giovedì 21 agosto 2014

MAN OF TAI CHI (2013) di Keanu Reeves


Ciè che ci sono attori feticcio e attori fantocci. Lo si sa; e parvimi che ne abbiamo già parolato (il link non ce lo metto, che abbiamo bisogno, al puro scopo ricreativo smargiasso, di addavenire alle Cientomilla visite. Indi frugate).
Ma poi le Icone. Quelle rappresentative d'Epoche, Generi, Stili e Momenti. Quelle checcome le vedi fai: Ehilà, SiSi, Ecco! Vààcche-roba. Come anche gli attor Icani, che è un altro bel gruppone pasciuto; quasi pastafariano.

Equi che abbiamo? Ne abbiamo? Quest'anno si . Quando uscì questo film no, dice che era di drago.
Maccomunque si diceva delle icone, e io intendevo profiquamente in sol questo caso artistico di icone del desktop, eh già. Figurette sempre uguali a sè stante, fisse, utili alla bisogna e solo al quando, che ti occupano il loro posto al monitor senza dare troppo fastidio, umilmente delimitate ed onestamente collocate di ambito e ruolo. Non un "Cestino" o un "Avg" o un "Torrent" o un "Thor" -che io non ne ho, parlo solo per sentito dire, s'incanadesi bene- ma nemmeno un Windows Internet Explorer additato a sputi se te lo trovano. Insomma, fatevelo voi l'esempio esemplificativo calzato, che io devo arrivare a parlare del regista esordiente.
Io a lui sono molto legato coll'affetto perchè è il primo fattOne che ho intelleggiuto sullo schermo in piena, epica, disinvoltissima interpretazione accanto all'ammmiconissimo Fiume Phoenix parlandone-da-vivo, in quel capolavoro che fu I Love you to death dell'Anno di Grazia 'Novanta, dove si fregiava di un'uscita di scena molto tanto più che antologica:


Bellissimo.
C'è anche poi quella bella volta che fui fermato

sabato 26 luglio 2014

AMORE TOSSICO (1983) di Claudio Caligari


La prima volta che sentii parlare di Amore Tossico, gli anni 90 erano nel loro pieno, mi trovavo a casa del Taurus...come "chi è?". Egli è il più grande collezionista che abbia mai conosciuto. Colleziona Fumetti, Vhs Vinili, Dvd.. Posso considerarlo un maestro ed un ispiratore,è colui che mi ha iniziato al magico mondo della Cinematografia Patologica. Inoltre, per ragioni anagrafiche,  ha vissuto a pieno ed in prima persona gli anni raccontati in Amore Tossico, in un turbine di Rock n roll e sostanze psicotrope che lo hanno portato ad un passo da pericolose dipendenze.....
 Ricordo come fosse ieri, quanto si lamentasse del fatto che non esistessero, in quella fine di millennio, copie integrali della pellicola in esame, e che quelle poche erano registrazioni effettuate in chissà quale astruso orario della notte fonda, di qualche anno imprecisato, di chissà quale Tv privata, tagliuzzata e censure perfino dei buchi nelle braccia dei protagonisti.
Fierissimo mi diceva di essere venuto in possesso di una copia integrale in Vhs.Non ricordo se fosse edita da A.Forni (noto e mitologico editore che in quegli anni recuperava e restaurava capolavori ormai dimenticati del cinema Bis italiano...) o della Avo Film, so solo che la tirò fuori dalla sua custodia come un tesoro, la fece ingurgitare al suo Magico Videoregistratore (una bestia a 8 testine, in grado di leggere Pal, Secam e pure le videocassette d'importazione Giapponesi e Honkonghesi), da quel momento in poi per me è diventato La Pellicola definitiva sul mondo della Droga! .. Trainspotting levati !,  anche tu Gaspar Noè, circolare ! qui si parla di mitopoiesi.

"..ndo' s'annamo a spertuzzà a venazza?..."

sabato 21 giugno 2014

Le MiniRece : LO HOBBIT - LA DESOLAZIONE DI SMAUG (2013) DI Peter Jackson.

Il Giocher, si sa, è un vorace lettore.
Uno di quei lettori che si fanno fuori due novelle in tre riprese, a colazione legge Saggi ed a cena, per stare leggero,sfoglia Trattati di Esoterica del mago Alistair.
La saga del RRRoboante Tolkien se l'è più volte polverizzata a partire dalla preadolescenza  (mentre il vostro Amichevole Primario di Quartiere è sempre rimasto piuttosto freddino rispetto a tutto sto polpettone assolutizzante e Fantasy) uscendo completamente di testa  quando, ormai più di dieci anni fa, si è iniziato a parlare della versione filmica del Signore degli Anelli. Hanno quindi deciso di Filmizzare Lo Hobbit, fino ad arrivare a LO HOBBIT - LA DESOLAZIONE DI SMAUG
Insomma, quando è troppo è troppo, quando si insiste a far figliare la gallina dalle uova d'oro senza un costrutto anche il fan più accanito si fa girare gli Zebedei ....
Mancavano pochi giorni allo scorso Natale, e con un breve e telegrafico messaggio apprendo tutto il disappunto nel mio collerico socio, ma sentiamo i come e i perché dalla viva ed esagitata voce del nostro:


#LOBBIT : la desolazione di Smadonnamenti
Siano ringraziati Hoffmann e Dioniso, chi solitamente legge qui sopra, certe pellicole manco le considera.....Ma alcuni di voi, rei del proprio nerdismo insito concupiscente, invece SI. 
A coloro mi rivolgo.

Pensavate di aver evaQquato a spruzzo già con strenuo livore al primo capitolo della saga di "C'ho l'mutuHobbit" ?
QUANTO CI SI ERA SBAGLIATI....
Iersera, fortunatamente con gli occhialetti anni '50 che m'han protetto dagli spruzzi, in fila centrale posto centrale di una negletta salonatreddi SEMIVUOTA sono stato ad ingoiare feci per 2h e 40.
Gente che si è alzata e andata a metà, gente che ha sfanculato ai titoli di coda, gente che sfanculava durante.
Un'ecatombe di minchiate, lentine colorate, pezzi a caso, dialoghi peggio,e sequenze di combattimento meno realistiche che in un Loony Toons.


FUGGITE, SCIOCCHI!

E se proprio, da completisti Gechsoniani, dribblerete pervicaci i miei moniti e ve lo vorrete guardare, ricordatevi che la colpa principale della resa a favoletta minchietta di una favola per bambini espansa in teoria in epica, è tutta di questa cicciona bastarda qui. Una volta gettati i vostri soldi ,almeno saprete con chi predervela.





13 dicembre 2013 alle ore 12.25
GiocherG

venerdì 20 giugno 2014

Le MiniRece: UP (2009) di Pete Docter e Bob Peterson

Qualche mese fa il socio Giocher era alle prese con un trasloco apocalittico. E' in queste fasi della vita che i Corridoi di Cinematografia Patologica diventano refugium per sperimentazioni visive. Attraverso quelle mattonelle asettiche odoranti di cloroformio vengono esauditi i desideri visionari più sopiti. UP è un lungometraggio animato della DisneyPixar del 2009, che si era tenuto in serbo per un momento come questo, un passaggio ad altro ambiente, uno di quei momenti in cui il bambino interiore abbisogna del suo momento unico e speciale.
 A volte però le troppe aspettative vengono mal ripagate, vediamo, brevemente e nel solito stile dissacrante, verboso, ermetico e caustico del nostro Giullare di Reparto, come:

#SU. Dopo 5 anni.



Avendo un buco volontario e ben argomentato nella Premiata Produzione Animata Disneypixar, e poi anche più scazzo che peli sul petto, l'altro giorno, io e un'altra ignorante, abbiamo voluto vederci per la prima volta quel gran ben promosso e passaparolato filmino di UP del 2007.

Bello.
il Corto Pixar dei primi 10 minuti sprecato ai cessi come incipit di qualcosa di completamente arraffazzonato.

Idiota, criminalmente lacunoso e stupidamente cercato di far assomigliare ad una dimensione favolistica ed onirica di cui solo lo Studio Ghibli può capire e narrare decentemente gli sprazzi.
Dato alle fiamme appena passata la prima metà, skippato fino al finale ancora aggrappati alla speranza che fosse tutto un sogno da semolino avariato partito dal momento della Notteprimaellosfratto.
A vanvera.

#MAQUANDOMADOVE
13 febbraio 2014 alle ore 11.11



Giocher

martedì 17 giugno 2014

Le MiniRece: X-MEN- GIORNI DI UN FUTURO PASSATO (2014) di Brian Singer

Battezziamo oggi una nuova rubrica.
Una sorta di esperimento che coniuga l'esperienza del MicroBlogging sulla pagina FaceBook "Le Pellicole del DottorMassis" (da sempre legata al Blog di cinema che non ti aspetti) con quella più approfondita e ragionata dei nostri Corridoi. La frenesia, il poco tempo, i mille impegni della vita hanno contratto il numero di post e con esso le occasioni di approfondire  e raccontare noi stessi attraverso i Film. Negli ultimi tempi maggiore e più produttiva è stata l'attività sulla pagina nel Network Sociale, in una sorta di stream of consciousness breve in cui, spesso dopo aver visto un film o una serie, il vostro Amichevole Primario di Quartiere DottorMassis ed il suo socio Giocher commentavano ,a volte lapidariamente altre poco più approfonditamente, opere d'ingegno cinematografico di varia natura. Nascono così le Minirece, brevi e, speriamo, esaurienti recensioni che la frenesia non ha voluto fossero grandi recensioni!

Spiegati gli intenti, partiamo con l'ultima, in ordine temporale, fatica visiva a cui è corrisposta una breve fatica scrittoria su l'ultimo capitolo della saga degli X-Men di Brian Singer: DAYS OF  FUTURE PAST.


Ebbene Si, dopo anni di inedia e poltronite acuta, smosso il nostro sacrosanto posteriore dal divano verde vomito, ci siamo recati allo Cinematografo per la visione (accompagnata da Popcorn e Seven Up) del nuovo film sui mutanti tanto amati (rigorosamente no-3D).
Brian Singer torna alla guida e il suo tocco si vede e si sente.
Non è uno che indugia troppo sulle scazzottate il buon Brian, anche se dobbiamo dire, da fan assatanati, che avremmo voluto vedere qualche scontro mutanti / sentinelle in più. Ok, nella linea narrativa futura (dove si è visto Alfiere Blink!..finalmente!) gli scontri ci sono e sono pure belli, però , visto che siamo amanti di vecchia data non solo dei film ma anche dei fumetti, qualche combattimento in più con le Sentinelle modello 1.0 lo avremmo voluto.
I robottoni prima versione sembravano così belli nel loro sgargiante violetto che ci avremmo visto bene il buon Wolvie a smontarli pezzo per pezzo con i suoi artiglioni (anche se nel 1973 gli artigli erano ancora ossei). A proposito: ormai abbiamo uno Hugh Jackman completamente Wolverinizzato, spettacolare nella versione attempato/giovinescavezzacollo, una compenetrazione nel personaggio che ha eguali solo dalle parti di Robert Downey "Iron Man" Junior. Buono anche lo sforzo di collegare gli altri film della saga a questo episodio, in pieno stile Marvel continuity. Come al solito molto acconcio ilgiovine Xavier interpretato da James McAvoy, ho apprezzato soprattutto il parallelismo, mica tanto sottile, fra il siero, che gli riconferisce l'uso delle gambe ma lo priva dei poteri telepatici e della voglia di lottare, e l'Eroina, anche nella nostra realtà, tanto (troppo) diffusa negli anni 70.
Ho visto il film con uno spettatore completamente digiuno di fumetti che mi ha detto di aver seguito e capito tranquillamente tutta la storia e i collegamenti, questo è un pregio della versione cinematografica degli X-men, perchè uno dei difetti maggiori del fumetto, se non lo segui con certa assiduità, è che finisci per perderti nei mille rivoli della continuity Marvel, mentre al cinema, e in particolare in questo film, questo non avviene quasi mai. Certo non siamo ai livelli di Xmen First Class, che risulta essere un film più completo, con un sense of wonder più profondamente stimolato, senz'altro, dalla curiosità di voler vedere l'interpretazione dato della giovinezza di Xavier e Magneto, degli azzeccati coprotagonisti mutanti scelti, delle modalità del loro utilizzo. In Days of future Past si è voluta la quadratura del cerchio, si è osata qualche cazzatina di troppo (circondare la CasaBianca con uno stadio? andiamo, ci si aspetta molto meglio dal signore del Magnetismo interpretato da Fassbender...), si è introdotto il concetto di paradosso temporale (argomento sempre caro alla fantascienza), si è dato il La al prossimo capitolo, dove verrà introdotto uno dei nemici più acclamati e amati/odiati : En Sabah Nur in arteApocalisse!!! Già ci tremano i Baffi!

DottorMassis

Riprodotto integralmente da:

giovedì 12 giugno 2014

KRIMINAL (1966) DI Umberto Lenzi


Sarà che Cagliari si candida a divenire Capitale della cultura europea per il 2015 (veramente!), sarà che il capoluogo sardo ha sempre avuto uno stretto legame col fumetto e col cinema, sarà che non è cosa di tutti i giorni poter vedere proiettato in sala un cinefumetto degli anni 60, sarà quel che sarà ma presso la Cineteca Umanitaria Sarda di Viale Trieste 118 c'è una rassegna  denominata "Cinema e Fumetto 2014".
 Nulla di strano o particolare, se  nel programma della rassegna non comparisse un film succosissimo, acconcissimo ai Corridoi della rediviva e resuscitata Cinematografia Patologica, risonante e retrò, in questi tempi di Cinefumetto ipertecnologico: parliamo del gioiellino KRIMINAL del 1966 diretto da quel monumento nazionale di Umberto Lenzi. Un vero e proprio Cult (o Kult?) della cinematografia e del fumetto mondiale   Poteva il vostro amichevole Primario di quartiere mancare ad un appuntamento così gustoso? No che non poteva,

venerdì 31 gennaio 2014

JOAQUIN PHOENIX: IO SONO QUI (I'm Still Here) (2010) di Casey Affleck

Se la nuova turpitudine del Giocher è il cinema Indiano, in tutto il suo panjabico, strabico e ipernaive universo parallelo, (a tal proposito: si attende ormai esausti la IV parte del pluripremiato Wanted - ecco i link alla i , ii e iii parte-...), la mia turpitudine assoluta e novella sono i Mockumentary. Già nello scorso anno parlai del Moviementario del maestro Herzog (qui) , esperimento fantascientifico di indubbio valore, oggi parliamo di un esperimento curioso e totalizzante, quello dell'attore Joaquin Phoenix diretto dal regista/attore Casey Affleck (fratello maggiore del sopravvalutato Ben)..



All'età di 35 anni Joaquin Phoenix , all'apice della sua carriera d'attore, annuncia di voler abbandonare le scene per lanciarsi a capofitto in quella di Rapper con lo pseudonimo J.P. I media e l'opinione pubblica, tra l'incredulo ed il perculante, si gettano come pescecani sull'incrisatissimo Phoenix, di fatto, facendo poltiglia della sua immagine pubblica, sempre più barbuta e nevrotica. La sua ospitata al Late Night Show di David Letterman è il punto più basso del baratro in cui si sta ficcando.

lunedì 25 novembre 2013

DICK TRACY (1990) di Warren Beatty


Nel buio spento,bagliori cromati di tinta acrilica ben temperata. Così si sceglie di riprendere il giro visite del reparto di Patologia Cinematofila, latitato oltre il lecito ed i propositi con la massima nonchalance.
Ad attendermi nell'ingresso di linoleum impolverato d'assenza, una tagliola da orsi di quelle medioevali quanto rugginose e fetenti: la recensione di un cinefumetto oltre il definitivo, il capisaldo, l'inarrivabile, l'oltraggioso destino. Questa.
 Che, una volta terminata, prende la Nota Astina della Qualità di un giudizio analitico non professionale su di un filmetto, la infila in un vettore Soyuz e la spara decisa nel perielio di Titano. Mantenendone comunque la valicabilità esclusivamente in fosbury. Rincorsa a 4 metri e scarpini di telaccia. Tre tentativi e fuori. Da qui da noi.
Maiomidomandoechiedosesipossalasfiga.
Presomela a coppini con medesimo stesso abbondatemente, prima che il Primario Dottor Massis possa mettere i guantini di lattice sulla mia scarna carcassa col buonumore paterno scanzonatissimo che lo contraddistingue, in questo eroico periodo in cui stà smettendo PER LA TERZA VOLTA di fumare; dopo aver infierito su di uno spigolo portante dell'edificio in granito addove son locati i nostri uffici col pube, rimarcandomi a voce alta la piena responsabilità del temporeggio indeciso e distratto che mi ha avviluppato, in questo fine anno volto alla rincorsa del fatturato al sesto zero; mi reco indolenteinzito in una landa retròrica e storica vagamente onirica, infantile, pittata a pennello vero su matte in acetilene. Uno sgabuzzino accogliente tappezzato di archetipi derivanti e derivativi in numero vasto quanto le luci di una città:

Tipo

sabato 14 settembre 2013

L'ARBITRO (2013) di Paolo Zucca


(Anteprima dalla morgue) 

Ero lilì per capoversare il seguente commentario con uno dei miei soliti, introduttivistici, allucinanti pipponi; vertendo di Epica, Mitopoiesi nella creazione audiovisiva, gli archetipi visuali della cineproduzione italiana dal'1900 ad oggi, MostriSacri sulle cui spalle tutti poggiano i piedini ed ulteriori eccetera.
Scancellandomi come poche volte mi trovo a fare - nel senso proprio di sbattermi un manufatto ad ante battenti di ghisa sul muso, da solo - sono rimasto chiuso fuori dal mio stesso incipit, in piena luce impietosa nell'occhio di bue' dell'ignoranza. Fondamentalmente inutile, che stessi a fare fin da subito il saputo, imparato e magnileggente.
Ero del tutto all'oscuro dell'uscita di questo film, fin quando una Signora Amabile con Brio s'è brigata di sollevare la questione della nuova fatica interpretativa del Padre della Prole di Laetitia Casta, uomo dal multiforme indegno, ingombrante profilo artistico; uno dei più vituperatamente discussi della Nazione. Sicchè sono Accorso .Saranno state le due settimane fa,tre,tò..
Ero sinceramente digiuno del tutto sulla produzione cortometraggica del regista, validissima e gigapremiata oltrechè molto considerata negli ambienti che ne sanno, di cui questo film costituisce l'esordio nelle sale della grande distribuzione.
Ero e permarrò sempre, una brada capra in materia di fede calcistica, calci, calzettoni, sterrati di periferia di terza categoria, sfere di poligoni messi insieme a mano da gioventù subcontinentale.
Ero estraneo alle produzioni italiane sorbite in sala da un Bé l pezzo.

sabato 10 agosto 2013

DJANGO 2 : IL GRANDE RITORNO (1987) di Ted Archer


L'aria è sempre più rovente, ma grazie ai prodigi della scienza condizionata, dai corridoi di Cinematografia Patologica resistiamo, quindi giammai desistiamo dall'intento di portare avanti la rubrica: "Tutti i Djanghi...". Se ricordate, il tutto nacque sull'onda del successo del Django Unchained, unico vero campione d'incassi del 2013. Abbiamo trattato il capolavoro di Corbucci del 1966, ed ora? Facciamo un salto temporale di ben 20 anni, tanto i fans dell'originale ed unico Djangoooo ebbero d'aspettare per vedere il sequel ufficiale, pentendosi di ciò che desiderarono, poveri illusi, dopo appena pochi minuti di visione...
Come ci ricorda un incipit nostalgico e inutilmente simbolico, sono passati vent'anni e Django (Franco Nero l'unico e inimitabile) ha deciso di farsi prete e di trasferirsi in un convento in Colombia, in pratica spacca legna e prega, in un'auto-imposta clausura: adesso si fa chiamare padre Ignacio (sic!).
 Dal passato spunta però una bella topa,

giovedì 25 luglio 2013

IL MUCCHIO SELVAGGIO (1969) di Sam Peckinpah




D'estate c'è quel caldo che, traspirando dal cemento, diviene sudore che imperla la fronte, le ascelle, anche gli occhi ,tutto. Semisvenuto in un ambiente casalingo dove, già poco lontano dall'orizzonte, si formano i primi miraggi: cosa c'è di più acconcio di un bel film western? Risalgono a galla i ricordi dell'infanzia e preadolescenza, quando le reti private sparavano western a raffica, classici e non, ad allietare i pomeriggi a 40 gradi all'ombra, sopra il divano, sudato anche lui, un pò a russare, un pò a scacciare mosche dalle dita dei piedi. L'estate e i film Western, un connubio inscindibile, fatto di semi d'anguria e qualche birra sul tavolino, brutti ceffi, sigari, sudore e polvere da sparo. Così è, in questo climaticamente infernale fin di Luglio (almeno qua, ne la isla del Sol), che cerco refrigerio da un regista che sempre amai, che mai deluse, nemmeno nei film più controversi (quasi sempre quelli con le Major, come al solito..).
E' tempo de: IL MUCCHIO SELVAGGIO (The Wild Bunch) di Sam Peckinpah.

(vi vedo la, che ridacchiate in ultima fila..nonostante il titolo possa fraintendersi,non si tratta di un porno..quello si chiama Mucchio Selvaggio ,senza "Il", ed è del regista Matteo Swaitz, così magari i cultori se lo recuperato...)




Texas. Confine tra US e Messico. L'inafferrabile Pitch Bishop

martedì 16 luglio 2013

WANTED (2009) di Prabhu Deva [3-4]


ECCE OMO

Dite la nuda e cruda verità.....più nuda e cruda di LUI qui sopra: quanto tempo è passato dall'ultima volta che avete visto un film che va in crescendo rossiniano nel finale? Una pellicola prodotta nell'ultimo, chessò decennio, almeno, che non svacchi schifa sgonfia sull'epilogo; che promette e seduce per idee, ambientazioni e storie per la durata di una farfalla data alle fiamme dal solleone nel mezzogiorno della sua esistenza, eppoi invece s'accascia, spompata dal down di botta del suo sceneggiatore tossico ed in sciopero creativo prolungato, appena dribblata la trequarti. Quante, quante opere vi hanno imbizzarrito per l'arraffazzonata conclusione a scapito di logica, dialoghi, ritmo?
La maggioranza, ne sono consapevole.  Un mucchio.
E' un fattore di decadenza culturale, di abbassamento della durata della soglia di attenzione media. Del multitasking imperante, delle multinazionali delle reclame. Del Drive In e del Bagaglino. Di Michael Bay (che cazzo c'entrino quest'ultimi, chiedetelo ai citati: ce l'hanno TUTTI. SEMPRE. Con loro....)
Si dà invece il caso che nella factory della Settima Arte situata nel Sub Continente Indiano, che proprio in questi giorni celebra i cent'anni di attività frenetica, codeste scostumanze occidentali non ce l'abbiano. Vuoi per tema del pubblico particolarmente sanguigno, che è un attimo che, deluso o addirittura annoiato, ti parta con una carneficina interrazzialreligiosa da morti ammucchiati agl'angoli delle strade; vuoi per vigoroso ossequio alle regole del cinema di un tempo più Fausto (ma anche Tommaso, Ruggero o Pino, per carità); vuoi per un fattore meramente antistatistico e stòcastico (trad: puro culo) che mi ha offerto incredibilmente la visione si, di un'inezia di quel ponderosissimo catalogo, ma tutta caratterizzata da uno sviluppo come Brahmacomanda della struttura narrativa, con tutti i pezzi montati (si fa per dire) al loro posto e poi spremuti ed intrecciati saldamente per estrarre il succo della faccenda finale.
Ecco qui, per molti ma non per tutti, per chi l'ha visto e per chi non c'era, per tutti coloro che non si sono persi d'animo di fronte a post con qualche minuto d'attenzione da dedicarvi in più, rispetto ad un cinguettio da dislessici dissociati disimparati dealfabetizzati, il gustoso guiderdone per la fiducia e l'entusiasmo dimostrato.
E già lo so che serpeggia persin tra i fans più sfegatati il dubbio legittimo di che fine abbia fatto il film  Action/Gangster/Pulp/Poliziesco che posters e presentazione promettevano, dopo aver sopportato più di un'ora di bagatelle tra fidanzati, trip glassati e timide promesse di violenza davvero convinta. Ne sono assolutamente consapevole.
Proprio per questo ho appositamente lasciato la locandina originale di lancio, il cartonatone gigante che appariva ovunque la sera della premiere, per ultima, tra le disponibili usate per l'intestazione, in omaggio alla linea narrativa della pellicolona epica, che da ora fino in fondo vi travolgerà come un maglio da demolizione per twistate vigliacche, shoccanti rivelazioni e l'abbandono completo di ogni briciolo di romanticheria zuccherosa latente. Finalmente.

domenica 14 luglio 2013

THE HAUNTED WORLD OF EL SUPERBEASTO (2009) di Rob Zombie

 
Ecco che come al solito, il socio Giocher, ci ha messo nei guai... Dovendo intervenire a tappare il buco nero lasciato dall'attesissima terza parte di Wanted, eccomi qua, con il solito ed annoso compito di rompere l'armonia dell'universo. La situazione è imbarazzante.... Come fare da corollario alla coloratissima e tripartita review che ha inaugurato la sezione Bollywood, Bollywood, con Wanted? Come eguagliare in protervia, sdilinguimento e superfantastica ironia il socio Giocher? Forse è impossibile. Ma noi ci lasciamo guidare dentro l'animazione, per tornare bambini guardando Cartoni per Adulti (un pò schizofrenico nevvero?), viaggiamo nel colorato mondo di MonsterLand guidati da Rob Zombie in persona. Affianchiamo el Superbeasto nella sua discesa agli inferi e che il GrandeBosone ce la mandi buona!!....
 

El SuperBeasto è un ex Superstar della LuchaLibre che vive una vita erotomaniaca potendosi ancora sostentare con bieche pubblicità e goduriosi provini per film porno, di cui è regista ed attore. Ha anche una sorella el Superbeasto dalla maschera perenne, ma non una comune, lui ha Sandy-X (doppiata dall'incantevole signora Sheri Moon Zombie) una gnoccolona bionda superagente segreto, benda sull'occhio alla Nick Fury, culo d'acciaio, generalmente alle prese con Nazi-Zombie, (delle volte Werewolf Nazi Zombie) unico baluardo contro il ritorno del Terzo Reich Zombesco ai giorni nostri che nemmeno Capitan America col Teschio Rosso..

lunedì 24 giugno 2013

WANTED (2009) di Prabhu Deva [2-4]



 Benritrovatissimi al secondo segmento narrativo di questo viaggione nell'epica ipercinetica di un mondo cinematografico ALTRO come pochi possono essere. Foriero non solo di smargiassate registiche, costumanze scostumate e momenti mori ad un certo modo anche occidentale di imbastire trame e mettere su digitale personaggi incresciosi, ma soprattutto di squisita inconsapevolezza di mezzi espressivi, drammatici nel comico  e scompiscianti nel tragico, di accostamenti d'abbigliamento rivoluzionari del pranzo in panza.
Si può però davvero pretendere di relegare nella semplice inadeguatezza cognitiva dei fabbricanti, un segmento così prepotente del broadcasting mondiale, che vanta appassionati in tutto il globo terracqueo, Italia compresa (senza far leva necessariamente sui numerosissimi nativi in diaspora) ? Qui folle deliranti si bevono le seghe di Twilight , Fast & Furios, American Pie o serie televisive/reality destinate ad un targeting dichiaratamente stazionante un quattro gradini al di sotto della nicchia evolutiva Sapiens ... e vogliamo essere proprio noi a giudicare? 
Si legga, ad esempio, la review fatta all'epoca del lancio, dall'autorevole Times of India.( Per in non anglofoni riassumo informando che il film viene presentato e categorizzato perfettamente in un filone "datato" di due decenni rispetto al gusto attuale Bollywoddiano. In pratica: un'operazione di riesumazione di uno stile action macho alla "Jimmy Bobo"  & Co.  ANNI PRIMA di quest'ultimi. Con il medesimo successo di pubblico e critica.)
Ma ciancio alle bande, come direbbe il Dotto.EhiOohh!
Belli freschi ed atticciati, appizzati e atterriti, eccovi, sempre a passo praticamente e bollywoddianamente uno, sessanta ulteriori minuti di WANTED!!

martedì 11 giugno 2013

WANTED (2009) di Prabhu Deva [1-4]


Da qualche tempo ho una nuova turpitudine. Chi può sapere se derivi dalla contaminazione continua cui sono sottoposto nel bivaccare  in una realtà anagrafica che vede ufficialmente i casati Hindi superare quelli autoctoni; se attraverso i timpani il gloggottio, alieno a qualsiasi fonema cromosomicamente consono, sparso incessantemente per le strade, abbia riassettato quotidianamente i gangli neurali del gusto; se le mie froge siano state troppo a contatto occasionale con cipolle indiane mefitiche e curry strafritto nell'aglio, sballandomi la mitica Sospensione dell'Incredulità, o semplicemente se mi sia addentrato troppo spesso in luoghi del Blogverso dove assisto inorridito ed impotente ad elegie di qualsiasi nefandezza registica ed attoriale, scritte con la più entusiastica cruda ignoranza di mezzi e linguaggi. Chissà.
Sarà che la leviatanica landa cinematografica con sede a Mumbai, dai confini sterminati e gremita di prodotti quanto di persone il  paese, ha sempre operato su di me un fascino blasfemo, un richiamo mutuato dall'antichissima mitologia di quella incresciosa multicultura monociglio che brulica penzolando da 10.000 anni sotto il massiccio orografico più imponente della crosta terrestre.
I motivi saliranno a galla dal maelstrom mano a mano che ci addentreremo insieme e per la prima volta in questo universo bambino e vegliardo, insieme ingenuo e pudico quanto spregiudicatamente decadente di stravizi osceni reiterati nelle ere. Per farlo, ho dovuto prima impratichirmi sul campo di generi e realizzazioni, sciacquar panni in Gange, distinguere di decenni produttivi e filoni etnici, discernere su graduatorie alfabetiche impensate, superare trincee ampie e profonde scavate dal gusto occidentale, l'ottica paneuropea, dal palato viziato e selettivo comunemente detto Sciccoso e Radicale dai tamarri.
Si: ho preso il vizio del Cinema di Bollywood.
E' cominciato tutto a piccole, spassosisime dosi, come sempre. Sbellicanti spezzoni, trailer ODDIOMACHEE''?!?, paradossali mimiche arciconvinte, notizie fantasiose ammantate di cruda realtà, cifre scandalose di produzioni e odience, interpeti maschili di greve ed affranta bruttezza adorati come divinità, divinità femminili di somatica ultraterrena ad interpretare attrici. Sarebbe semplice paragonarne impatto e assunzione gustativi a quello che si ha con la gastronomia locale. Semplicistico e fuorviante: qui ci vuole molto più stomaco, e un palato calafatato con la ghisa. Ma non solo: è un esercizio intellettuale estraniante e generoso, un viaggio interplanetario e temporale, verso una meta stilistica e componitiva remota nel nostro futuro culturale ma in cui, inconsapevolmente, l'Occidente stà muovendo i primi passi.
Con all'attivo decine di ore di lungolunghissimimetraggi (la media si aggira nei 150 minuti a botta), autentici parchi a tema di sterminante caleidoscopica idiozia involontaria, trashumine elevato al cubo su vette inesplicabli di orrori estetici, sfondoni di sceneggiatura commensurabilmente pietosi, montaggi di pellicola gettata volontariemente attraverso un ventilatore, inquadrature ubertose nella loro leziosità involuta; ho deciso di mettere a parte i colleghi di Cinematografia Patologica dei miei orgiastici ottovolanti di visioni smandrappate, con una selezione esemplificativa di quello che al di qua del continente indiano è considerato il Bollywood Style.
Ammessa l'osticità del soggetto, non mi accontenterò di una vigliacca descrizione, magari allettante, per poi nascondermi in attesa che qualcuno abbia il coraggio e la charas bastante per sorbirsene la visione. Nossignore.