Killer Joe" è un congegno perfetto che sintetizza linguaggi, temi e forme espressive di tutta la produzione noir passata e presente e che è destinato inevitabilmente a diventare un piccolo, lucente classico contemporaneo. " OndaCinema

Dicembre andiamo, è tempo di stroncatura ilare.
 La prima, tra l'altro, che produco di mia sponte e spero l’ultima o quasi, giacchè scrivo per diletto allorquando mi pigli vaghezza, presupponendo di presentare pellicole valide al mio modesto e augusto parere.
Ora: il film l’ho guardato per la mia dannatissima voglia di mettermi sempre in discussione assorbendo consigli altrui, anche se non ben ancora graduati. Però tipo che erano una manata di cinefili incartapecoriti apparentemente sulla qualità, e nutriti di seguito semper fidelis, che se ne parlavano come di OH valido! Tipo che OH, cazzo, ma hai presente! E i follower a darci giù: MINCHIA OH! Cazzo chè!
 E loro a parlare del 2 pettorali che hai presente che chiappe D&G, Mattew MacConaughey,  la cattiveria irredenta di tutta l’opra; di Pulp. Molto pulp. Pure troppo. Omaggiando Quentino Nostro, i Coen e sbrodolandonde l’origgginalità….E io che mi penso pure di accettare consigli unanimi senza la mia usuale bipenne e mi apparecchio lo lungometraggio con curiosità cazzonesca, le grinfie del giudizio piacevolmente lasche, lo sguardo pronto a cogliere i punti savi.
Abbiate la calma, che preambolo un poco.

lunedì 10 dicembre 2012

BARFLY (1987) di Maacchicaspitavuoicheimporti l'ha scritto Bukowski


Mira que lindo el titulo en español

 Che io non è che ce l'abbia su particolarmente con il regista della pellicola, per l'elemosina.....ma ci tengo a precisare che Barbet Schroeder, con quel nome che domineiddio ce ne scampi  & gamberi e quel cognome da arcinemico delle Tartarughe Ninja che compone opere con un pianoforte giocattolo su cui si confessa Lucy Van Pelt, ha donato ai grandi schermi robe tipo Il mistero Von Bulow e ben poco altro. Si annoverano anche due documentari, uno sulla celeberrima Koko, la gorilla che per anni studiò noi primati superiori per conto della sua specie, pubblicando poi una ricerca sconsolante, l'altro su quell'esimio rappresentante della razza umana che fu le général Idi Amin Dada, genocida psicotico e megalomane. Ecco: appunto. Proseguiamo innanzi.
Anzi, facciamo un passo indietro, come gl'imbriachi.

Mi aggiravo per i miei pre-etilici 14 anni, avido di letture  forse più che quanto di pilu si può essere-e chevvelodicoaffare- in quei frangenti. E m'incappo in un libercolo più esile di un albo della Bonelli.
Questo.1a ed.Italiana 1981

Dai...la faccio breve che mi preme parlare del film: Hank Bukowski mi ha cambiato la vita. E lasciate perdere che ora ve lo troviate ogni 5 minuti sul Voltotomo nelle pagine citazioniste più seguite e lo conoscano pure i bimbiminchia (col CH) radical chic. La mia generazione di desaparecidos intellettivi se l'era quasi perso per strada, quest'Immenso, ed in tempi precambriani anteinternet non c'era un cane nel mio orizzonte culturale che lo conoscesse, con cui potessi condividere l'entusiasmo per i suoi "momenti di lucidità" tipici degli alcolizzati di genio.

venerdì 7 dicembre 2012

THE BAYTOWN OUTLAWS (2012) di Barry Battles

 

Brick (Clayne Crawford), Mc Queen (Travis Fimmel) e Lincoln(Daniel Cudmore) Oody sono tre fratelli del dirty south Alabama. Cresciuti da un padre violento ed assassino (apparteneva pure al Ku Klux Klan), ne vengono fuori , balordi, ignoranti, completamente rincitrulliti, nonchè delinquentissimi. Dopo la morte di papà Oodey (nel lontano 1986) alla loro diseducazione pensa lo sceriffo Henry Millard (Andre Braugher), che sfrutta la tendenza antisociale dei tre per farne una squadra di killer di altri delinquenti, rendendo la contea sotto il suo controllo quella col più basso tasso di criminalità, garantendo impunità ai fratelli Oody e  facendo eliminare "la feccia da altra feccia"... Durante una loro "azione di pulizia" i tre vengono assoldati dall'incandescente Celeste Martin (Eva "casalinga disperata" Longoria), che per la modica cifra di 25 mila testoni chiede loro di recuperare il  figlio disabile Rob (Thomas Sangster) dalle grinfie dell' ex marito Carlos Lyman (Billy Bob Thornton), Boss della droga Texano... Il recupero avviene, ma non la morte di Carlos che ,miracolasamente scampato all'attentato, scatenerà contro i nostri eroi redneck ben tre squadre di Assassini, composte nell'ordine da: Puttane motocicliste Letali, Posse di Camionisti Pirati Niggaz ed infine Banda di Pellerossa scalpatori (giusto per non tirare in ballo troppe minoranze...).
Brick, McQueen e Lincoln avranno delle belle gatte da pelare. In una esplosione di azione, adrenalina, battute politicamente scorrette, scazzottate e belle tope , troverà spazio l'agente governativo  Anthony Reese (Paul Wesley) deciso a fare luce sui troppi delitti dei tre e sulle connivenze dello sceriffo Millard...


mercoledì 28 novembre 2012

IL VENTO E IL LEONE (1975) di John Milius


Questa pellicola vi è offerta dalla Strana Trimurti.

Ovverosia: un fantolino sui nove anni tenero da abbottarlo a Fagolosi, nella parte di Brhama,un cinico vecchiaccio furbo, malevolo, avvinazzato e misantropo, nella parte di Shiva il distruttore dionisiaco, e stò nasuto Granpasso d'un Visnù che cerca di mettere una pezza alle di loro intemperanze; il tutto in confezione tre per uno, ovviamente. E non perchè (magari) mi stia trasformando in una versione gradevole di Deadpool per codesto piano dimensionale. Ma semplicemente perchè questo pantheon al curry mi ha squottato l'attico al piano encefalo appena ho preso in mano il dvd.
Oh...c'è che hanno pure ragione, beninteso.
Il Brhamino Giocherino mi fa, con gli occhi formato bambi di Yu Gi Ho :"UHHH il nostro filmone d'avventura-emozione preferitooooooo! Spade, berberi, la musica, il deserto citazioni a memoria, El Raisuli Super Ganassa. Ma sai che significa presentarlo sul blog??" . Ed il vegliardo Shivunito subito a dargli manforte, prendendomi a ditate le reni: "OH giovane! Guarda che non le fanno più, pellicole del genere: fotografia emozionale, dialoghi scalpellati nella pietra, attori ispirati, piani sequenza e cinemascope come se piovesse, la lungimiranza di un certo cinema che sapeva osare senza farsi accorgere. I sentimenti forti ma responsabili.la fierezza. Gli archetipi imbastiti e delineati sapientemente di due culture che guarda dove sono arrivate oggi..."
La premessa, come avrete capito, non viaggia certo verso l'obbiettività, per questa dissezione cinematografica, sebben gli elementi vi siano eccome. Quindi si va a sciorinarveli in trama stretta prima che gli altri due prendano troppo il sopravvento e scusandomi anticipatamente per le digressioni dei partecipanti alla stesura.

lunedì 12 novembre 2012

M*A*S*H (1970) di Robert Altman



- Una recensione ùichifriì –
  
 E’ tempo di tornare in corsia, per la cinematografia. Di volata.
Si perché quando cominciano a girare per gli schermi scherzi che il destino, o la vecchiaia, o la follia, o la tragedia pura & semplice, porta a sfornare a Mostri Sacri quali Scott (quello ancora diciamocosì vivo) o Stone; lungometraggi inconsistenti e shocchizzanti che urlano per l’eutanasia senza se e senza ma, un intervento invasivo d’urgenza come quelli che solo il qui presente può sottoporre agli specializzandi del reparto è cosa necessaria e vieppiù salutare.
 Partiamo quindi da Celine.
 Non Diòn, animali che non siete altri!
Bensì il collega (non della ugolatrice spasmica, ri-animali!) Dott. Louis Ferdinand Auguste Destouches, che con quel nome de plume derivato dalla nonna regalò al secolo decimodecimo uno spaccato completamente rivoluzionario della mente di un Savio Cerusico del popolo e per il popolo. Anarcoinsurrezionalista da chiamare la Digos, cinico, disilluso, nichilista e beone. Un pelo diverso da quello che ci si aspetterebbe da un laureato giurato ad Ippocrate. Ora no, ma a quell’epoca si.
 Refrattario all’autorità e al mondo militare quanto un reduce da Niente di nuovo sul fronte Occidentale che Stava come d’autunno sugli alberi le Folle di fantaccini, poteva risultare essere, stò medico della mutua mutuato alla macchina da scrivere influenzò profondamente gli Americani dell’inizio ‘900, al punto da essere idolatrato al latrato da un barbone di pregio quale Hank Bukowski , ...che dite cotiche.
Nel mentre, un discreto iconoclasta anticlericale,creativo e screanzato, poetico sovversivo, residuato di “educatori”gesuiti e Accademie Militari, cercava di farsi strada nel dorato mondo hollywooddiano al soldo di Alfredone Hitchcock. Ovviamont senza essere apprezzato. Strano…
Guardate che bel frikkettone

sabato 10 novembre 2012

ENTER THE VOID (2009) di Gaspar Noè


La psichedelia ed il cinema si sono incontrati tante volte. A partire dalla fine degli anni sessanta, tante pellicole hanno sfiorato l'argomento, alcune ci si sono immerse leggere nell'atmosfera, poche si sono immerse completamente. Una delle più significative e più famose in tal senso è The Trip del 1967 scritta da Jack Nicholson diretta da Roger Corman e interpretata da Peter Fonda (uscita in italia col titolo Il Serpente di Fuoco...sic...), dopo è avvenuta un invasione di film psichedelici che ci ha portati a  tutte le pellicole sperimentali degli anni 70  ed anche 80, sperimentazioni che si continuano a fare ancor oggi.
Tanti registi moderni impreziosiscono i loro film di riferimenti al viaggio della mente o meglio agli "alterati stati di coscienza", spesso legando al loro racconto tutte le implicazioni etiche, spirituali o di pura cultura dello sballo in essa presenti.
 Gaspar Noè nel 2009, con Enter The Void è riuscito a coronare il sogno personale  di un omaggio al cinema sperimentale psichedelico, alla subcultura che lo ha prodotto,alle filosofie esotico new age orientali che si è portata dietro e che raccontasse di un viaggio e di una personalissima visione della morte e di ciò che vi sarà dopo... Conoscendo il soggetto dietro la macchinadapresa già per il controverso Irreversible e per la fama da vero indemoniato che ha, mi sono lasciato condurre nel suo mondo....





Rimasti orfani in tenera età a causa di un terribile incidente automobilistico,  i fratelli  Oscar (Nathaniel Brown)  e Linda (l'incantevole Paz de la Huerta)  vengono separati. Una volta adulti ,Tokyo è la città del loro ricongiungimento, qui Oscar vive ormai da qualche tempo spacciando . E' una Capitale Nipponica sordida e fluorescentemente colorata, lisergica, lussuriosa, acida. Linda e la sua bellezza vengono risucchiate nelL'ambiente dei night e della prostituzione. Il rapporto fra i due è

sabato 6 ottobre 2012

IL CAVALIERE OSCURO: IL RITORNO (2012) di Christopher Nolan


Nella vita ci sono cose che ti prefiggi di fare in un determinato modo, ma gli eventi, il caso o la naturale tendenza di tutto all'entropia dettano loro legge . Guardate me, per esempio, mi ero ripromesso di non parlare del Cavaliere Oscuro il ritorno finchè non fosse stato dimenticato da tanti ,o almeno fino a che non avessi visto tutti i componenti della trilogia (mi manca giusto il Batman Begin primo della saga, ed ho amato il Cavaliere Oscuro ed il suo BrokebackJoker!! ).
 Avrei voluto descrivere in un'unica esaltante review la trilogia Nolaniana, primo grande colossal tripartito degli anni 10 del XXI secolo. Invece, complice un vecchio amico che non vedevo da mesi, un multisala che offre la visione a soli 2euri e50(!!!) (solo il lunedi) e il fatto che sia passato ormai un mese dalla sua uscita ufficiale, decido altrimenti.
Fila F, posto 10, popcorn, limonata ... Che lo spettacolo abbia inizio!!!.



 Sono passati 8 anni dalle vicende raccontate nel capitolo precedente. Batman (Christian Bale con maschera) ha fatto ricadere su di se le responsabilità dell'incidente ad Harvey Dent (che l'opinione pubblica crede morto, ma che è diventato , impazzendo, il temibile e deturpato DueFacce), venendo percepito di fatto come un criminale e sparendo dalla circolazione.
Bruce Wayne (Christian Bale senza maschera) è depresso di brutto, si piange addosso , è abulico e pure un pò zoppo. Il batsegnale è vecchio e polveroso ed il Commissario Jim Gordon (Gary Oldman)non è da meno.
Gotham  non ha più il suo eroe,

martedì 2 ottobre 2012

LA PATATA BOLLENTE (1980) di Steno


Se dovessi fare una classifica degli attori più sottovalutati della comicità cinematografica Italiana penso che Renato Pozzetto salirebbe sul podio. Tra i suoi film  è noto e stracitato Un ragazzo di Campagna (1984), non un film eccelso, a parte qualche sketch ben riuscito e qualche battuta divertente, ma che ad ogni passaggio televisivo fa degli ottimi ascolti.
A ben vedere, la filmografia di questo attore è costellata di piccoli gioielli della comicità surreale e naif e da collaborazioni con registi e attori di tutto rispetto.
Gioiellino nascosto nei recessi della memoria (ma non troppo,visto che viene riproposto frequentemente in Tv) , ma di urgente attualità è LA PATATA BOLLENTE del 1980 (anche se tanti ,wikipedia compreso, lo accreditano al 1979) ,alla regia c'è Steno.

 Bernardo Mambelli detto il Gandi (Renato Pozzetto), ex pugile, operaio in una fabbrica di vernici è  Comunista dalla testa ai piedi, iscritto al Partito e rappresentante sindacale. Carismatico e forzuto è un punto di riferimento per i suoi compagni operai. E' fidanzato con la bella Maria (Edwige Fenech) impiegata alla mensa della fabbrica. Una sera un gruppo di fascisti malmena davanti ad una libreria "alternativa" Claudio (Massimo Ranieri), l'intervento del Gandi, a suon di cazzotti, li mette  in fuga. Vedendo in difficoltà il giovane, che non sa dove andare a rifugiarsi, il nostro decide di ospitarlo a casa sua. Qui scopre che Claudio è omosessuale. Impaurito di ciò che i suoi compagni e colleghi, i vicini e la fidanzata potrebbero pensare di lui se scoprissero la cosa, decide di nasconderlo,